Logo Blogo

Idroelettrico

Mega progetto per sfruttare le maree del Tamigi per produrre energia: ma è un gioco che vale la candela?

pubblicato da Simone Muscas in: Informazione Internazionale Idroelettrico Sviluppo sostenibile

Tamigi a LondraHo letto con una certa curiosità la notizia dell’approvazione di un mega progetto infrastrutturale per Londra, ideato e proposto dal famoso architetto inglese Norman Foster, dove trova posto, fra le tante cose (nuovo aeroporto, nuova stazione ferroviaria, un porto e un raccordo stradale) anche la costruzione di una moderna centrale per lo sfruttamento delle maree nell’estuario del Tamigi, oltre ad un imperioso sistema di protezione dalle inondazioni. Il progetto totale ha un costo da paura: parliamo infatti di 50 miliardi di sterline, circa 58 miliardi di euro, ovvero cifra paragonabile a quella delle ultime manovre finanziarie dell’ultimo Governo Berlusconi.

L’avvenirismo del progetto è senza dubbio degno di apprezzamento considerando che si tratta di una barriera lunga ben 5 chilometri e larga 500 metri che avrebbe il compito non soltanto di controllare le piene del Tamigi, ma anche ottimizzare allo stesso tempo la produzione di una centrale che produrrebbe elettricità sfruttando le correnti di marea dell’estuario. Tuttavia, analizzando attentamente il progetto, ho avuto alcuni dubbi: la centrale infatti costerà circa 6 miliardi di euro, una cifra astronomica se prendiamo in considerazione la sua capacità di produzione elettrica, che, stando agli intenti progettuali sarebbe in grado di soddisfare la domanda elettrica di non più 76.000 famiglie.

Facendo quindi un po’ di conti approssimativi possiamo dire che se una famiglia consuma in media all’anno circa 3.500/4.000 kWh, la capacità di produzione dell’impianto non dovrebbe essere superiore a 250.000/300.000 MWh annui, insomma un po’ pochino se analizziamo l’intero quadro costi - benefici. Certo, è vero che la costruzione delle centrale a maree è soltanto il corollario di un progetto ben più ampio; nonostante ciò un dubbio è lecito porselo: vale davvero la pena investire così tanti soldi per una tecnologia ancora decisamente immatura e incapace di soddisfare grandi fabbisogni energetici?

Continua a leggere: Mega progetto per sfruttare le maree del Tamigi per produrre energia: ma è un gioco che vale la candela?

Sviluppo economico ed energia: il caso del Cile

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Informazione Sud America Idroelettrico

DigaLe questioni energetiche nel nostro Paese sono da tempo ancorate al discusso tema del nucleare, divenuto, alla luce dell’imminente referendum e degli incidenti giapponesi, di grande attualità. Eppure, occorre rimarcare come in questo vortice di discussioni, si stia probabilmente perdendo di vista il problema più importante ovvero quello della messa a punto di un vero piano energetico nazionale che possa trovare soluzioni sostenibili nel breve-lungo periodo. Il problema è comunque spinoso; oltre alla radicata miopia della classe politica nostrana bisogna infatti fare i conti con tutta una serie di problemi che mescolano inevitabilmente una marea di interessi. A tal proposito vorrei segnalarvi un caso, quello del Cile, che dimostra come le scelte in questo campo non siano mai scontate.

Nel Paese sudamericano infatti è stato recentemente approvato un progetto per un mega impianto idroelettrico (chiamato HidroAysén), la cui costruzione ha scatenato un incredibile vespaio di polemiche fra la popolazione locale. Il progetto, nello specifico, prevede la realizzazione nella regione dell’Aysen, nella Patagonia cilena, di un complesso idroelettrico costituito da 5 centrali lungo il corso dei fiumi Baker e Pascua, per una potenza complessiva di 2.750 MW. Si tratta di un piano che assume una rilevanza strategica per il futuro energetico del Paese sudamericano, dato che il governo, visto il rapido sviluppo economico del Paese negli ultimi anni, si trova oggi nella necessità di soddisfare una domanda elettrica in rapida crescita in una situazione di forte dipendenza (per circa il 70%) dalle importazioni di fonti fossili.

Per far fronte a questa esigenza, il governo cileno ha programmato la realizzazione nei prossimi dieci anni di una capacità aggiuntiva di 10.000 MW. Il progetto di HidroAysén dovrebbe quindi coprire oltre un quarto di questa nuova potenza, garantendo da solo la copertura del 35% dell’attuale domanda elettrica. Il progetto però è attualmente oggetto di forti opposizioni ambientaliste e il Cile sulla questione è spaccato in due: infatti c’è chi da un lato sostiene la necessita di un investimento di tale rilevanza per lo sviluppo del proprio Paese, chi invece non ritiene debba essere sacrificato un corso d’acqua di così grande importanza in nome del mero sviluppo economico.

