Disastro della piattaforma nel Golfo del Messico, Obama: BP dovrà pagare per il danno ambientale

Dalle foto della Nasa, diffuse ogni giorno attraverso il sito web dell'agenzia, emergono chiaramente le dimensioni del disastro ambientale della piattaforma petrolifera della BP affondata nei giorni scorsi. Dalle reazioni della politica americana, invece, emerge la difficoltà di porre un argine al problema.

L'ipotesi di bruciare il petrolio in mare, per evitare che devasti centinaia di chilometri di coste, è al vaglio ora dell'amministrazione Obama che ha chiesto l'intervento delle forze armate e ha inviato sul posto tre ministri di peso: il Segretario degli Interni Ken Salazar, il Segretario della Sicurezza Nazionale Janet Napolitano e l’amministratore per la protezione ambientale Lisa Jackson.

Nel frattempo, però, Obama ha chiesto e ottenuto che i costi economici della bonifica vengano pagati da BP, responsabile del disastro. Secondo il Washington Post, però, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l'amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.

Secondo il consulente per l'energia Carol Browner, infatti, l'America "deve trarre insegnamento da questo incidente" anche se, almeno per il momento, il piano di rilancio delle trivelle non sembra sia stato messo in dubbio.

Le ricerche di petrolio e gas naturale in mezzo al mare, però, sono una questione internazionale e non solo statunitense: come dimenticare, infatti, che anche nel mar mediterraneo si continua a cercare ed estrarre idrocarburi, non ostante le critiche degli ambientalisti e di alcuni politici.

Un fronte, quello del no, che certamente trova una triste ma robusta sponda nel disastro della Deepwater Horizon.

Via | Washington Post, White House
Video | White House

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