Per la Cites la tutela del mare non è una priorità

Ennesimo fallimento alla Conferenza Cites a Doha. Se dopo l'appoggio a rinoceronti ed elefanti, per un istante, ci era stato possibile sperare che la tutela della biodiversità fosse almeno contemplata nelle agende governative, l'esito fallimentare ci ricorda che sono solo le leggi del mercato a decidere. Nessun controllo rafforzato sulle attività di pesca e sul commercio internazionale degli squali e del corallo, dunque.

La Cites - nata con lo scopo di tutelare le specie animali e vegetali a rischio - ha chiuso il consesso internazionale votando allegramente contro la sensata proposta portata avanti dalle Isole Palau e finalizzata a inserire lo Squalo martello smerlato (Sphyrna lewini), lo squalo martello maggiore (Sphyrna mokarran) lo squalo martello comune (Sphyrna zygaena ), lo squalo longimano (Carcharhinus longimanus) e lo spinarolo (Squalus acanthias ) nell'Annex II, dando una chance a questi pesci in modo da resistere all'assalto delle "buone forchette del mare" che non rinuciano alle loro "zuppe di pinne", causa prima della terribile pratica del finning. Solo lo smeriglio (Lamna nasus) è riuscito a entrare nell'agognata Appendice II.

Eppure, ogni anno, la strage di questi intensi predatori è immane: tra i 25 e i 73 milioni rimangono uccisi per "errore" nelle reti o perché braccati per il gusto delle loro carni. E l'Europa non è da meno rispetto al continente asiatico: in Francia come in Gran Bretagna lo smeriglio è "una qualità" pregiata cui corrisponde una richiesta considerevole. Stessa sorte del tonno, quindi, e del corallo, equiparate a merci e non a specie di vita tutelate da specifiche normative...

Via | Sharckalliance
Foto | Flickr

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