
I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.
L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:
“La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.
A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.
via | Giornalettismo
gbettanini
22 mar 2010 - 10:48 - #1Guardiamo in faccia la realtà:
Qui non si tratta di difendere nessun posto di lavoro in quanto il posto di lavoro i precari dell’ISPRA non l’avevano.
Erano precari come sono precari migliaia di giovani nelle università italiane.
Dovendo scegliere come allocare fondi per la ricerca, soprattutto nell’ attuale situazione economica del nostro paese prima dei precari dell’Ispra andrebbero tutelati tutti quei ricercatori od aspiranti tali laureati in fisica, chimica ingegneria che lavorano nei diversi ambiti della ricerca applicata, in grado di fare una ricerca che produce brevetti e che sono in grado di dare impulso alla competitività delle aziende sullo scenario internazionale, le loro ricerche richerche hanno un alto valore aggiuto.
La tutela e la ricerca sull’ambiente purtroppo ha mediamente un basso valore aggiunto e va considerata una ricerca di secondo piano.
Quello che sfruttano i ricercatori dell’ispra è il loro numero, l’organizzazione e l’appoggio politico che permettono loro di fare più rumore rispetto a chi giornalmente si confronta con la fatica della ricerca in piccoli laboratori universitari.
Se gli aiuti arriveranno all’Ispra e non agli altri c’è solo da essere tristi.
bettogreen
22 mar 2010 - 11:02 - #2“La tutela e la ricerca sull’ambiente purtroppo ha mediamente un basso valore aggiunto e va considerata una ricerca di secondo piano.”
non pensavo che la salvaguardia della salute strettamente collegata alla tutela ambientale fosse da considerare di secondo piano…basso valore aggiunto?….bello ragionare come 30 anni fa.
gbettanini
22 mar 2010 - 11:04 - #3@ bettogreen
Purtroppo le regole dell’economia da 30 anni a questa parte non sono cambiate.
marcopagni73
22 mar 2010 - 12:05 - #4Ma l’ambiente si…….
bettogreen
22 mar 2010 - 12:24 - #5@Bettanini
in parte hai ragione, ma il discorso è capire se bisogna continuare a considerare le spese sanitarie strettamente correlate alla tutela ambientale come di scarso interesse. Le regole dell’economia le fanno gli uomini, non sono dettate dall’alto.
Se cominci a scaricare sulle aziende i danni alla salute (le famose esternalità) vedi che tante certezze in economia cadrebbero.
L’oggettivo miglioramento ambientale che si è avuto in particolare in alcuni paesi europei è dovuto proprio all’attenzione che la materia ambientale ha cominciato ad avere dagli annio 70.
Comunque la storia umana insegna che tutto è destinato a cambiare e ad evolversi (non sempre in meglio), non credo che l’economia debba discostarsi da questo e rimanere un campo statico. Certo finché le regole verrano sostanzialmente dettate dai pochi in realtà interessati al mantenimento dello status quo difficilmente le cose potranno cambiare.
mago16
22 mar 2010 - 13:04 - #6L’antistato che governa colpisce ancora…
alsoinmybackyard
22 mar 2010 - 13:05 - #7Ma come si fa anche solo a pensare di dire una roba simile “La tutela e la ricerca sull’ambiente purtroppo ha mediamente un basso valore aggiunto e va considerata una ricerca di secondo piano”.
Le malattie e gli incidenti mortali hanno un alto valore aggiunto perchè muovono l’economia, e allora??? Schiantarsi con l’auto il sabato sera fa PIL, e allora????
A parte questo commento bislacco, dall’ISPRA passano molte attività importanti non solo a livello nazionale ma anche internazionale, ed anche all’ISPRA si fa ricerca.
Il vero problema è che se l’ISPRA è indipendente potrebbe rompere le scatole in qualche occasione e per questo si vuole “inglobare” nel ministero dell’ambiente. Nulla di +, nulla di -.
Mauriziosat,9
22 mar 2010 - 13:16 - #8SCUSATE magari sono io ignorante .
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MA …..MI CITATE UNA ….DICO UNA SOLA SCOPERTA DI QUESTI FANTOMATICI RICERCATORI AMBIENTALI ?.
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e dico una scoperta ….un brevetto ….QUALCOSA DI TANGIBILE …..non la solita lagna cantilenosa e farlocca sul riscaldamento globale e sul fatto che non ci siano più le mezze stagioni.
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a mio modesto parere questi sono solo una piccola lobby di potere e voti per il vecchio Pecoraro Scanio .
