Piattaforme off shore: tutti i rischi che corre l'Italia


Visualizza Piattaforme Marine in una mappa di dimensioni maggiori

Mentre i primi seri danni ecologici ed economici del disastro della Deepwater Horizon cominciano a manifestarsi, anche in Italia monta la polemica contro le piattaforme petrolifere off shore. A lanciare un primo allarme, e una proposta concreta, è il Wwf.

L'associazione ambientalista, infatti, ha chiesto al ministro delle Sviluppo economico, Claudio Scajola, maggiori informazioni sul recente decreto del 26 aprile sulla semplificazione delle autorizzazioni per le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi in terra, in mare e nella piattaforma continentale.

Tale decreto è stato salutato da Scajola come un grande risultato per l'Italia:

E’ un nuovo passo avanti verso una politica energetica più efficiente, che valorizzi anche il patrimonio dei giacimenti nazionali di idrocarburi con lo scopo di assicurare al nostro Paese una maggiore sicurezza energetica e ai cittadini e alle imprese un costo dell’energia più basso: non possiamo continuare a pagare il 30% in più rispetto agli altri Paesi europei

Ma per il Wwf i rischi sono molto più grandi dei benefici:

Il WWF chiede forti rassicurazioni sul fatto che la valutazione di impatto ambientale, necessaria nel caso di trivellazioni a scopo di ricerca come quella approvata nel Golfo di Taranto, sia stata fatta nel migliore dei modi e che ogni misura di prevenzione sia stata adottata per limitare e mitigare i danni che ogni trivellazione in ogni caso comporta

Tutto questo, continua il Wwf, perchè il Mediterraneo è un mare molto particolare

Ricordiamo infatti che il Mediterraneo, una delle 200 ecoregioni a più alta biodiversità del mondo, è tutt'ora uno dei mari con la più alta concentrazione di idrocarburi dovuti non a disastri ma al cronico sversamento di petrolio effettuato illegalmente dalle navi cisterna. Quasi un quarto delle petroliere del mondo passa dal Mediterraneo

E per capire quali siano i reali rischi che corrono le coste italiane nel grande affare delle trivellazioni off shore basta guardare la mappa delle piattaforme (petrolifere e gasifere) attualmente attive nei nostri mari. Il lavoraccio di raccogliere le informazioni su ogni singola piattaforma è stato fatto dal Comitato abruzzese difesa beni comuni che ne ha contate ben 115, in gran parte al largo delle coste adriatiche e siciliane.

Il "lavoraccio", però, è utile due volte: oltre al numero delle piattaforme, infatti, la mappa riporta anche alcune informazioni molto utili come il proprietario dell'impianto di estrazione e la data di messa in funzione. Bene, anzi male: la maggior parte sono dell'Eni e molte superano i trent'anni di età con qualche matusalemme del 1968.

Non hanno fatto la rivoluzione, speriamo non facciano un disastro...

P.S. Oltre alle 115 piattaforme attive gli amici abruzzesi ne hanno contate altre 54 dismesse.

Via | Wwf, Comitato abruzzese difesa beni comuni, Ministero dello Sviluppo economico

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