martedì 09 febbraio 2010

Polemiche in India per la melanzana Ogm

pubblicato da alessandra in: Asia Agricoltura Biotecnologie Politica EcoComunicazione

Bt brinjal, è il nome della prima melanzana geneticamente modificata che potrebbe approdare al mercato indiano. Inevitabili, già da qualche mese, sono esplose le polemiche che spaccano la società tra oppositori e impavidi sostenitori.

Questi ultimi, in particolare, sostengono che la maggiore resistenza della Bt brinjal e degli ogm in genere agli insetti e agli eventi atmosferici e metereologici, consentirebbe un incremento tale nella produzione di cibo da sfamare senza problemi e a costi competitivi sul mercato l’intera popolazione dell’immenso Paese. In effetti, è ancora molto forte l’onda dell’entusiamo per il cotone geneticamente modificato che, nel 2002, ha portato ad un aumento insperato della produttività in questo settore…Per contro, i detrattori si fanno forti del rapporto del Committee for Independent Research and Information on Genetic Engineering (CRIIGEN) presentato proprio in questi giorni alle autorità governative dall’Institute for Science in Society evidenziando lo scarso valore nutritivo della melanzana incriminata e gli effetti disastrosi sulla salute degli animali (diarrea, riduzione del fegato, maggiore resistenza agli antibiotici e modifiche ormonali). Inoltre, la questione si scalda anche sul piano politico con le accuse mosse al ministro dell’Ambiente Jairam Ramesh di connivenza con la Monsanto, una multinazionale leader nel campo degli OGM…

Al momento, probabilmente più per quieto vivere che per convinzione personale, lo stesso ministro dell’Ambiente ha annunciato la sospesione del lancio della melanzana geneticamente modificata, almeno fino a quando le analisi del caso non avranno fatto luce sulle tante questioni ancora irrisolte…

Foto | Flickr

lunedì 08 febbraio 2010

Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Natura Parchi & aree protette Carburanti Politica

Dopo quello per i siti nucleari, ora arriva anche lo scontro Governo-Regioni per lo sfruttamento degli idrocarburi

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.

In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.

Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.

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sabato 06 febbraio 2010

Scopri con Greenpeace il tuo "Nuclear lifestyle"

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Associazioni Italia Politica EcoComunicazione Nucleare

La nuova campagna di Greenpeace contro il nucleare

Per fermare il ritorno italiano al nucleare Greenpeace ha iniziato la sua nuova campagna di informazione e ha aperto un apposito sito web. Su Nuclear Lifestyle si può fare un breve test per accertare la propria conoscenza sull’energia atomica e firmare l’appello antinuclearista. Tutto questo per sensibilizzare gli italiani e invitarli a fare una scelta di coscienza alle prossime elezioni regionali.

Secondo Greenpeace, l’importante è scegliere i candidati apertamente contrari al nucleare, in modo da non avere una centrale dietro il proprio giardino. In realtà la campagna di Greenpeace è molto politica e poco pratica perché, come gli stessi ambientalisti sanno bene, il Governo italiano ha già dichiarato che non prenderà in considerazione alcun veto da parte dei Presidenti delle Regioni.

Chi ha dubbi sul ritorno italiano al nucleare, però, non dovrebbe perdere l’occasione di aderire a questa campagna, anche se i risultati dovessero essere inutili o quasi. In fin dei conti, infatti, a Greenpeace va riconosciuta la grande capacità di comunicare le proprie battaglie con tutti i mezzi di comunicazione disponibili e i buoni risultati che spesso queste campagne riescono ad ottenere.

Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace

venerdì 05 febbraio 2010

Presentato al Senato il dossier "vittime della caccia"

pubblicato da alessandra in: Animali Natura Associazioni Italia Politica EcoComunicazione

Nella giornata di ieri, sulla scia delle discussioni relative all’articolo 38 che condurrebbe, se approvato anche alla Camera, a una stagione venatoria praticamente onnipresente, l’Associazione Vittime della Caccia (AVC) ha presentato un interessante dossier al Senato contenente i numeri degli incidenti relativi a questa discutibile attività nell’arco dei soli 5 mesi in cui essa, al momento, è consentita.

