
Ai più potrà sembrare la solita “americanata” eppure la Greener gadget competition che declamerà il vincitore il 25 febbraio prossimo a New York, non è una sciocchezza ma un momento di confronto tra designer innamorati dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Non tragga, dunque, in inganno il richiamo ai gadget, perché in realtà ci si riferisce a soluzioni quotidiane che possono fare davvero la differenza se adottate su larga scala.
Ad esempio, uno dei progetti più votati è l’AUG, un sistema di tracciabilità della filiera agroalimentare che grazie a SMS, inviati all’utente che ne fa richiesta, fornisce la carta di identità di ogni prodotto. Il vantaggio? Conoscere realmente i prodotti a Km zero, l’identità del produttore, lo storico del prezzo di mercato. Al secondo posto, per ora e in base alle preferenze, si trova Automan500, un delizioso tavolino da salotto ricavato da un copertone; al terzo posto, invece, il Biocharger180 che consente, nel ricaricare i diversi device, di non sprecare energia inutilmente.
Tra i più curiosi, sicuramente Rocco, il cavalluccio a dondolo che immagazzina l’energia cinetica dei bambini… Comunque, per votare il progetto preferito, basta scorrere l’elenco e cliccare sull’icona “Vote”. Il mio preferito è TurbineLight, al momento all’ultimo posto e propone luci stradali autoalimentate da minieolico sollecitato dalle correnti che si creano al passaggio delle automobili (la foto è in alto).
L’Audi A3 TDI è stata eletta Green Car of The Year e per ora, secondo i nostri cugini di Autoblog, risulta la migliore tra tutte le vetture della categoria Luxury vendute in America, e la più ecologica grazie al suo motore di ultima generazione con valori di consumo ed emissioni molto ridotti.
Con questa pubblicità l’auto si annuncia come portatrice dei valori di una nuova era, dove la tutela dell’ambiente è legge. Bastasse un’auto ecologica! Che ne dite, vi piacerebbe essere multati per non aver gettato carta e plastica nell’apposito contenitore della raccolta differenziata?
Il video su è stato girato da RondoneRomano di 06blog e narra la strana vicenda di un gabbiano che bussa alla sua finestra nel centro di Roma. Bene, i gabbiani si sa sono uccelli che frequentano il mare, a volte le discariche ma non la Città eterna.
Sembra che a Roma la colonia di gabbiani sia piuttosto nutrita e scrive Rondone:
Sono anni che la colonia di gabbiani reali (Larus michahellis) cresce fra le tegole della capitale. Ora però i bianchi pennuti dal volo elegante e leggero non temono più di atterrare in mezzo a noi, e di cercare cibo direttamente “sotto casa”, invece di raggiungere le discariche, tanto la spazzatura è florida anche fra le vie e le piazze. Forse adesso gli Uccelli di Hitchcock cominciano ad essere più attendibili…
Ma come ci sono arrivati i Gabbiani all’ombra del Colosseo? Una spiegazione ci sarebbe e la narra sul suo blog Fulco Pratesi, che stando alle sue parole sarebbe colui che ha materialmente ha avviato l’urbanizzazione dei gabbiani a Roma:
Nell’autunno del 1971, un amico mi portò, in una scatola di scarpe, una femmina di gabbiano reale trovata ferita e priva di forze nel mare di Giannutri, ove da sempre esiste una nutrita colonia di questo grande uccello marino. Non sapendo cosa farne, la trasferii, col permesso del direttore, nella vasca delle otarie dello Zoo, ove visse a spese delle sardine che i guardiani davano a quei pinnipedi. Una primavera, però, la gabbiana invalida, dotata sicuramente di un certo fascino, attrasse un gabbiano maschio selvatico che passava da quelle parti. La coppia, inaspettatamente, si mise a nidificare sulle rocce di cemento, costruendosi un nido rudimentale con fazzolettini di carta, ovatta sporca e altri detriti, e alimentando i nidiacei con le piccole anatre che nascevano nell’adiacente laghetto. Successivamente, i loro figli continuarono a riprodursi in quel luogo (ricordo un nido costruito, incredibilmente, su un grande cedro, buttato giù da una tempesta primaverile) e, a poco a poco si diffusero, da veri “clandestini in città”, in tutto il centro storico. La prima avvisaglia del loro crescente insediamento mi venne nella primavera dell’84, quando degli operai addetti al restauro del tetto di Palazzo Braschi, avvisarono il WWF di aver trovato tra le tegole numerosi nidiacei di gabbiano ancora non atti al volo. Oggi, stando agli esperti, il numero delle coppie stabilmente presenti in città è di circa 300, anche se qualcuno sospetta che si avvicini al migliaio.
Per la serie Costumi di Carnevale ecologici ed economici, questo video in italiano di DeabyDay è un tutorial perfetto per un travestimento originale, facile e veloce, da realizzare riciclando ciò che si ha in casa. O meglio, in cucina. Riuscite ad indovinare da cosa state per travestirvi?
Dopo le dritte sui costumi di carnevale ecologici, la ricetta delle frappe e del sanguinaccio vegan, ecco una galleria di maschere riciclate o ecologiche a cui attingere a piene mani.
Ovviamente in alcuni casi si tratta di idee o spunti che possono in qualche maniera solleticare la creatività. La lana è sempre un buon alleato nei lavori di questo tipo e permette di creare dei passamontagna/maschere, chiamiamole così, piuttosto fantasiosi. Poi, c’è la classica soluzione di ritagliare gli occhi di qualche personaggio famoso dalla copertina di una rivista o riprendere vecchi cappelli o vecchie magliette e riciclarle.
Maschere di Carnevale ecologiche
Via | Oddee
Gordon Hempton è un ecologista che cerca nei suoni della natura la ragione per proteggere e preservare la bellezza della terra, o cerca il segno della natura nei pochi posti in cui è ancora possibile ascoltarla.
In The Soundtracker, Gordon Hempton spiega questa sua ricerca, cominciata nel 1984, quando nell’area di Washington si contavano 21 luoghi incontaminati in cui era possibile ascoltare distintamente la voce dalla natura, lontano dal traffico e dall’azione dell’uomo. Oggi ne rimangono soltanto tre, ma la questione non è relativa ai suoni quanto ai luoghi, che devono essere protetti, e registrarne le voci è solo un altro modo per dirlo. E voi, quante volte avete ascoltato la voce della natura?
via | newsweek

