Gianni Minoli intervista Fulvio Conti, AD Enel e alfiere delle centrali nucleari

Il tragico incidente di Chernobyl, secondo Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, è la causa del cattivo rapporto che gli italiani hanno con l'atomo. Lui che ama definirsi a Gianni Minoli durante l'intervista per "La storia stiamo noi" l'alfiere del nucleare piuttosto che il sacerdote (etichetta che gli ha cucito Greenpeace), crede che l'unico costo sociale del nucleare sia la diseconomia, cioè il fatto che l'Italia sia costretta ad acquisire energia o materie prime per la produzione di energia dall'estero.

Il ragionamento è semplice: se acquistiamo energia nucleare dalla Francia perché non dobbiamo iniziare ad autoprodurla? E ancora: con il nucleare non ci sono emissioni di CO2; Ha detto Conti: "il nucleare non è la soluzione ma senza nucleare non c'è soluzione" per cui sono necessarie anche le rinnovabili con il fine di creare un mix di energie in grado di rendere possibile sia l'autonomia energetica, sia di coprire il fabbisogno energetico e last but non least, sganciare la produzione dal petrolio; il nucleare sarà il patto con le future generazioni.

A Minoli vorrei dire che la sua intervista è stata costruita come una deliziosa promenade pubblicitaria che mi puzza molto di spot. Possibile che a Minoli non sia saltato in mente di chiedere a Conti se le generazioni future saranno felici di accollarsi le scorie nucleari? Se è proprio sicuro che l'impresa valga la spesa? Se l'Italia non possa davvero contare su una rete efficiente di risparmio energetico abbinato a energia prodotta da fonti rinnovabili.

Dopo il salto il resto dell'intervista. Grazie a ricangelici per la segnalazione.

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