
Un’équipe di ricercatori della Louisiana State University ha scoperto due nuove specie di rane in Nuova Guinea: la Paedophryne swiftorum e la Paedophryne amauensis. La Paedophryne amauensis è attualmente il vertebrato più piccolo del mondo. Misura infatti in media 7,7 millimetri, un terzo di un pollice. Batte un pesce indonesiano, Paedocypris progenetica, che misura in media otto millimetri.
Viste le dimensioni ridotte, la scoperta è stata particolarmente difficile. Come sottolinea Chris Austin, a capo dello studio pubblicato su PLoS ONE, è stato arduo individuarla ma è una grande scoperta perché conferma il patrimonio di biodiversità della Nuova Guinea ed aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione della conservazione delle specie rare in alcune aree del mondo.
Via | Louisiana State University
Foto | Rittmeyer

Il più grande parco marino del mondo, un progetto nel cassetto dell’Australia che si propone di proteggere vaste aree del Mar dei Coralli.
La superficie coperta equivarrebbe all’intero territorio di Francia e Germania, garantendo tutela ai pesci, agli uccelli marini che nidificano su quelle scogliere, alla barriera corallina ed alle tartarughe verdi.
Tony Burke, ministro dell’Ambiente australiano, ha spiegato che si tratta di un’area strategica per la protezione della biodiversità marina, dal momento che ospita una grande varietà di coralli, atolli di sabbia e canyon sottomarini.
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Le barriere coralline, minacciate dall’acidificazione degli oceani, da cicloni e predatori, sono sempre più a rischio estinzione. Eppure, nel Pacifico meridionale, per l’esattezza nell’isola di Moorea, nella Polinesia francese, i biologi marini dell’Università della California hanno notato un ottimo stato di conservazione dei coralli in alcune aree.
Dalle ricerche condotte hanno scoperto che il motivo della buona salute delle barriere coralline in questi fondali è da attribuirsi alla protezione dei pesci chirurgo e dei pesci pappagallo che si nutrono di macroalghe, godendo delle barriere come nursery per i pesci appena nati.
Certo non basta a salvare le barriere coralline, perché i benefici sono circoscritti ad alcune aree nella stessa Moorea ma è interessante notare che i pesci non hanno dimenticato quello che l’uomo finge di non sapere da secoli: se si ottengono dei vantaggi da un altro essere vivente, bisogna ricambiare il favore garantendogli protezione.
Via | University of California Santa Barbara; PLoS ONE
Foto | Flickr
Tempo fa parlammo dell’introduzione in Australia del mercato della CO2, sottolineando come gli obiettivi del governo locale fossero dai più considerati poco ambiziosi. Le difficoltà sul tema non sembrano però essere state superate tanto che sui tavoli del Parlamento è arrivata nei giorni scorsi un’inaccettabile proposta: dare delle premialità a tutti quegli agricoltori e allevatori possessori di dromedari che decideranno di ucciderli.
Motivo? I dromedari producono metano, gas serra circa trenta volte più dannoso della CO2 in termini di cambiamenti climatici. Badate, non si tratta di uno scherzo; a lanciare la proposta è la Northwest Carbon, un’organizzazione australiana che ha ideato la “carbon farming initiative”. Il programma garantirebbe incentivi ad agricoltori ed allevatori per ridurre il gas serra proponendo un sistema di crediti per tagliare le emissioni di anidride carbonica che consiste nel piantare nuovi alberi, modificare le coltivazioni e, come già detto, fucilare i dromedari.
In Australia, si apprende, ce ne sono più di un milione e, secondo gli esperti dell’associazione (o presunti tali), oltre all’aspetto legato al metano ci sarebbe un problema di sicurezza. Questi infatti, dicono dall’associazione, sono stati importati nel diciannovesimo secolo e sono ora in numero troppo elevato: il loro problema è la ricerca dell’acqua, quindi per la loro sopravvivenza hanno creato problemi quali sventramento di numerose cisterne e perfino scardinamento di condotte di raccolta della condensa degli impianti di climatizzazione delle case.
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Dopo tanti tira e molla il mercato delle emissioni in Australia si farà. Il Commonwealth dell’Australia, infatti ha deciso di imporre un prezzo sulle emissioni di CO2 dal prossimo luglio come misura transitoria prima di introdurre un sistema di mercato delle emissioni, del tipo cap-and-trade, fra qualche anno.
Il sistema sarà per certi versi simile a quello attuato in Europa ovvero basato su un sistema di assegnazione a ciascun partecipante di un tetto di emissioni annuali. Le aziende non capaci di rispettare questo limite si troveranno costrette ad acquistare crediti da altre più virtuose, mentre quelle che opteranno per l’introduzione di tecnologie a basso impatto ambientale nella propria catena di produzione non avranno l’onere di doversi accollare questa spesa suppletiva.
Viste le difficoltà per arrivare a questa sofferta decisione non si può non affermare che si tratta di un importante risultato, dato che il Paese è il primo esportatore/utilizzatore di carbone al mondo nella misura dell’80% del proprio mix energetico. Ciò che si attende è ora maggiore ambizione negli obiettivi di riduzione delle emissioni considerato che per 2020 il Governo locale ha approvato un programma di diminuzione delle stesse, nella misura del 5%, davvero poco ambizioso.
