Inquinamento ed omicidi in Nigeria: Shell chiede scusa. Ma è una bufala

Uno scherzo che è anche una provocazione. The Yes Men, un gruppo di attivisti che si autodefiniscono "un'associazione poco strutturata di circa 300 impostori sparsi nel mondo" e che praticano la cosiddetta "identity correction" spacciandosi per gente importante che pronuncia discorsi rivoluzionari, ha preso di mira la compagnia petrolifera Shell.

La multinazionale del petrolio, da tempo, è nel mirino di ambientalisti e attivisti per i diritti umani (tra gli altri anche Amnesty International) a causa delle sue attività nell'area del Delta del Niger. Una regione che trabocca di petrolio all'interno della quale operano quasi tutte le maggiori compagnie mondiali dell'energia. L'accusa rivolta a Shell è quella di aver pesantemente inquinato l'area, compromettendo lo sviluppo delle popolazioni indigene. Ma non solo: accuse ben più gravi parlano addirittura dell'omicidio di alcuni ambientalisti.

In attesa che qualcuno faccia luce su queste pesantissime accuse, ma senza dimenticare che Shell ha già pagato un risarcimento per la morte di un attivista, The Yes Men ha tirato il sasso nello stagno e ha fatto in modo che mezzo mondo parlasse del difficile rapporto tra Shell e il Delta del Niger. I 300 impostori hanno messo su un sito web, ovviamente falso come una moneta da tre euro e trentatré centesimi, dal nome assai significativo: Shell apologises.

Poi hanno girato un video in cui un fantomatico Bradford Houppe, sedicente Vice-President di un altrettanto sedicente Comitato per gli affari etici di Shell ammette tutto, si scusa e lancia una nuova era nei rapporti tra l'azienda e le popolazioni vittime dell'inquinamento. Un falso d'autore, quindi, che ha fatto il giro del mondo.

A diffondere la notizia della bufala anche in Italia ci ha pensato l'associazione Salva le foreste che, però, oltre alla colossale balla riporta anche la verità, che è molto meno bella e divertente della finzione: gli indigeni del Delta del Niger hanno citato in giudizio davanti al tribunale internazionale dell'Aia i vertici della Shell. Come riporta Salva le foreste

a citare in giudizio la Shell, sia in Nigeria che in Olanda, sono quattro contadini e pescatori nigeriani, il cui ambiente è stato distrutto dagli sversamenti di petrolio degli oleodotti della Shell, e che chiedono ora che sia loro pagata la giusta compensazione per i danni subiti. Richiedono inoltre che la Shell avvii una completa operazione di bonifica

Via | Salva le foreste
Video | The Yes Men

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