
Andrew Hyde non sa cosa sia il consumismo e neanche il capitalismo. Non è uno sfigato ma un ragazzo che ha preso al balzo la possibilità di vivere con pochissimi oggetti, appena 15. Oddio, ha aggiornato la lista portandola a 39 ma temporaneamente e solo per esigenze di clima a causa dei suoi continui viaggi. Dunque, i suoi beni consistono in un paio di magliette, un paio di pantaloni, asciugamano, un maglione, un pc, occhiali da sole, uno zaino e qualche altra cosetta. Lo vedete in alto nella foto.
Scrive di sé:
Non ho un indirizzo fisso e un secondo paio di jeans. La mattina quando mi sveglio indosso solo quello che è pulito. Il mio pensiero finisce li.
Ma Andrew che mestiere fa? Che domanda ingenua! Il giramondo, è ovvio e viene invitato per conferenze e seminari in cui spiega del perché sia facile a fare a meno di tanti oggetti e da dove si inizia.
La pelliccia è un capo onnipresente ancora oggi in moltissime collezioni moda. Non solo, ma la moda usa anche tantissimi prodotti e materiali di derivazione animale e di cui se ne potrebbe fare a meno. Ecco che Yolaine de la Bigne fondatrice della rivista Neoplanete e Anna Neneman presidente dell’associazione la Chaîne du Coeur hanno organizzato la sfilata Paris sans Fourrure, ossia Parigi senza pelliccia. Nove modelle hanno sfilato per beneficenza ieri durante la giornata di chiusura della Settimana della moda parigina, dove sono state presentate le collezioni PE 2o12. Qui le foto della sfilata.
Cornice dell’evento l’Hôtel Fouquet’s Barrière albergo con tre certificazioni ambientali, e le collezioni presentate erano firmate dagli stilisti VJ Couture, Plich, Karim Bonnet e Franck Sorbier per i marchi Etam, Les Racines du Ciel, C&A e Spirit Hoods. Ci sono pellicce, ovviamente, ma sono finte a dimostrazione che se si vuole trovare un capo etico e rispettoso degli animali è possibile. Per la verità sarebbe meglio rinunciare del tutto alla pelliccia vera o falsa che sia.
Sotto le finte pellicce le modelle hanno indossato magliette con slogan divertenti per dimostrare che la causa animale non è affare che riguardi solo gli animalisti ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Pianeta.
Via | Neoplanete
Foto | Neoplanete Defile-Paris-sans-Fourrure-Credit-Photo-Anna-Nenneman La-Chaine-du-Coeur-5

Jessica Alba è una celeb. dal cuore bio. Negli Usa sopratutto tra i vip si sta diffondendo a macchia d’olio l’impegno verso la sostenibilità ambientale. Ma Jessica Alba supera l’impegno di Brad Pitt, Leo di Caprio o Julia Roberts tanto che ha messo su una piccola azienda The Honest Company che vende prodotti per l’infanzia: dai pannolini biodegradabili, ai detergenti bio, ai detersivi per il bucato.
L’attenzione verso questa gamma di prodotti è nata da quando Jessica Alba è diventata mamma e ha iniziato a comprendere la necessità di usare prodotti per l’igiene sia della persona sia della casa quanto più neutri e ecologici. Nella presentazione dei pannolini biodegradabili Jessica Alba mette in guardia se si sceglie di acquistare pannolini convenzionali: dall’uso di materie prime derivate da idrocarburi fino alla fine dei pannolini nell’inceneritore con la diffusione delle diossine.
I prodotti si acquistano on line e sono consegnati a casa, ovviamente negli Stati Uniti. Comunque la portata etica del progetto va ben oltre: infatti per ogni prodotto acquistato da The Honest Company devolve una parte della somma a baby2baby associazione che aiuta famiglie in difficoltà.
Via | marcelgreen
Poliestere riciclato di alta qualità. Questo il tessuto che Giorgio Armani ha voluto per confezionare l’abito da gran galà per Livia Giuggioli mostrato in tutta la sua scintillante bellezza sul Red Carpet ai Golden Globes 2012. Dunque Re Giorgio ha chiesto il Newlife di Filature Miroglio ottenuto dal riciclo di bottiglie di plastica. L’intera filiera, dalla materia alla produzione è italiana nonché certificata. Inoltre il processo di trasformazione del PET in tessuto è meccanico e non chimico.
Questa è la prima uscita per il 2012 per il Green Carpet Challenge, il progetto di Livia che vuole portare gli stilisti più famosi a progettare e produrre abiti ecologici. Obiettivo: dimostrare che anche l’industria pesante della Moda può e deve diventare sostenibile e attenta all’ambiente.
I gioielli indossati da Livia moglie di Colin Firth, sono della collezione Damiani azienda attenta all’eticità delle materie prime, appunto oro e pietre preziose. I due orecchini sono datati 1930 e dunque gioielli vintage, mentre l’anello è di Alberto Parada, gioielliere sostenibile.
Scrive Livia sul suo blog:
Questo è solo l’inizio. Quale altro grande stilista farà il prossimo passo sul Green Carpet Challenge? Non vi faremo aspettare troppo!