INSOMMA ….UNA MAFIETTA ….BEN PROTETTA….
nulla di più……………nulla di meno
gbettanini
22 mar 2010 - 13:19 - #9In un mondo perfetto e dalle risorse infinite od in cui i ricercatori sull’ambiente lavorassero pro-bono avreste ragione voi….
Ma ci vuole un atteggiamento pragmatico e sebbene le cose che ho scritto siano cose che nessuno può dire apertamente in nessuna sede ufficiale purtroppo le attività di ricerca non sono tutte uguali ed hanno ricadute e potenzialità diverse per la nostra economia, cosa di cui chi governa deve tenere ben conto.
Per quanto mi renda conto che la cosa sia impopolare alcuni cervelli pesano più di altri e se fuggono è molto peggio.
gbettanini
22 mar 2010 - 13:32 - #10@ bettogreen
I danni alla salute sono certamente un’importante esternalità di gran parte delle attività produttive, la tutela dell’ambiente è normata per legge e già ci sono diversi organi di polizia che ltengono sotto cotrollo il territorio e le attività produttive. Francamente non vedo come indispensabile il contributo di enti terzi che si occupino della cosa.
Il miglioramento delle tecnologie produttive che comporteranno maggiore efficienza e minore inquinamento è nelle mani della ricerca di ‘prima fascia’ che indicavo prima… non mi sembra che ci sia bisogno di una ricerca di ’seconda fascia’ che indichi con il dito dove gli altri debbano intervenire.
bettogreen
22 mar 2010 - 14:21 - #11Senza la seconda fascia (come la chiami tu) la prima fascia non sarebbe in grado di valutare i rischi e l’inquinamento motivo per cui non ci sarebbe alcuna spinta ad un minore inquinamento.
Chi si occupa di materia ambientale è colui che è in grado di capire (non sempre in maniera certa) nel suo complesso il sistema ambiente. L’ingegnere è quello che trova la soluzione. Il problema è che in Italia gli ingegneri si occupano di campi che non li riguardano, a danno di ambiente e salute.
Se noi non conosciamo il problema, perché dovremmo trovare una soluzione?
La tutela dell’ambiente è normata per legge anche grazie ad una maggiore consapevolezza sul tema ambiente e quelle leggi si basano sulle attuali conoscenze in quel campo, conoscenze che possono essere migliorate solo dalla ricerca (non certo dalla polizia, che ha altri compiti).
Con le attuali regole o meglio gli attuali indicatori dell’economia paradossalmente uno stato aumenta la sua ricchezza grazie alla criminalità ed ai malati.
In questa logica è chiaro che la ricerca in campo ambientale assume un ruolo marginale, anzi dannoso…
vac
22 mar 2010 - 14:31 - #12Seconodo Gbettanini sono spesi bene solo i soldi che vanno per il nucleare.
Forse dimentica che respiriamo aria e ci cibiamo di prodotti che derivano dalla terra.
gbettanini
22 mar 2010 - 15:36 - #13E’uno sbaglio essere convinti che una visione olistica del mondo sia più completa di una visione meccanicistica…. Ovvero che chi ha una visione d’insieme vede più cose di chi conosce in dettaglio come i vari aspetti (agraria, scienza dell’atmosfera, geologia, chimica, fisica, idraulica, ingegneria applicata……).
L’approccio olistico (o tutt’assieme) alla soluzione dei problemi ambientali è una bufala. Almeno quanto lo è in medicina.
Mauriziosat,9
22 mar 2010 - 20:46 - #14nessuno ha ancora risposto
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QUESTI …..”RICERCATORI”…..COSA HANNO INVENTATO-SCOPERTO-BREVETTATO ?
negli ultimi 10 anni ?
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CHE IO SAPPIA ………….NIENTE DI NIENTE.
quindi sono inutili ….liberiamocene.
marcopagni73
22 mar 2010 - 21:31 - #15Giusto…liberiamocene.I disoccupati che vadano a lavorare al nero e le disoccupate si trovino un marito miliardario……è così che si risolve i problemi.
bettogreen
22 mar 2010 - 22:06 - #16Bettanini nessuno ha parlato di approcci migliori. L’approccio olistico è importante per capire il problema nel suo insieme. Non è possibile considerare l’ambiente senza considerare le connessioni tra i vari comparti, tra ecosistemi, tra uomo e natura… Sto parlando della comprensione dei problemi, non delle soluzioni, che ne sono diretta conseguenza.
Mauriziosat,9
22 mar 2010 - 22:28 - #17MARCOPAGNI ……lo paghi tu , il ricercatore che non ricerca nulla ?
