L'Ue dopo Copenaghen sogna la svolta

Dopo il flop di Copenaghen, l’Ue torna sulla questione dei cambiamenti climatici manifestando la volontà di uno sforzo più deciso per la riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera. Secondo una recente comunicazione della Commissione Europea, il Vecchio Continente dovrebbe prima di ogni altra cosa concentrarsi sull’assistenza finanziaria - 2,4 miliardi di euro annui per il periodo 2010 - 2012 - ai paesi in via di sviluppo al fine di implementare l'utilizzo delle fonti rinnovabili. Inoltre, sarebbe opportuno che davvero, questa volta, l’Ue si faccia portavoce di quanti auspicano un più deciso impegno nei confronti della tutela dell’ambiente soprattutto in vista del vertice di fine anno sul clima che si terrà a Cancun, in Messico. Perché si raggiunga un accordo giuridicamente vincolante per tutti i paesi.

Per questo, è urgente porre in essere azioni concrete nell’ambito della strategia Europa 2020, presentata il 3 marzo, affinché l'Ue si trasformi nella regione mondiale più compatibile con il clima.

fa sapere la Commissione. Inoltre, l’Ue dimostra di voler mantenere il proprio impegno riducendo le proprie emissioni fino al 20% entro il 2020 ma, sottolinea, potrebbe arrivare anche al 30% se altre economie importanti dovessero partecipare equamente allo sforzo globale di abbattimento. Del resto, però, le possibilità che ciò accada sono veramente scarse. Ancora una volta, le parole sono tante, e le azioni concrete poche. Eppure, la Commissione ci tiene a mostrare proprio impegno nella lotta ai cambiamenti climatici tanto da preparare un’analisi delle strategie utili a ridurre del 30% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di Co2 in vista del Consiglio europeo di giugno. Successivamente, verranno delineate le caratteristiche di un programma di transizione utile a edificare una nuova UE a basse emissioni di carbonio non oltre il 2050.

Foto | Flickr

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