La Conferenza di Doha decide sul commercio dell'avorio

Nella giornata di domani si aprirà la quindicesima Conferenza degli Stati contraenti la Cites (Convenzione sulla conservazione delle specie) a Doha, in Qatar. Si discuterà della pesca al tonno rosso, dell'utilizzo scriteriato di legni pregiati quali il palissandro di Rio e quello di Palo Santo e, non da ultimo, del commercio dell'avorio.

Questo fine settimana, il bando mondiale sancito dall'ONU sul commercio di questo "prodotto"potrebbe essere abolito. Ma la percezione è che quest'ultima tematica sia trascurata dai media, dimenticando le cifre di uno sterminio rapace veicolato da una domanda in crescita specialmente sul mercato asiatico. Oltre 40.000 elefanti, in particolare provenienti dalla Tanzania, vengono uccisi e decapitati ogni anno al fine di ottenere avorio (circa 7 kg per ogni esamplare abbattuto) che andranno ad essere smerciati principalmente sul mercato giapponese, indonesiano e cinese. Nel 1989, la Cites ne impose il bando totale dopo che, nei 20 anni precedenti, il massacro aveva conosciute punte di una gravità tale da compromettere l'esistenza dell'intera specie nel continente. Gli elefanti ringraziarono, generosamente, incrementando la propria popolazione e facendo la fortuna di molti Stati - tra cui la stessa Tanzania che deve il 17% del proprio Pil proprio agli introiti legati al turismo. Poi, lentamente, alcuni Paesi hanno ottenuto di vendere le quote di avorio provenienti dalle carcasse di animali morti per cause naturali e la situazione è nuovamente precipitata col beneplacito dei bracconieri.

Dal 2002 la popolazione dei pachidermi ha riconominciato a declinare in maniera considerevole. Oggi, Tanzania e Zambia esercitano pressioni sulle Nazioni Unite per ottenere deroghe speciali al bando ma un altro gruppo di stati africani, più lungimiranti, sta manifestando la propria totale opposizione a questo progetto chiedendo, al contrario, una messa al bando dell'avorio per almeno altri 20 anni. Hanno il nostro totale appoggio.

Via | bloodyivory
Foto | Flickr

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