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se lo paghi tu …..puoi anche tenerlo ….
quello che viene pagato con le mie tasse …..MANDIAMOLO VIA …
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PREFERISCO DARE I SOLDI DELLE MIE TASSE A QUALCUNO CHE LO STIPENDIO SE LO GUADAGNI.
marcopagni73
22 mar 2010 - 23:06 - #18Lo confesso…anche qui l’ho fatto apposta.Era un occasione troppo ghiotta…….se ti consola sono pienamente d’accordo con te!
gbettanini
23 mar 2010 - 00:58 - #19@bettogreen
Se hai una fitta al petto puoi andare da un bravo cardiologo o dal medico olista che ti cura con l’omeopatia…. con la piccola controindicazione che se hai davvero qualcosa nel secondo caso ci lasci le penne.
L’approccio olistico è new age…. la scienza è tutta un’altra cosa.
Mauriziosat,9
23 mar 2010 - 09:20 - #20lasciamo sta cosa “olistica ” ai creduloni fricchettoni ……….please.
bettogreen
23 mar 2010 - 11:47 - #21Lo studio dell’ ambiente non può prescindere dalle interazioni tra specie e tra specie ed il loro habitat (insieme di fattori biotici e abiotici). L’ambiente è catatterizzato da sistemi complessi. Questo è un fatto, tanto che il ramo scientifico a tema ambiente si occupa di questo. Dalla biologia all’ecologia, dalla zoologia alla botanica, dalla fisica dell’atmosfera alla climatologia, fino allo studio degli impatti ambientali, uno studio serio non puo prescindere dal considerare tutta una serie di interazioni e contributi. Un approccio prettamente meccanicistico non ha senso in questi argomenti. Tu cmq continui a farmi esempi di soluzioni a problemi, ma la soluzione di un problema è tanto piu efficace quanto di quel problema si conoscono i vari aspetti. Se parliamo di problemi ambientali un approccio complessivo del problema è fondamentale per la sua comprensione, non è la cura al problema. Dell’omeopatia non ti saprei dire e non è certo un argomento su cui ho alcun diritto a esprimere opinioni (o quantomeno certezze, come fai tu). Quello che posso dire è che è indubbio che il rispetto dell’ambiente (considerando l’ uomo all’interno del sistema natura, da non considerarsi come due entità separate) non puo non comportare dei miglioramenti sulla salute umana. Che sia approccio olistico, meccanicistico o non so cos’altro poco mi importa. Al momento sono poco interessato a questioni di filosofia della scienza…
gbettanini
23 mar 2010 - 13:37 - #22@ bettogreen
Chiacchiere.
gbettanini
23 mar 2010 - 14:23 - #23…. nel senso che il tuo approccio è assolutamente ascientifico. Mi rendo conto che la cosa dia fastidio e sia poco poetica ma il mondo reale funziona in base alle leggi della fisica e della chimica e nel mondo reale l’omeopatia non funziona.
Che poi ci siano realzioni complesse che non abbiamo ancora ben compreso sono perfettamente d’accordo (si veda la scienza del clima) ma la scienza si deve affinare ed ulteriormente specializzare… altro che visione d’insieme.
bettogreen
23 mar 2010 - 15:29 - #241) l’approccio ascientifico è quindi quello su cui si basano molte materie scientifiche attuali. Ora mi domando quale preparazione scientifica tu abbia…altrimenti ti consiglio un po di corsi dell’università, quelli in cui si cerca di studiare il mondo reale, non le macchine…quando ho studiato sistemi dinamici non lineari, equazioni differenziali, i modelli matematici applicati allo studio delle popolazioni, Lotka-Volterra, le mappe logistiche, o i metodi per valutare gli impatti sulle popolazioni fino alla chimica (organica e non) ambientale nessuno mi ha mai detto che stavo studiando bufale ascientifiche….ne prendo atto.
La chimica, la fisica e la matematica di base sono fondamentali per garantire una migliore comprensione di componenti che non sono a se stanti, ma che interagiscono fra loro. Se uno studia l’ambiente che ci circonda non puo fare a meno di considerare cio….capisco che è complesso e capisco che chi non ha una preparazione scientifica specifica trovi difficoltà a familiarizzare con questi concetti, ma questo è….
2) insisti con l’omeopatia, di cui non ho mai parlato e di cui non mi interessa parlare
Il fatto che ritorni su questo discorso mi fa pensare nel migliore dei casi che stiamo parlando di cose differenti e non ci stiamo capendo.