Ho letto questi 13 consigli sulla sicurezza stradale sull’ottimo BiciZen.
Per chi come me inforca spesso la bicicletta sono buone pratiche necessarie per garantirsi pedalate in città senza che si incappi in qualche incidente.
In ogni caso io aggiungerei un punto, ossia quando si pedala dopo il tramonto è necessario segnalare la propria presenza con luci adeguate e con la pettorina catarifrangente (d’altronde obbligatoria).

John Thackara ecologista e designer della resilienza (che ho intervistato qui) pubblica una lista di dieci testi che Mario Monti dovrebbe leggere per progettare una strategia di uscita dalla crisi economica. Ne scrive Debora Billi su Petrolio e aggiunge anche il boquet selezionato, tra cui Entropia, Picco del petrolio e filosofia di Ugo Bardi e Collapse di Jared Diamond.
L’argomento ci sta a cuore e anche la Tv sembra essersi accorta del fatto che non ci possa essere sviluppo e crescita in eterno. I 6 minuti dati a Luca Mercalli per esporre le teorie di Aurelio Peccei a Che tempo che fa su RaiTre sono stati emblematici.
Dunque scrive Thackara nel suo blog:
Il neo primo ministro italiano Mario Monti nel suo discorso prima di Natale al Senato ha usato per ben 28 volte la parola crescita e beh, zero volte la parola energia. Più di un tecnocrate il signor Monti è un teocrate. Ho trascorso le ultime due settimane con le letture di questa lista. Sono testi chje mettono in evidenza il rapporto tra crescita e energia. Questa lista dei compiti a casa fa parte del lavoro che presenterò a Philadelphia e ho pensato di dividerla con Mr. Monti e con voi.
Tchackara è innamorato dell’Italia e un anno fa circa mi disse che noi italiani abbiamo davvero l’opportunità di superare la crisi economica grazie alla conformazione del nostro territorio e delle nostre città, naturalmente predisposte verso la costituzione di piccole comunità solidali e autonome (nella foto in alto il borgo di Corciano in Umbria). Chissà se a Mario Monti interessa.
Foto | Flickr
Se il piatto diventa rosso non dovete mangiare il sushi perchè gli ingredienti che lo compongono sono contaminati e radioattivi. In realtà un piatto che misura la radioattività degli alimenti non esiste e quello che vedete nella foto non è che un’opera provocazione dell’artista tedesco Nils Ferber.
Piatto Fukushima per misurare le radiazioni degli alimenti
Il piatto Fukushima è in ceramica e circondato da tre cerchi di luci LED che si illuminano in base al livello di radioattività rilevato degli alimenti presenti. Ma è solo una provocazione che non è funzionante. Ma l’interesse suscitato è stato comunque enorme. Spiega l’artista:
Molte persone mi hanno contattato per chiedermi dove sarebbe stato possibile acquistare il piatto. Erano tutti entusiasti di questo prodotto e sembravano contenti del fatto che qualcuno avesse avuto questa idea. Ma ciò che mi preoccupa è che nessuno mi ha chiesto se il piatto funzioni davvero. Sembra che siamo pronti a comprare qualsiasi prodotto, senza fare domande sulla sua utilità o la sua funzione.
Uno strumento del genere, ossia un rilevatore di radioattività casalingo oggi è probabilmente irrealizzabile e non può comunque essere la risposta alla richiesta di sicurezza che emerge. Dunque, Ferber, invita a interrogarsi piuttosto su queste necessità e sulle risposte che oggi, rispetto alla sicurezza alimentare, alla protezione dalle radiazioni e al controllo dell’energia atomica siamo in grado di dare.
Via | NeoPlanete
Foto | Nils Ferber