Continua a leggere: Sviluppo economico ed energia: il caso del Cile

Il ritorno del Vajont: a breve una nuova centrale idroelettrica?

pubblicato da Peppe Croce in: Associazioni Persone Rinnovabili Idroelettrico

Il ritorno del Vajont: a breve una nuova centrale idroelettrica?

Grande polemica, in provincia di Belluno, per la notizia che il Vajont potrebbe a breve tornare a produrre energia elettrica. La società En&En ha già firmato l’accordo preliminare con i comuni di Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso. Nelle casse di questo ultimi andranno un sacco di soldi: secondo la stampa locale addirittura il 60% degli introiti derivanti dalla vendita dei circa 15 milioni di KWh annui previsti.

I comitati dei familiari delle 1910 vittime del disastro del 1963 sono in rivolta: il problema, dicono, è morale. Non certo ambientale né riguarda il pericolo per gli abitanti perché il nuovo Vajont non avrebbe niente a che vedere con il vecchio: è un progetto molto più piccolo di centrale idroelettrica a valle della frana che fece strage.

Si tratterebbe, in pratica, di idroelettrico ad acqua fluente o, al massimo, con un piccolo bacino. Ma questo non basta a spegnere le polemiche ancora oggi, a decenni di distanza dal disastro causato da un mix di errori di progettazione e mancanza di informazione alla popolazione.

Via | Il Gazzettino
Foto | Flickr

Gli effetti della centrale idroelettrica di Belo Monte in 3d

pubblicato da alessandra in: EcoComunicazione Idroelettrico Acqua

Ancora una volta, la Rete si schiera dalla parte delle Foreste. Qualche settimana fa, su Ecoblog avevamo parlato della centrale idroelettrica di Belo Monte, nell’Amazzonia brasiliana, e delle disastrose conseguenze che la sua costruzione potrebbe avere su uno degli ecosistemi più meravigliosi al mondo. E oggi, girovagando su youtube, ho trovato un filmato molto interessante in proposito. In appena 10 minuti, il video - creato da Amazon Watch e International Rivers con l’assistenza tecnica di Google Earth Outreach, in collaborazione con la campagna contro la diga organizzata dal Movimento Xingu Vivo Para Sempre - offre un’eloquente rappresentazione grafica in 3D delle ripercussioni ecologiche e sociali che una tale opera potrebbe avere sul territorio.

Voce narrante del filmato è quella della già impegnatissima Sigourney Weaver che commenta l’enorme investimento della diga sullo Xingu (17 miliardi di dollari) fortemente voluto dal governo di Lula allo scopo di garantire la fornitura di energia elettrica alla vicina miniera di ferro di Carajas. L’effetto prioritario di quest’opera, però, sarà la creazione di migliaia di disoccupati - per lo più, gli attuali siringueros - e la conversione di uno splendido fiume in una serie di bacini stagnanti con tutta le ripercussioni sugli habitat del caso. Intanto, gli abitanti di quest’area rimangono ancora all’oscuro delle devastazioni che seguiranno la costruzione della centrale idroelettrica.

Il video aiuterà le persone a capire meglio gli impatti del progetto. Anche per le persone che vivono lungo il fiume Xingu, l’impatto di sbarramento del fiume sono difficili da capire. Questa animazione può aiutare la popolazione locale visualizzare il potenziale danno causato dalla diga di Belo Monte, e può incoraggiarli a intraprendere azioni.

sottolinea Antonia Melo, leader e portavoce di Xingu Para Sempre.

Amazzonia: una centrale idroelettrica per distruggerla

pubblicato da alessandra in: Parchi & aree protette Sud America Idroelettrico Acqua

Le centrali idroelettriche in Brasile stanno diventando un affare molto grosso (e losco!) che rischia di mettere in ginocchio alcune delle economie che ruotano attorno alle foreste e che traggono linfa proprio dallo sviluppo – sostenibile – delle stesse. Pochi giorni fa, alcuni indios del Mato Grosso, armati solo di lance e mazze, sono riusciti ad assaltare la centrale di Aripuanà prendendo in ostaggio oltre suoi 100 dipendenti per tentare di ottenere almeno un risarcimento per la (loro!) terra perduta… Oggi, invece, è nel mirino un’altra zona pluviale brasiliana, la regione amazzonica orientale della Tierra del Medio, nello Stato del Parà in cui il governo di Lula ha dato l’ok per la costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte Lungo il bacino del fiume Xingù, già dichiarato, nel 2004, “riserva estrattiva” con decreto presidenziale allo scopo di tutelare (allora!) la flora, la fauna e i “siringueros” che lavorano da almeno un secolo all’estrazione del latte dall’albero del caucciù.

