
La natura, ormai dovremmo averlo capito, ha “già fatto” tutto quello che noi faticosamente cerchiamo di riprodurre. L’ennesima conferma arriva da alcuni batteri che nelle profondità degli Oceani utilizzano chissà da quanti centinaia di migliaia di anni l’idrogeno come fonte d’energia. I ricercatori del Max Planck Institute, impegnati nell’analisi delle forme di vita marine che popolano le sorgenti idrotermali, hanno individuato alcuni batteri simbionti delle cozze Bathymodiolus puteoserpentis con funzioni zolfo-ossidanti che utilizzano l’idrogeno per produrre energia.
Questa caratteristica è comune anche ad altri animali, il Riftia pachyptila (un verme tubo gigante) e un gambero semitrasparente che vive negli abissi, entrambi hanno la capacità di ossidazione dell’idrogeno.
Secondo Jillian Petersen, una delle ricercatrici impegnate:
I calcoli mostrano che in queste bocche idrotermali l’ossidazione dell’idrogeno potrebbe fornire energia sette volte maggiore dell’ossidazione del metano, ed un’energia fino a 18 volte maggiore dell’ossidazione del solfuro. Le sorgenti idrotermali lungo le dorsali medio-oceaniche che emettono grandi quantità di idrogeno possono quindi essere paragonate ad una autostrada a idrogeno, con stazioni di rifornimento per la produzione primaria simbiotica.
Via | Gaianews

Dopo tre anni di studio e un finanziamento della Regione Toscana di 5 milioni di euro da fondi Cipe, i ricercatori Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa e Scuola superiore Sant’Anna hanno presentato i risultati del Progetto H2 Filiera Idrogeno, per la strutturazione della mobilità sostenibile innanzitutto nella regione Toscana.
La ricerca è stata molto complessa e ha toccato sia le tecnologie di stoccaggio, produzione e distribuzione dell’idrogeno; sia i motori endotermici sia a celle a combustibile. La Toscana entra nel merito così del progetto e per il finanziamento e per il sostegno alle grandi aziende chimiche già presenti che si potrebbero candidare a produttrici di idrogeno. Non solo, ma la Toscana, come leggo dal comunicato stampa della Regione, conta anche sulla:
presenza di importanti realtà industriali legate alla produzione di veicoli e alla realizzazione di sistemi per produzione e distribuzione di idrogeno ed infine la disponibilità degli Enti locali a collaborare alla sperimentazione su flotte di veicoli e sistemi di distribuzione) per avviare appunto una sperimentazione di “filiera”, cioè l’attivazione in scala locale di tutte le componenti di un sistema di mobilità basato sull’idrogeno.
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Fra le tecnologie emergenti vorrei segnalarvene una che fra qualche anno potrebbe abbandonare il suo status di prototipo ed essere lanciata sul mercato. Si tratta dell’auto a cella combustibile; non però quella di cui abbiamo parlato in altre circostanze alimentata dall’idrogeno, bensì dal metanolo. La tecnica è stata sviluppata negli anni passati dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa, i quali hanno ora compiuto un ulteriore progresso con la messa a punto di un prototipo di cella al metanolo in grado di generare elettricità con una potenza di circa 300 watt.
Il meccanismo di funzionamento è lo stesso delle celle a idrogeno; si tratta infatti di una reazione chimica dove il combustibile (il metanolo appunto) una volta ionizzato da vita a cariche negative e positive che permettono di generare un flusso di energia elettrica. Per quanto i ricercatori insistano sul fatto che le emissioni sarebbero praticamente nulle, bisogna comunque sottolineare che, nonostante nel tubo di scarico siano del tutto assenti elementi pericolosi come ossidi di azoto e PM10, sono ovviamente presenti delle emissioni di CO2 (per quanto ridotte rispetto ad altri sistemi) essendo il metanolo un derivato del metano quindi un combustibile fossile costituito nella sua molecola anche da carbonio.
Usare il metanolo al posto dell’idrogeno però presenterebbe diversi vantaggi, a cominciare dalla maggiore facilità rispetto all’idrogeno di trasporto e di sicurezza nello stoccaggio nel serbatoio. Inoltre la cella sviluppata è conveniente anche dal punto di vista della semplicità del progetto: perciò questo sistema potrebbe essere particolarmente indicato per la propulsione di veicoli di vario tipo. In sostanza si tratterebbe di una tecnologia decisamente meno complessa rispetto alla cella ad idrogeno i cui costi attualmente (proprio a causa della complessità di progettazione) rimangono ancora alti.