Nel periodo 2 settembre 2009 - 31 gennaio 2010, dunque, si sono contati 23 morti e 72 feriti. Per lo più concentrati nei mesi di ottobre (25 feriti, 6 morti) e novembre (17 feriti, 4 morti). Il primato negativo, con 4 feriti e 9 morti, tocca a un’atterita Emilia Romagna. Più in dettaglio, le donne colpite al volto - fra cui la moglie di un cacciatore deciso a mandar via gli uccelli dal giardino di casa inforcando il fucile.. - sono state 5. Impallinati, tra gli altri, anche innocenti frequentatori dei boschi e gaudenti cercatori di funghi, oltre a ciclisti e operai… Non stupisce, evidentemente, il fatto che le più numerose vittime si contino, però, proprio tra gli stessi cacciatori. Insomma: ce n’è per tutti i gusti… E abbastanza per riflettere anche per quanti non pongono esattamente al primo posto fra i propri interessi la tutela degli animali…

Foto | Flickr

giovedì 04 febbraio 2010

Nucleare: il braccio di ferro Governo - Regioni

pubblicato da alessandra in: Italia Politica EcoComunicazione Nucleare

Da mesi si aspettava una reazione del Governo alle numerose iniziative di opposizione duramente manifestate da alcune regioni italiane contro il nucleare. Oggi, a 6 giorni dall’approvazione definitiva del decreto sulla localizzazione delle centrali, il Consiglio dei ministri, su proposta di Claudio Scajola - ministro dello sviluppo economico - ha deciso di adire la Corte Costituzionale sulla presunta incostituzionalità delle leggi regionali che vietano le istallazioni sul territorio di Puglia, Campania e Basilicata.

Le tre Regioni interessate, ovviamente, hanno prontamente risposto all’iniziativa del Consiglio ribadendo il proprio no al nucleare. In particolare, la Basilicata che in più di un’occasione ha avuto modo di manifestare la proprie posizioni in merito:

E’ inconcepibile che il governo possa pensare di realizzare impianti nucleari senza l’assenso della regione interessata

fa sapere Vito De Filippo, presidente della giunta lucana. In effetti, non si capisce come un Governo che fa del federalismo il proprio vessillo possa inascoltare le voci delle Regioni. Scajola ha difeso la propria posizione definendola “necessaria” poiché le tre leggi intervengono in una materia di competenza “concorrente” con lo Stato, e non “esclusiva” delle Regioni, secondo il dettato dell’articolo 117 comma 2 della Costituzione e bloccando un punto fondamentale del governo Berlusconi per ridare slancio alla questione energetica nazionale.

In realtà, ciò che più di ogni altra cosa si teme, è che la posizione assunta da Basilicata, Puglia e Campania, possa essere presa ad esempio anche da altre Regioni riducendo seriamente il numero delle aree effettivamente disponibili per la localizzazione delle numerose centrali nucleari di nuova generazione previste sul territorio…

Via | Barilive
Foto | Flickr

Minieolico: il punto della situazione in Italia

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Informazione Italia Politica Eolico

Piccola turbina eolicaSu Ecoblog abbiamo più volte parlato di minieolico sottolineando come la diffusione di questa tecnologia in Italia avesse serie difficoltà a prendere piede. Lo scorso anno, dopo estenuanti attese, lo Stato ha finalmente reso operativa la tariffa omnicomprensiva per la diffusione del minieolico nel nostro Paese.

Quest’incentivazione prevede in sostanza l’erogazione di una tariffa pari a 0,30 euro per kWh netto immesso in rete, per un periodo di quindici anni dal momento di entrata in funzione dell’impianto. L’incentivo è nettamente inferiore rispetto a quello elargito ai possessori di impianti fotovoltaici, tuttavia, almeno sulla carta, i risultati dovrebbero essere garantiti dal fatto che il piccolo eolico ha in media un costo compreso tra 1.400 e 2.000 euro a kW di potenza installata, rispetto ai prezzi tripli (se non quadrupli) del fotovoltaico.

