Nei mari italiani due piattaforme dello stesso produttore della Deepwater Horizon

Nei mari italiani due piattaforme dello stesso produttore della Deepwater Horizon

Due delle tre piattaforme petrolifere attive nel Mediterraneo italiano (le restanti 112 estraggono gas) sono state costruite da Transocean, la stessa multinazionale che ha costruito la Deepwater Horizon andata a fondo la settimana scorsa nel Golfo del Messico.

Potrebbe essere questo il motivo della convocazione di Eni ed Edison da parte del ministro dello Sviluppo economico Scajola che, ieri sera, ha bloccato ogni ulteriore autorizzazione per le piattaforme off shore e ordinato ispezioni su quelle già attive.

Le due piattaforme italiane della Transocean sono la D.R. Stewart e la GSF Arctic III e, stando alle informazioni fornite dall'azienda aggiornate ad aprile 2010, sono entrambe ancora attive nello specchio di mare italiano.

Si tratta, è bene dirlo per evitare allarmismi, di due modelli diversi tra loro ed entrambi diversi dalla Deepwater Horizon. La piattaforma affondata nel Golfo del Messico, infatti, come dice lo stesso nome lavora in acque profonde mentre le due "italiane" galleggiano a poche decine di metri dal fondale.

Per sapere se queste piattaforme sono sicure come si dice, o insicure come la Deepwater Horizon, si dovrà aspettare l'esito delle ispezioni dei tecnici del Ministero che saranno effettuate a bordo delle piattaforme il 6 e il 7 maggio.

Non si capisce, però, che senso abbiano delle ispezioni annunciate a mezzo stampa tre giorni prima. Si capisce benissimo, invece, il motivo che ha portato Bp, come rende noto il giornale di settore Staffetta Quotidiana, a tentare di scaricare i costi delle bonifiche e dei risarcimenti su Transocean.

Via | Staffetta Quotidiana, Transocean
Foto | Comitato abruzzese difesa beni comuni

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