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A partire dal 2013 tutte i mezzi su gomma (automobili, camion, motociclette) prodotti negli Stati Uniti dovranno essere dotati di un’apposita etichetta in grado di definirne i caratteri tipici di sostenibilità. Non soltanto il consumo verrà immediatamente reso noto agli acquirenti, quindi, ma anche l’analisi sintetica dell’impatto ambientale del veicolo con tanto di apposita “pagella” convoti da 1 a 10 per sottolinearne la maggiore o minore impronta ecologica ( collettivamente intendendo le emissioni di gas serra, le polveri sottili prodotte ecc.). In questo modo, sarà possibile anche stilare un confronto agevole tra i costi e i benefici imputabili alle diverse versioni di una stessa vettura (diesel, idrogeno, benzina, elettrico ecc..)
Più in dettaglio, l’etichetta dovrà esibire tutte le informazioni relative ai consumi energetici del mezzo, alle emissioni di gas serra, alla stima della spesa annua indicativa per il mantenimento dello stesso oltre a sottolinearne l’eventuale risparmio e, nel caso di auto elettriche, i tempi di ricarica e di autonomia.
L’idea, promanata dal Dipartimento americano dei Trasporti e dalla “temutissima” - specie quando si tratta di rifiuti speciali - Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Epa), è funzionale a indurre scelte di consumo più consapevoli negli acquirenti. E’ nota, infatti, la passione tutta americana per i super inquinanti SUV che, nelle intenzioni degli ideatori del progetto, potrebbe forse essere ridotta da una semplice, accurata campagna di informazione. L’idea potrebbe, però, apparire un pò ingenua per quanto, come sottolinea un’indagine sviluppata da Laboratorio Pmi - Filiera Sostenibile e condotta da Gfk Eurisko sul doppio fronte imprese/utenti, la maggiore o minore sostenibilità di un prodotto - se non ancora in cima all’ordine delle preferenze per la scelta - è a un non trascurabile quarto posto, dopo la qualità del prodotto acquistato, i gusti personali e il prezzo.
Via | eco dalle città
Foto | Flickr
Mercedes crede ancora nel futuro delle auto ad idrogeno, a differenza di Bmw che le ha abbandonate già da un po’, e ne regala una al ministro tedesco dei Trasporti Peter Ramsauer.
L’auto in questione è una Classe B Fuel Cell da 130 cavalli elettrica con un consumo equivalente di 3,3 litri di gasolio ogni cento chilometri. Condivide molta della tecnologia che ha a bordo con la S400 Hybrid, che secondo la casa madre è “la berlina del segmento superiore con il motore più efficiente al mondo”.
Il regalo dell’auto a idrogeno al ministro dei trasporti è un po’ un’operazione di immagine e un po’ una vera e propria sperimentazione: di qui al 2012, infatti, dovrebbero essere una novantina le Classe B Fuel Cell offerte a personaggi di spicco per l’uso quotidiano. Testimonial di lusso, ma anche tester privati come aveva fatto, a suo tempo, la concorrente Bmw con la Serie 7 a idrogeno.
Via | Daimler
Foto | Ministero dei Trasporti

Periodaccio per Bp che, oltre ad essere sotto pressione per il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, ora si vede indagata anche in Texas dove, nell’aprile scorso (decisamente un mese da dimenticare per l’azienda), un incidente alla raffineria ha causato l’immissione in atmosfera di oltre 220 tonnellate di veleni.
Ora il Procuratore Generale dello stato del Texas ha aperto un’indagine per capire cosa sia esattamente successo. Bp, inizialmente, aveva redatto e reso pubblico un rapporto di massima sull’accaduto ma un rapporto dettagliato non arrivò prima del 4 giugno.
L’incidente in sé è abbastanza chiaro: un problema all’impianto di ultracracking dell’idrogeno che causa il blocco parziale dell’impianto che per 40 giorni viene fatto funzionare al 55% mentre tonnellate e tonnellate di prodotti petroliferi non trattati vengono deviati alla torcia per essere smaltiti bruciandoli. Una storia identica a mille altre in tutte le raffinerie del mondo, Italia compresa. Solo che negli Stati Uniti indagano…
Un gioiello di tecnologia e di efficienza energetica quello che Boeing ha presentato qualche giorno fa negli Stati Uniti. Si tratta di un innovativo aereo alimentato ad idrogeno e diretto da un telecomando, capace, fanno sapere i responsabili della società, di volare senza pause per ben quattro giorni. Il velivolo, chiamato Phantom Eye, è capace di raggiungere un’altezza di ben 20.000 metri e si presterebbe bene per un’infinità di servizi.