Arriva sul mercato italiano Re-board un cartone molto versatile e ovviamente riciclabile al 100%. E’ progettato per resistere alle intemperie, idrorepellente e anche isolante. Sarà il naturale sostituto di altri materiali come compensato o plexiglass in tutte quelle costruzioni mobili come stand, totem o scenografie. Tra l’altro il Re-board è stampabile fronte retro e si presta anche a essere modellato come sedia, divanetto o scrivania. In basso nella galleria un esempio dei suoi molteplici usi.
Ecco come lo descrive digitalblog:
l Re-board consiste in un assemblato a sandwich in fibre di legno a bassa densità, con un nucleo in cartone strutturato racchiuso tra due fogli di cartoncino bianco accoppiato con un sottilissimo film plastico interno, ideale per realizzare un prodotto leggero con una grandissima resistenza. Prima della lavorazione è perfettamente planare, permette un ottimo isolamento termico e protezione sia dall’ acqua (è idrorepellente) che dalle condizioni climatiche (sono stati effettuati test nel clima estremo della Scandinavia e, quando i bordi sono sigillati, si garantisce un anno di durata in esterno). Su richiesta si può applicare una lamina di alluminio che lo rende ignifugo (certificato classe2). Il Reboard con il suo nucleo brevettato è il perfetto materiale di costruzione , grazie all’ottima forza strutturale e grande stabilità.

La Direzione Generale dell’Educazione e della Cultura della Commissione Europea invita chiama i giovani a raccolta per la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione delle emissioni. Il progetto COOL si rivolge ai giovani e a tutti coloro che usano il web ed i video come mezzi di comunicazione preferiti: li useranno per proporre le proprie idee relativamente a stili di vita sostenibili, risparmio energetico, energie alternative.
Il concorso si rivolge a tutti i giovani fino a 30 anni, chiamati a proporre la propria idea sull’ambiente presentando un’opera ideata e realizzata con il videofonino, il filmato di uno spot, una photostory, uno slogan in formato audio.
I contenuti e le idee dovranno essere inviati al coordinatore italiano del progetto entro il 21 febbraio, così come riporta il bando scaricabile dal sito ufficiale del concorso, qui su Klima. Tra i premi ci sono buoni in denaro e la possibilità di vincere borse di studio. Se secondo voi esiste una ricetta per salvare l’ambiente, mettetevi all’opera!
Foto | Flickr
A vedere queste immagini ho provato un emozione fortissima e mi è venuto in mente il pezzo dei Crazy Town: Come my lady, come come my lady. …You’re my butterfly, sugar baby. Le farfalle sono degli animali magici che per la loro bellezza incantano. La prima foto mostra una farfalla dalle ali trasparenti la Greta Oto, che vive in Messico e in altre zone del Centro America.
Farfalle

Foto | Oddee
I rifiuti elettronici e i gioielli, apparentemente, non hanno niente in comune, ma se si guarda bene e si utilizza la fantasia, si scoprirà che i circuiti elettrici e le perline delle collane possono essere la stessa cosa, per non parlare del tessuto delle scarpe.
Gli accessori frutto di riciclo creativo a partire da materiali di e-waste, che potete ammirare nella vetrina virtuale della nostra gallery, hanno partecipato alla mostra Jewelry_cycle, dedicata all’upcycle dei rifiuti elettronici e fatta per sensibilizzare contro il ricambio sfrenato di oggetti tecnologici. Vi piacciono?
via | ecouterre