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Si riaprirà la caccia legale alle balene?

Pubblicato: martedì 04 maggio 2010 da alessandra

In questi giorni la IWC, the International Whaling Commission, ha fatto sapere che intende discutere con i paesi membri circa la possibilità di riaprire una “moderata” caccia alla balene, attraverso la definizione di apposite quote. In questa maniera, dunque, si arriverebbe al paradosso secondo il quale paesi come l’Islanda, il Giappone e la Norvegia che, da sempre, hanno aggirato i divieti imposti nel 1986 appellandosi ora alla “ricerca scientifica“, ora a obiezioni di tipo giuridico, si troverebbero ad essere premiati. Nonostante la moratoria, infatti, negli ultimi 24 anni è stata posta in essere la mattanza di almeno 35 mila balene. Secondo la Commissione, una controllata riapertura della caccia a questi grandi cetacei consentirebbe di abbassare questi pararametri di almeno 6 mila - 10 mila unità.

Più in dettaglio, la proposta che sarà discussa e votata dagli 88 stati membri nell’ambito della riunione annuale dell’Iwc, ad Agadir, in Marocco, dal 21 al 25 giugno 2010, prevede in capo a Giappone, Islanda e Norvegia, un diritto di pesca legale a danno delle balene, per 10 anni. Per tutte le altre nazioni, invece, dovrebbe permanere il divieto già stabilito nel 1986. Il Giappone, inoltre, avrebbe la possibilità di uccidere, per ogni anno del primo quinquennio, non più di 530 esemplari di balenottere minori. Nei 5 anni successivi, il numero consentito verrebbe dimezzato. Quote inferiori sono già state previste anche per Islanda e Norvegia…

Al di là della follia concettuale della proposta che elargisce premi piuttosto che sanzioni a chi agisce in chiara opposizione a convenzioni internazionali, e delle ovvie riflessioni di carattere etico, oltre alla mancanza di parametri di tipo scientifico nella definizioni delle quote, ciò che lascia perplessi è soprattutto la facilità con cui l’ICW consegna il Santuario delle balene dell’Oceano meridionale - posto principe per l’alimentazione e la riproduzione di megattere e cetacei di varia natura - agli Stati cacciatori dimenticando che, in quell’area, il divieto alla pesca era stato suggerito proprio in virtù del suo fragilissimo equilibrio ecologico e del suo ruolo preponderante nella conservazione della specie. Greenpeace, WWF e Sea Sheperd sono già sul piede di guerra…

Via | Environment news service
Foto | Flickr

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