Boeing sottolinea come l’aereo sia in grado di avere un’efficienza energetica estremamente elevata come nessuno dei modelli ad idrogeno precedentemente testati. Condor, il penultimo dei modelli lanciati dalla compagnia era infatti stato capace di stare in volo per 60 ore nel 1989, ben 36 ore in meno rispetto a Panthon Eye. Alla luce di queste tecnologie sempre più brillanti, potremmo pensare all’idrogeno come ottima soluzione per il futuro nel settore aereo?
Chissà, al momento infatti i costi delle tecnologie alimentate con questo vettore energetico sono ancora troppo alti e probabilmente continueranno ad esserlo per lungo tempo, almeno sino a quando la ricerca non individuerà una metodologia sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico per la produzione di idrogeno su scala mondiale.
Via | Boeing.mediaroom.com
“La centrale a idrogeno di Fusina è la dimostrazione che a noi l’età della pietra non piace”, così l’ex ministro dell’Agricoltura, oggi governatore della Regione Veneto, Luca Zaia commenta la possibilità di costruire una centrale nucleare nel suo territorio.
Il commento, diffuso alla stampa e tramite il suo blog, è chiaro e non ammette interpretazioni ed è stato pronunciato il giorno dell’inaugurazione della centrale ad idrogeno Enel di Fusina.
Un impianto che produce una quindicina di MW di energia bruciando idrogeno. Niente Co2 e pochi ossidi di azoto, molto pulita. Se non fosse che il calore recuperato dalla combustione dell’idrogeno va ad alimentare il ciclo a vapore della attigua centrale a carbone.
Enel la chiama sperimentazione, i malpensanti greenwashing. Poco importa cosa si pensi della centrale ad idrogeno, la notizia (che non è poi una novità) è il contemporaneo sì al carbone e no al nucleare di Zaia. Il governatore, infatti, pur non citando mai sul blog il nucleare lo esclude con un gioco di parole:
Rispetto al fabbisogno del Veneto di 30 Gigawatt con l’avvio del carbone pulito a Porto Tolle il bilancio energetico della regione è in pareggio. Questa è programmazione, ma noi ci troviamo a combattere quotidianamente con chi non vuole programmare e desidera che restiamo all’età della pietra: l’impianto a idrogeno dimostra che a noi l’età della pietra non ci piace
Al Veneto, quindi, basterebbe il buon vecchio carbone che non lascerebbe altro spazio alle grosse centrali nucleari.
Via | Luca Zaia Blog
Video | YouTube
Questa mattina, tema di discussione principe al Parlamento europeo è stata la viabilità sostenibile grazie alla presentazione, da parte delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e di Autobrennero Spa, di un innovativo progetto volto alla creazione di un corridoio ecologico tra Modena e Monaco di Baviera .
Punto cardine dell’iniziativa dovrebbe essere la realizzazione di una fitta rete trasporti mossi grazie alla commistione di varie fonti energetiche rinnovabili.In primis, l’idrogeno. Inoltre, nelle ipotesi, viene anche considerata, lungo l’A22 al Brennero, la costruzione di un parco eolico che dovrebbe fornire circa 10 MW di energia all’anno. Tuttavia, fulcro dell’intero progetto, come già accennato, dovrebbe essere la collocazione, ogni 100 km, di distributori d’idrogeno, allo scopo di facilitare il rifornimento delle autovetture “interessate”nei 600 km di lunghezza della tratta. A questo, inoltre, dovrebbe collegarsi anche la prossima conversione ad idrogeno prevista per gli autobus di linea all’interno delle diverse amministrazioni comunali altoatesine.
Altro nodo essenziale di discussione, infine, è stato il riferimento alla necessaria conversione della maggior parte dei trasporti su gomma in trasporti su rotaia al fine di ridurre al minimo l’impatto ambientale sulle Alpi.
Via | provinciadibolzano
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I taxi neri di Londra sono uno dei leitmotiv della capitale britannica. Ampi, comodi, spaziosi… e terribilmente inquinanti! Per questo motivo, come già anticipato dagli amici di autoblog, è stato presentato nei giorni scorsi dal governo britannico il prototipo dei nuovi taxi “puliti” che, entro il 2020, sono destinati a sostituire completamente quelli attualmente in circolazione.
Il Fuel Cell Black Cab, frutto di un lavoro sinergico tra Intelligent Energy, Lotus Engineering, LTI Vehicles e TRW Conekt, pur mantenendo inalterarato l’aspetto della capitale inglese ne migliorerà senz’altro la qualità. Infatti, grazie a un sistema di celle a combustibile idrogeno combinato con batterie ai polimeri di litio, e garantendo un’autonomia di oltre 400 km, il taxi sprigionerà dal tubo di scappamento solo vapore acqueo e potrà “ricaricarsi” agevolmente in appena 5 minuti…
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