Bio pellets al profumo di arance siciliane

Dalle arance siciliane il bio pellet

Secondo i ricercatori dell'Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del CNR, grazie al progetto Refolo, la prossima stagione invernale potrebbe essere più calda e a costi contenuti. Come? Producendo bio pellet con gli scarti degli agrumi siciliani.

Spiega Paolo Plescia, lo studioso l'ideatore della produzione di biopellet dagli scarti degli agrumi, come avviene il processo:

Attraverso un sistema di disidratazione spinta gli scarti vengono ridotti in polvere e, attraverso una compattazione a freddo, trasformati in combustibile sotto forma di pillole di 3 centimetri, che possono essere usate nelle stufe e negli impianti. I biopellet ottenuti hanno un potere calorifero dai 16 ai 20 Mega Joule per kg, dunque uguale o superiore a quello del legno, a differenza del quale però non contengono metalli né cloro o solfo e hanno una percentuale di cenere minore. Inoltre, nel caso degli agrumi, mantengono l'aroma di origine.

Il problema è questo: le aziende che lavorano gli agrumi hanno a che fare con una vera e propria montagna di rifiuti, le bucce della frutta da smaltire, il cui costo incide notevolmente sull'intero processo di lavorazione. I rifiuti rientrano nella categoria "speciali ma non pericolosi", non trovando però posto nel compostaggio per problemi chimici.

Del milione di tonnellate agrumi prodotto ogni anno in Italia ne finiscono in discarica 300mila tonnellate e da qui l'idea dei ricercatori di riusare questi ingenti quantitativi di materiale organico per produrre biopellet. Il processo può essere applicato a molti altri scarti derivati dai processi produttivi dell'industri agroalimentare quali cerali, viti ecc. Il prossimo passaggio ora e traslare il processo su scala industriale attraverso la collaborazione con la Arcobaleno A Srl, azienda siciliana che proporrà sul mercato il bio pellet al profumo di arance siciliane.

UPDATE: 16-04-10
Ho scritto al dott. Plescia in merito alla frase contestata dal lettore edimattioli a proposito dell'impossibilità di usare le bucce degli agrumi nel compostaggio. Ecco la risposta:

Salve,
Anzitutto i biopellet di cui si parla sono materiali combustibili per stufe domestiche assolutamente simili ai pellet convenzionali.
I composti chimici di cui si parla nel comunicato, in merito al mancato compostaggio, sono essenzialmente pectine e alcoli, che non sono molto compatibili con i batteri che lavorano in un impianto di compostaggio. Non ci sono metalli o diossine o altro, se è questo che preoccupa. Il biopellet è un prodotto nuovo, molto meno tossico dei pellet di legno che si porta dietro i metalli pesanti presenti spesso nelle terre di origine, in particolare se derivano da colture nei Paesi dell'Est Europa, insieme a vari radioisotopi

Via | Almanacco della Scienza
Foto | Flickr

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