Gli orsi polari non se la passano bene a causa del sempre maggiore fenomeno dello scioglimento dei ghiacci e più volte lo abbiamo raccontato. Oggi in atto c’è un progetto molto divertente e funzionale il Polar Bear Cam ossia web cam che osservano in loco gli orsi polari, quando naturalmente sono nei paraggi delle telecamere.
L’associazione che ha provveduto a installare le cam è la Polar Bears International che conta così non solo di monitorare da lontano ma nel loro habitat gli orsi polari, ma anche di coinvolgere e appassionare gli internettiani del Pianeta alla tutela dell’orso.
Barbara Nielsen responsabile della comuncazione per PBI dichiarato alla Envi:
Le persone che seguono le immagini registrate dalla web-cam sono colpite dalla bellezza degli orsi e del loro habitat. Molti hanno anche notato, oltretutto, che la maggior parte degli orsi sono sottopeso. Infatti, fino a pochi giorni fa, la neve sulla tundra era molto scarsa e nessuna copertura di ghiaccio era ancora apparsa nell’intera Hudson Bay impedendo di fatto agli orsi di spostarsi in luoghi dove potersi nutrire. Fino a solo trenta anni fa, il congelamento della baia avveniva tipicamente nella prima o seconda settimana di novembre. L’utilizzo della web-cam permette quindi di constatare con i propri occhi l’effetto del riscaldamento globale sull’Artico. Uno dei visitatori del nostro sito ci ha scritto di aver trovato “spezza cuore” le immagini degli orsi particolarmente dimagriti in attesa che si formi la calotta di ghiaccio necessaria alla loro migrazione verso zone più ricche di cibo. Il suo commento continua poi sottolineando come, proprio per le immagini così significative che trasmette, la web-cam sia uno strumento altamente persuasivo in tema di riscaldamento globale.
Via | Envi
Foto | Polarwebcam
Grande svolta di Andrea Rossi e Sergio Focardi con l‘E-Cat da 1 MW che da oggi è possibile prenotare via web.
Il prezzo dell’unità, ossia del reattore nucleare per la fusione a freddo, è di circa $ 2000/kW, è in vendita da oggi e sarà consegnato entro tre mesi dall’ordine dal 2012; la versione più grande domestica da 5kW – 10kW sarà disponibile dal 2013. I costi per il carburante, un po’ di nichel, sono definiti risibili .
Qui l’annuncio sul sito ECat.com. Dopo il salto un documentario che ripercorre la nascita dell’ECat
Continua a leggere: Fusione fredda, il reattore E-cat domestico in vendita sul web: lo comprereste?

Gianna Ferretti, su Trashfood mette un dito nella piaga delle buone iniziative legate a sviluppo sostenibile e tutela della salute che spesso nascondono contraddizioni altamente inquinanti. E’ il caso del progetto Frutta nelle scuole – Nutrirsi bene, un insegnamento di frutta voluto fortemente dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF). Il progetto è veramente importante e ampio: coinvolge 325 mila ragazzi di 1.700 scuole in 10 regioni italiane e in sostanza educa i nostri figli ad una sana alimentazione fatta con spuntini a base di frutta e ortaggi (nella foto in alto una confezione di finocchi).
Ma arrivano i primi dubbi sopratutto in merito all’elevata quantità di bustine di plastica usate per confezionare i frutti o le preparazioni. Non solo: invece di usare frutta locale e dunque a Km0 accade che in Trentino arrivino mele dall’Emilia Romagna. Scrive Ferretti:
Probabilmente questo è accaduto poichè “come buona parte dei progetti portati avanti a livello europeo, il progetto ha portato ad appalti per chi si è aggiudicato la commessa (il progetto è finanziato solo per la parte italiana con oltre 25 milioni di euro). Nel 2010, in seguito al bando di gara del Mipaf in cinque lotti, (1: Piemonte – Valle D’Aosta – Lombardia; 2: Bolzano – Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia – Emilia Romagna; 3: Liguria – Toscana – Umbria – Lazio – Sardegna; 4: Abruzzo – Molise – Campania – Marche; 5: Puglia – Basilicata – Sicilia – Calabria), due erano stati vinti dalla cooperativa Apofruit di Cesena.
Il progetto che è europeo però non ha funzionato bene neanche nel resto degli Stati membri. Nell’anno scolastico 09/10 su 90 milioni di euro di budget ne sono stati usati appena 33milioni di euro. Spiega Ferretti:
la prima ragione è che si tratta di un progetto co-finanziato: vuol dire che lo Stato, o le autorità locali, devono metterci una parte di risorse, e non tutti hanno reputato opportuno stanziare fondi sul progetto. In Germania, per esempio, solo 7 Lander (regioni) su 16 hanno partecipato. Ci sono stati anche problemi di natura burocratica: troppe pratiche amministrative richieste per accedere ai fondi. La Commissione ha già semplificato le procedure per gli anni successivi.