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Legambiente, Rapporto Mal'Aria: industria e traffico i grandi killer

Pubblicato: sabato 13 marzo 2010 da Peppe Croce

Legambiente presenta il rapporto Mal'Aria industriale

Legambiente ha presentato il rapporto Mal’Aria industriale 2010, cioè lo studio sulla qualità dell’aria e sulla quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria che quotidianamente respiriamo. Lo studio, come si intuisce dal nome, si focalizza sull’apporto dell’industria pesante e dell’energia all’inquinamento totale.

Apporto pesante, anzi pesantissimo visto che è proprio l’industria il settore della nostra economia che emette più veleni. La cosa è ancor più vera se si analizzano alcuni tipi di sostanze inquinanti, come i metalli pesanti e le diossine. Quanto a emissioni di questi due tipi di veleni, che in realtà sono due grandi categorie con centinaia di sostanze al loro interno, la grande industria italiana non teme confronti.

Il rapporto Mal’Aria 2010, però, prende in considerazione anche il contributo fornito dagli altri settori. Leggendo i dati si scopre che se l’industria è prima, il traffico veicolare è secondo. Tolti i trasporti commerciali sarebbe ora di iniziare a pensare seriamente, anche in Italia, a qualche forma di mobilità sostenibile.

Tornando, però, all’industria Legambiente fa anche l’elenco degli impianti più pericolosi: l’acciaieria Ilva di Taranto, la raffineria Eni di Gela, l’area industriale di Augusta-Priolo-Melilli, l’area industriale di Milazzo e della Valle del Mela nel messinese, il centro Oli di Viggiano nel potentino, la raffineria Api di Falconara Marittima nelle Marche, la Thyssen Krupp Acciai Speciali di Terni, il cementificio di Guidonia, la ferriera Lucchini di Servola-Trieste, il polo siderurgico di Vallese di Oppeano in provincia di Verona e il polo chimico di Mantova.

Salta all’occhio l’abbondanza di impianti killer al centro-sud e la preponderanza del settore chimico-energetico. Tutti impianti sottoposti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), prevista dal decreto legislativo 59/2005 di recepimento della direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) sulla prevenzione e il controllo integrato dell’inquinamento industriale. La Commissione Aia del Ministero dell’Ambiente, però, è ferma al palo: sfogliando i dati di Legambiente si scopre che su 191 impianti sottoposti a procedura di Aia, solo per 41 di essi è stata effettivamente rilasciata l’autorizzazione.

Via | Legambiente
Foto | Flickr

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