La centrale che verrà costruita sarà un colosso di circa 11.233 megawatt capace di rendere, tuttavia, solo il 40% del proprio potenziale a causa delle notevoli differenze riscontrate nel flusso idrico del Rio Xingù tra la stagione secca e quella piovosa (da mille metri cubi al secondo a oltre ventimila) con la conseguente necessità di costruire due immense dighe che cambiaranno totalmente l’equilibrio ecologico e termico dell’area. La prevista deviazione del fiume comporterà la riduzione drastica del suo flusso idrico per un tratto di oltre 100 km, con la conseguente estinzione o diminuzione di un numero considerevole di specie prevalentemente ittiche portando al collasso anche quanti vivono di pesca, di raccolta di erbe officinali - altamente richieste dell’industria cosmetica internazionale - e di castagne….

Molte le azioni legali al momento pendenti per tentare di porre un freno alla centrale di Belo Monte, ma troppo poche, secondo i diretti interessati, le possibilità concrete di vittoria… E questo nonostante lo studio di impatto ambientale abbia riferito di almeno 50.000 sfollati previsti a seguito delle inondazioni e della probabile estinzione delle molte specie animali e vegetali autoctone presenti solo in queste zone, ben presto compresse tra modifica sostanziale dell’habitat e prolungamento della feroce Transamazzonica, rete viaria di agevole distruzione, mettendo a dura prova, inoltre, le aree totalmente protette presenti nei paraggi e le tredicimila persone, apparteneti a 24 popolazioni indigene, che, improvvisamente dovranno fare i conti con tuto questo…

Via | peacereporter
Foto | Flickr

International Nimby: il Wwf Abruzzese contro l'idroelettrico in Montenegro

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Natura Associazioni Parchi & aree protette Italia Internazionale Europa Politica Idroelettrico

International Nimby: il Wwf Abruzzese contro l'idroelettrico in Montenegro

Not in my back yard, e manco in quello del mio vicino. Il Wwf abruzzese non vede di buon occhio il progetto di produrre energia idroelettrica in Montenegro e portarla poi in Italia tramite l’elettrodotto Tivat-Villanova. Secondo la sezione regionale dell’associazione ambientalista, infatti, l’energia elettrica prodotta dall’altro lato dell’Adriatico avrebbe un impatto devastante sull’ambiente montenegrino.

Il progetto in questione prevede la costruzione di quattro dighe sul fiume Moraca, che alimenta il lago di Scutari, un’area troppo preziosa e delicata per reggere all’impatto delle centrali idroelettriche:

Il lago di Scutari, il più grande dei Balcani, è una zona umida di importanza mondiale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Una delle caratteristiche principali di questo lago è la variabilità stagionale del livello dell’acqua condizionato in parte da quello del suo principale affluente, il fiume Moraca. È questa variazione nei livelli delle acque del lago che determina la formazione di estesi saliceti, canneti e vaste aree di vegetazione galleggiante dove trovano ospitalità circa 1.900 specie di piante, 54 specie di molluschi di acqua dolce, 16 di anfibi, 28 di rettili, 57 di mammiferi e 281 di uccelli, tra cui il Pellicano Dalmata, simbolo del lago. L’intera zona è formata da fiumi e canyon inseriti nella rete Smeraldo, una selezione di siti nei paesi confinanti con i Paesi dell’Unione Europea ritenuti indispensabili per la protezione della Rete Natura 2000

Continua a leggere: International Nimby: il Wwf Abruzzese contro l'idroelettrico in Montenegro

Nepal, una mini centrale idroelettrica cambia la vita nei villaggi di Baluwatar e Naumale

pubblicato da Marina in: Persone Asia Rinnovabili Idroelettrico

Una mini centrale idroelettrica in Nepal ha cambiato la vita a 145 famiglie Mentre negli Usa c’è chi si costruisce un mini reattore casalingo in Nepal nei villaggi di Baluwatare Naumale, viene costruita una mini centrale idroelettrica (in Italia le bastoniamo, invece…) che ha letteralmente cambiato la vita dei suoi abitanti. Ora c’è energia sufficiente per tenere accese le luci di casa la sera.

La centrale è stata costruita grazie ai fondi del World Food Programme e degli abitanti dei due villaggi che assieme fanno 145 famiglie. Progettata per generare 22 KW al momento ne fornisce la metà: 11 KW e per 70 rupie fisse al mese agli abitanti spesa l’uso illimitato di energia. Il cambiamento è evidente e grazie alla mini centrale sono arrivati nelle case i frigoriferi, lavatrici, televisori e cellulari, ma anche fax e fotocopiatrice. Migliorata anche la vita dei falegnami e dei contadini che ora riescono a irrigare i campi più facilmente.

In Nepal grazie a programmi di cooperazione internazionale sono già state costruite in 57 distretti diverse mini centrali idroe elettriche in grado ognuna di generare 12 MW.