Via | Ecodallecitta.it
Foto | Flickr
Secondo i monitoraggi di alcuni ricercatori australiani, le inondazioni che nelle ultime settimane hanno devastato il sud-est dell’Australia starebbero seriamente minacciando la Grande Barriera Corallina. A preoccupare sono soprattutto alcune aree nel sud-est della Barriera, che si estende per circa 2.000 Km lungo la costa del Queensland, le quali sarebbero state colpite in maniera piuttosto preoccupante da inondazioni d’acqua contaminata proveniente dai vicini fiumi che sfociano a mare.
Gli stessi esperti, che per il momento non si sbilanciano sulle conseguenze, ritengono tuttavia ci voglia molto tempo (forse diversi anni) per valutare esattamente l’impatto di queste inondazioni, ma sottolineano come una delle ipotesi peggiori potrebbe essere quella di un’influenza negativa nella crescita della Barriera Corallina. Finora comunque, dicono gli stessi ricercatori che in queste ultime settimane si stanno prodigando per monitorare lo scarico di acque inquinate, i segnali non sono incoraggianti dato che una quantità enorme d’acqua ha già invaso la Barriera Corallina.
Considerando che persino l’acqua pulita potrebbe esser capace di distruggere i coralli molto fragili, immaginiamoci gli effetti devastanti che potrebbe avere quella contaminata da fertilizzanti, pesticidi e altri prodotti. Gli scienziati a tal proposito ipotizzano che l’acqua inquinata continuerà a diffondersi lungo l’oceano nelle prossime settimane, anche se per stabilirne la quantità bisognerà valutare l’entità del vento.
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Vi presento un canguro arboricolo, conosciuto con il nome scientifico di Dendrolagus goodfellowi. Se al suolo sono goffi, sugli alberi sono agilissimi. Possono vivere indistintamente in pianura e in montagna.
Il loro habitat è nelle foreste pluviali della Nuova Guinea e nel nord ovest del Queensland. Purtroppo, da qualche tempo, causa deforestazione, inizia a essere seriamente a rischio la loro sopravvivenza.
Il resto delle foto le trovate qui.
Foto | Damn Cool Pics
Ennesima strage di balene sulle coste della Nuova Zelanda: circa 75 cetacei si sono spiaggiate sulla sabbia della Spirits Bay, come al solito per motivi tutti da capire. E, ancora una volta, si è scatenata una corsa contro il tempo per salvarle. Ma è difficilissimo e due terzi dei cetacei sono già deceduti.
Ci stanno lavorando in oltre 150: ranger, volontari e persino i maori si sono dati da fare per salvare le ultime 24 balene sopravvissute.
Ma non è affatto facile: oltre al peso degli animali, infatti, i volontari hanno contro un forte vento con raffiche a 100 km l’ora e il mare grosso che schiaffeggia la spiaggia. Si sta cercando di avvicinare le balene ad un fiume che sfocia proprio vicino al luogo dello spiaggiamento.
Non basterà di certo, ma servirà a prendere tempo e a guadagnare qualche ora in attesa che si riesca a spostarle con i mezzi pesanti. In ogni caso, con 24 balene vive su 75, è già una strage.
Via | Mare in Italy
Video | YouTube
In un futuro prossimo il vecchio adagio “saltare come un canguro” potrebbe forse rivelarsi obsoleto. E’ quanto rivela uno studio pubblicato di recente sul Zoological Journal of the Linnean Society da parte di un gruppo di paleontologi australiani della Flinders University di Adelaide e della Murdoch University di Perth che hanno confrontato i fossili di 35 specie diverse del noto marsupiale con quelli odierni. Non piu salto in alto ma in lungo, dunque, anche se la soluzione migliore per procacciarsi il cibo diventa “camminare”! E la colpa di tutto ciò ricadrebbe in toto… nel riscaldamento globale!
Infatti, le temperature via via sempre più calde, il clima arido, la vegetazione rada e priva di estese foreste, ecc. avrebbero imposto ai marsupiali la necessità di compiere spostamenti sempre maggiori in avanti e non più in alto, verso le fronde degli alberi, imponendo di conseguenza, modifiche sostanziali alla loro struttura ossea a partire dalla forma dei piedi (meno lunghi), alla dentatura, all’altezza e al peso di questi animali osservati nel corso della loro evoluzione lunga 30 milioni di anni e facendo del canguro e del wallaby alcuni tra i migliori “baromentri animali” del pianeta…
I fumi dell’alcool, spesso, sono le madri di alcuni nostri comportamenti che, da sobri, nessuno si sognerebbe mai di mettere in atto… E’ il caso di un uomo australiano, di 36 anni - ormai soprannominato “stupid man” dalla stampa estera - che, la notte scorsa, dopo essere stato cacciato da un pub di Broome per eccessiva ubriachezza ha pensato bene di “vendicarsi”, non si capisce bene contro chi, saltando all’interno di una rete dietro alla quale dormiva, placido, un coccodrillo di acqua salata di oltre 5 metri di lunghezza e tentando di mimare sulla schiena dell’animale un rodeo…
Per fortuna, “Fatso” (grasso), il nome dato al rettile in virtù delle sue enormi proporzioni, si trovava in uno stato di semi letargia indotto da una temperatura esterna un pò troppo fresca che, essendo il coccodrillo un animale a sangue freddo, ne aveva rallentato i riflessi. In virtù di ciò, l’incauto assalitore è riuscito a salvarsi seppur con una gamba a brandelli.. Almeno, in questo modo, l’uomo forse imparerà a non dare più fastidio, né brillo, né sobrio, agli animali…