Avanza la trivella nei luoghi di Montalbano, ma la Soprintendenza blocca tutto

La Soprintendenza blocca le trivelle nei luoghi di Montalbano

Il sud-est siciliano è nuovamente nelle mire delle multinazionali del petrolio. Da alcune settimane, in contrada Cammarana in territorio di Ragusa (a due passi dallo splendido Castello di Donnafugata, cioè la villa del mafioso del "Commissario Montalbano") c'è un via vai di ruspe e camion per una grossa operazione di sbancamento e movimento terra.

Proprietaria del cantiere, immerso nella campagna e accerchiato dalle masserie che nel silenzio producono migliaia di litri al giorno di latte fresco e quintali di formaggio caciocavallo ragusano Dop, è niente di meno che l'Eni. A quanto pare, ma l'Eni né smentisce né conferma, si starebbero costruendo delle cisterne per contenere gli idrocarburi e, a breve, si dovrebbe piazzare la classica trivella per estrarre petrolio o gas naturale.

L'azienda fa sapere che ha tutte le carte in regola, e non ci sono motivi per pensare che non sia così: in Sicilia, da tempo, le trivelle sono molto ben viste dagli amministratori locali e regionali e persino dalle Soprintendenze. Questa volta, però, qualcosa è andato storto e la trivella si è fermata perchè un consigliere comunale di Ragusa, Giovanni Iacono di Idv, si è accorto dei camion che facevano vai e vieni e ha messo in mezzo la stampa locale.

Iacono, tra l'altro, allarga lo sguardo e mette in relazione il fervore delle trivelle con le forti opposizioni che da più parti vengono mosse al Parco degli Iblei. Un parco ancora non nato e che, a causa dei niet degli amministratori locali ragusani, rischia di non vedere mai la luce. Spiega Iacono:

Il problema nasce dalla Regione Siciliana perchè le concessioni rilasciate per poter fare le trivellazioni in provincia di Ragusa, in contrada Cammarana rischiano di creare una situazione disastrosa. Il problema di fondo però è un altro; si capisce meglio la motivazione principale contraria al Parco degli Iblei; perchè si andrebbero a toccare degli interessi di natura economica. Legittimi, perchè da questi aspetti derivano utilità importanti a livello economico. Ma è opportuno ricordare nello stesso tempo che con le trivellazioni si rischia la distruzione del territorio ibleo. Gli alberi di carrubbo, in questa zona, non ci sono più anche se, si dice siano stati piantati altrove. I muri a secco non esistono più, e un bellissimo scenario a carrubbeto, limitrofo al Castello di Donnafugata, si trova oggi devastato totalmente

L'eco avuto dai lavori di sbancamento nelle campagne ragusane, però, hanno sortito l'effetto sperato. O almeno hanno fatto guadagnare tempo: la Soprintendente di Ragusa Vera Greco ha bloccato il cantiere, ipotizzando che si sia "allargato" troppo e sia andato a sforare la fascia di rispetto di 150 metri dal vicino torrente Petraro, mentre l'assessore regionale ai Beni Culturali Gaetano Armao ha dichiarato:

Faremo di tutto per tutelare l'area dei monti Iblei. Uno straordinario angolo di Sicilia che e' del tutto incompatibile con le attivita' legate all'estrazione di idrocarburi

L'onorevole del Pdl Fabio Granata, notoriamente assai poco simpatizzante nei confronti delle trivelle, ha invece dichiarato che porterà la questione sul tavolo del Ministro Stefania Prestigiacomo. Vedremo, nel frattempo ruspe e camion si sono fermate. Le pregiate vacche ragusane, invece, continuano a fare latte e caciocavallo...

Via | Corriere di Ragusa, La Città

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