Via | Nepali Times
Foto | Flickr

United colors of Enel: Benetton compra un pezzo di Enel Green Power?

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Informazione Italia Rinnovabili Solare Idroelettrico Eolico Geotermico

Benetton entra in Enel Green Power?

Il gruppo imprenditoriale che fa capo alla famiglia Benetton sarebbe interessato ad acquistare una quota di Enel Green Power, società controllata dalla big italiana semipubblica dell’energia elettrica, tramite la holding Sintonia. La notizia è stata diffusa poco fa dall’agenzia Reuters, che riporta anche una possibile quota del 10%.

Sintonia è la società finanziaria di Benetton dedicata agli investimenti nelle infrastrutture tramite le partecipazioni in Atlantia-Autostrade per l’Italia, Investimenti Infrastrutture (Gemina-Aeroporti di Roma) e SAGAT. Ora, però, Benetton potrebbe fare il grande salto anche nel ricco settore delle rinnovabili.

Enel Green Power, d’altronde, fa gola a molti perchè la forza industriale di Enel è in un certo senso una garanzia in un settore nel quale, mancando ancora le linee guida nazionali, le incertezze sono parecchie. Per non parlare, poi, della recente entrata di Enel GP nel progetto Desertec che è una delle sfide verdi più grandi per l’economia dei prossimi vent’anni.

Continua a leggere: United colors of Enel: Benetton compra un pezzo di Enel Green Power?

Legambiente, Rapporto Comuni energie rinnovabili: si deve fare di più

pubblicato da Marina in: Energia Associazioni Italia Rinnovabili Idroelettrico Eolico

Legambiente, Rapporto Comuni rinnovabili E’ appena uscito il Rapporto Comuni rinnovabili di Legambiente in cui viene fatta un’istantanea sugli impianti di energie rinnovabili presenti nel nostro Paese. Il quadro complessivo mostra un Italia certamente interessata alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma non abbastanza.

Nel nostro Paese si guarda ancora con sospetto alle fonti rinnovabili. Scrive Legambiente:

Le solite accuse: che comunque rimarranno marginali, che mandano in crisi la rete, che costano miliardi in incentivi. Queste tesi sono smentite non solo dai tanti esempi citati in questo Rapporto, ma soprattutto da quelli, su scala ben più grande, di un Paese come la Germania, dove attraverso attente politiche realizzate negli ultimi anni il contributo delle rinnovabili rispetto ai consumi finali (il parametro per cui valgono gli obiettivi UE) è passato dal 4% del 2005 all’attuale 12% e la curva delle previsioni secondo il Governo federale dovrebbe permettere di arrivare al 28% al 2020.

Mancano dunque, per una reale crescita delle rinnovabili non solo procedure più snelle, anche se si è tentato di ovviare con la recente legge Calderoli-Brunetta e l’eliminazione della Dia per gli impianti fotovoltaici e solari senza serbatoio, ma anche le Linee guida per l’approvazione dei progetti come previsto dal DL 387/2003, necessarie per fare chiarezza rispetto alla installazione di impianti.

Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Tecnologia Scienza Europa Rinnovabili Politica Nucleare Solare Idroelettrico Eolico Idrogeno

L'Europarlamento discute la Set

Il Parlamento europeo affronta la questione energia. Sul tavolo c’è il Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), cioè le linee guida europee per la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi, in particolare, l’Europarlamento ha dato il suo ok ad una risoluzione sulle “low carbon tecnologies” che, detta in breve, chiede principalmente due cose: aumentare i fondi in tempi rapidi, da una parte, puntare su ricerca, piccole e medie imprese e riduzione della burocrazia, dall’altra.

La cosa più interessante, ovviamente, sono i fondi: decidere in fretta dove spenderli è fondamentale. Gli europarlamentari suggeriscono di investire 300 milioni di euro per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS), cioè lo stoccaggio della CO2. Una tecnica che, di fatto, non esiste ancora e che lascia molto perplesse alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace che temono si riveli solo una sorta di greenwashing per le centrali a carbone.

Oltre al CCS l’Europarlamento chiede maggior impegno nelle smart grids, le cosiddette reti intelligenti che permetterebbero una migliore e maggiore diffusione dei piccoli impianti da fonte rinnovabile, e lo sviluppo del mini idro, cioè l’idroelettrico di piccola capacità. Più in generale, se guardiamo al Set Plan, i fondi messi a disposizione dall’Europa sono pari a 45 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, così divisi:

6 miliardi per l’eolico
6 miliardi per il solare
2 miliardi per le reti elettriche
9 miliardi per le bioenergie
13 miliardi per il CCS
7 miliardi per la fissione nucleare
5 miliardi per le fuel cell e l’idrogeno

Via | Parlamento eurpeo
Foto | Parlamento europeo