Eppure c’è un segno meno da registrare. Sembrerebbe infatti che nei primi sei mesi in cui questa incentivazione è stata attivata, i nuovi impianti entrati in funzione siano stati appena 24. Se di goccia nell’oceano si può parlare, il dato è davvero desolante. Attenzione però: probabilmente è ancora presto per dire che il sistema di incentivazione sia un fallimento.

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Fotovoltaico per aziende: dalla Sicilia pannelli integrati per guadagnare in incentivi

pubblicato da Peppe Croce in: Energia Persone Risparmio energetico Rinnovabili Politica Solare

Un brevetto siciliano permetter�  di massimizzare gli incentivi per il fotovoltaico in azienda

Vi siete mai chiesti come mai le aziende italiane non investano molto nelle coperture fotovoltaiche per i propri magazzini, stabilimenti e capannoni? Semplice: perchè a fronte di una spesa ancora impegnativa l’incentivo statale per i pannelli fotovoltaici non completamente integrati nella struttura del capannone è relativamente basso. Così, a parte grandi accordi specifici come quello recente tra Enel Green Power e il Gruppo Marcegaglia, le aziende italiane continuano a snobbare il fotovoltaico.

Ma le cose, a breve, potrebbero cambiare: un’azienda siciliana, per la precisione di Ragusa, che per anni si è sviluppata nel settore dell’alluminio ha da poco brevettato un pannello fotovoltaico totalmente integrato e specifico per i capannoni industriali e i magazzini. L’azienda in questione è la Cappello Alluminio, mentre il sistema brevettato è formato da profilati di alluminio applicabile sulle travi dei capannoni industriali, civili e artigianali, che consente di integrare totalmente i pannelli fotovoltaici che, in questo modo, possono godere degli incentivi statali più ricchi. Si tratta, per l’azienda ragusana, del primo passo nel settore delle rinnovabili ma non dell’ultimo visto che sta per inaugurare un intero reparto di produzione di pannelli fotovoltaici.

Si tratta, quindi, della terza azienda siciliana in pochi mesi a lanciarsi dentro la filiera dell’energia verde, dopo gli annunci del gruppo Moncada Enel e di Enel-Sharp. Curioso, anche per questo motivo, l’atteggiamento dichiaratamente contrario all’energia rinnovabile mostrato da alcuni esponenti politici in Sicilia tra i quali il più noto è Vittorio Sgarbi che ha persino portato Striscia la Notizia proprio a Ragusa per perorare la sua battaglia contro il fotovoltaico. Ancora più curioso è che in questa Sicilia, che ancora non ha capito se nell’economia verde ci vuole entrare o no, sia bastata una puntata di Striscia la Notizia per ritirare l’autorizzazione ad un parco fotovoltaico da 4 Mw precedentemente autorizzato e già costruito.

mercoledì 03 febbraio 2010

Tagli alle emissioni di CO2: si deve fare di più

pubblicato da alessandra in: Clima Associazioni Internazionale Politica EcoComunicazione

Il 31 gennaio era stato fissato dall’accordo di Copenaghen come la data ultima entro cui gli Stati partecipanti al summit avrebbero dovuto presentare i propri impegni per la riduzione dell’emissione dei gas serra entro il 2020. Lo hanno fatto in 55: gli stati membri dell’Unione europea, gli Usa, il Giappone,il Brasile, l’Australia, La Nuova Zelanda, la Cina, l’India e il Sud Africa. E nessuno ha calcato la mano circa le proprie intenzioni (peraltro non giuridicamente vicolanti).

L’Ue, ad esempio, ha proposto un taglio del 20 per cento invece che del 30; mentre la Nuova Zelanda non intende prendere alcuna posizione in merito finché non verrà concordato un obiettivo globale. Quanto alla Cina, non intende modificare il suo obiettivo del 40-45 per cento (che non collide troppo con la spaventosa crescita economica che sta conoscendo in questi anni). Deludente anche la posizione degli Stati Uniti che parlano di una non meglio precisata soglia di riduzione intorno al 17% (rispetto al 2005, appena il 3% rispetto al 1990) senza specificare altro..

Tagli del tutto inadeguati, secondo Bernhard Obermayr (Greenpeace su energia e clima), e insufficienti se si vuole mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. Se non verranno prese misure serie e di più ampio respiro rispetto a quelle presentate con leggerezza il 31 gennaio l’aumento delle temperature potrà superare i 3 gradi C. Sempre secondo Greenpeace, per contenere la temperatura entro i limiti definiti a Copenaghen occorrono tagli drastici di emissioni dell’ordine del 40 per cento unitamente a investimenti “green” pari a 140 miliardi di dollari l’anno a favore dei paesi in via di sviluppo.

Via | galileo
Foto | Flickr

Lo Yasuni National Park al primo posto per la biodiversità

pubblicato da alessandra in: Clima Parchi & aree protette Sud America Politica EcoComunicazione

Immaginate il rumore dell’acqua, non tanto lontano. La sensazione di calda umidità sulla pelle. Accecati da circa un migliaio di specie diverse di alberi. Poi, alzate la testa e vedete il cielo quasi oscurato dal passaggio delle seicento specie diverse di uccelli, il rumore dello loro ali, i loro colori. I suoni. A terra, sui rami. Ovunque. Il silenzioso popolo degli oltre centomila insetti… E’ lo Yasuni National Park, in Ecuador, nuovamente classificato come l’area a maggiore diversità biologica di tutto il Sud America e forse del mondo. A darne notizia, l’associazione no profit Finding Species in collaborazione con molte università del Vecchio e del Nuovo Mondo.

Lo studio ha evidenziato che un solo ettaro di foresta, qui, ospita “in media” 655 specie di alberi. Spostandosi a nord, invece, nella stazione della biodiversità di Tiputini, 650 ettari, sono state contate 247 specie tra anfibi e rettili, 550 di uccelli e 200 di mammiferi. Una spettacolare miniera per la conservazione e lo studio della vita. Il problema, come al solito, è che al suo enorme capitale naturale ne corrisponde uno d’altro tipo, ambitissimo, e “petrolifero”…

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Conto Energia: pronta la nuova bozza per il 2011

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Associazioni Italia Politica Solare

Pannello fotovoltaicoSi tratta solamente di una bozza del Conto Energia, eppure, da più parti, emerge il disappunto per le nuove regole che potrebbero essere operative dal prossimo anno per quel che riguarda il meccanismo di incentivazione alle tecnologie fotovoltaiche in Italia. In attesa del prossimo 11 febbraio, quando la bozza verrà discussa dal Ministero dello Sviluppo Economico con le Associazioni interessate, si delinea un Conto Energia con quote incentivanti ridotte rispetto al regolamento emanato nel 2010.

La premessa è d’obbligo. Se da un lato è vero che il Governo deve far fronte ad un sistema di incentivazione che non può essere infinito nel tempo (perché a pagare sono comunque tutti gli utenti domestici, per intenderci i cittadini) dall’altro è altrettanto vero che per raggiungere gli obiettivi europei il nostro Paese è tenuto più di altri a calcare il piede sull’acceleratore, in virtù di una situazione nel settore delle energie rinnovabili che ci vedono decisamente in ritardo rispetto ad altri Stati membri.

Insomma, la questione non è di facile risoluzione. Intanto questo che segue è il riassunto dei punti principali della bozza sul Conto Energia. In sostanza per gli impianti su edificio fino alla potenza di 3 kW la riduzione è del 5% rispetto alle tariffe in vigore, mentre per quelli a terra si arriva ad una decurtazione del 14%. Altra nota riguarda gli impianti di media potenza (fino a 20 kW), la riduzione in questo caso è nell’ordine del 7-8%, mentre per quelli oltre 1 MW di potenza si arriva al 12%.

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