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Renault Maubeuge, nella fabbrica attenzione all'ambiente. E per le auto elettriche...

Pubblicato: 11 mag 2010 da Marina

Commenti dei lettori

La fabbrica Renault a Maubeuge

Vi avevo parlato l’altro ieri della mia partenza per Parigi e della visita che avrei fatto alla fabbrica di Renault Maubeuge. Ebbene, ieri l’incontro è stato a dir poco interessante. Accanto ai noti sistemi di produzione di un automobile, sono stati sviluppati, in loco dei sistemi per il recupero delle acque piovane e il filtraggio delle acque di lavorazione, abbinati a procedure per il risparmio energetico, sopratutto nel settore della logistica. Chiariamo subito che non siamo del tutto nel greenwashing poiché i sistemi che ci sono stati presentati sono stati progettati, costruiti e certificati ISO 14001 già dal 2000 e dunque vantano un attività decennale legata allo sviluppo sostenibile scelto in Renault.

Semmai è la comunicazione a svoltare verso il greenwashing poiché comunque vi parlo di un’azienda che costruisce automobili in cui entrano 340 tonnellate di lamiera d’acciaio che stampate, modellate, montate, verniciate, controllate a fine giornata sono divenute 640 Kangoo. Per ora, sebbene si parli di auto elettriche che entreranno in produzione nel 2011, non è stata reso noto né il periodo effettivo in cui partirà la catena di montaggio, né quanti veicoli saranno prodotti per giornata. Di fatto resta in piedi l’accordo siglato tra Renault-Nisssan, il Commissariat à l’Energie Atomique (CEA) e il Fonds Stratégique d’Investissement (FSI) per la produzione nello stabilimento di Flins a partire dalla metà del 2012 di batterie al litio la cui capacità stimata di produzione è di 100mila pezzi l’anno, per un investimento stimato di 600 milioni di euro. Un secondo stabilimento, sarà collocato a nord di Lisbona nel complesso industriale CACIA- Renault (Companhia Aveirense de Componentes para a Indústria Automóvel) già in costruzione e che sarà terminato nel 2012: sfornerà 50mila batterie al litio all’anno.

A guidarci nella visita della fabbrica i i responsabili della comunicazione aziendale che ci fanno da ciceroni a cui chiedo informazioni circa le previsioni di produzione della Kangoo elettriche. Mi rispondono, appunto che sanno solo che la casa madre ha dato, per ora, generiche indicazioni.

Secondo Renault (che alla mobilità sostenibile ha dedicato un sito, mobilité durable) le auto elettriche rappresenteranno il 10% del mercato nel 2020. Per ora ci sono stati incontri con le principali aziende che usano flotte aziendali per concludere accordi di fornitura: secondo quanto riferisce Le Figaro (che oggi dedica alla casa automobilistica francese ben due articoli!) ci sono sul piatto, da qui al 2011, la fornitura di 50mila auto elettriche. La sola Le Poste, assicura che ne avrà bisogno di almeno 10mila. Spiega Patrick Pélata a Le Figaro di oggi (pag.22) che dal 2011 partirà nella fabbrica di Flins la produzione della Zoé ZE che si va ad aggiungere alla Kangoo express elettrica di Maubeurge.

Comunque ecco alcuni dati forniti dai responsabili della comunicazione aziendale: dal 1997 al 2009 sono stati ridotti del 30% i consumi di energia; del 65% i consumi d’acqua e del 40% le emissioni di CO2; il 25% dell’acqua è recuperata dalla pioggia. L’azienda tiene a far sapere di avere, dunque investito, pesantemente, e precisa in tempi non sospetti, nel risparmio energetico, così come nella formazione dei dipendenti al fine di renderli partecipi dei processi di riduzione degli sprechi. Il 95% del materiale con cui è realizzata Kangoo è riciclabile; si sono consumati nel 2009 per produrre 113488 Kangoo 94 milioni di kWh e 219.000 m3 di acqua.

Il vero punto critico e inquinante è il processo della verniciatura. Nel tunnel che ci fanno percorrere e che solitamente è interdetto alla maggior parte dei visitatori, la puzza dei solventi trapassa comunque le barriere messe a protezione. Sotto le griglie su cui poggiano le auto che sono verniciate in parte da robot e in parte da personale protetto in ogni maniera, hanno al di sotto vasche ricolme di acqua sporchissima e inquinata dalla particelle di vernice. Altri filtri recuperano invece le particelle volatili.

Il vanto di Maubeurge però è il sistema di recupero delle acque piovane, nato in loco e gestito abilmente. Infatti, ci fanno visitare un locale che ospita una serie di silos dentro cui arriva l’acqua piovana raccolta dal tetto della fabbrica e filtrata e messa in circolo; mentre in un altro locale viene raccolta l’acqua dalle vasche di verniciatura e dopo essere stata filtrata attraverso un procedimento chimico che porta a separare le particelle in sospensione aggregandole in fiocchi viene ulteriormente ripulita in vasche con carbone attivo e sabbia. Il processo di recupero acque piovane e filtraggio acque esauste mi dicono sia piuttosto costoso, ma mi viene da pensare come mai non possa diventare una prassi presso altre aziende che hanno a che fare con uso elevato d’acqua.

Infine, capitolo batterie, peraltro già affrontato qui. Non posso far altro che confermare che al momento non esiste una batteria in grado di reggere un’autonomia che vada oltre i 160 Km. Ma è pur vero che le utilitarie, anzi meglio le city-car, su cui queste batterie al litio saranno montate, non percorreranno oltre i 5Km al giorno, tanta sembra .

La fabbrica Renault a Maubeuge

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Note a margine.
C’erano con me Bonnie Alter di TreeHugger, Christophe Nicolardot di Buzzecolo, Baptiste Rabourdin di eco-sapiens, Roxane Grioche di Agir pour la planète e Pauline Raul di Conso Globe.

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • gioti

    11 mag 2010 - 17:38 - #1
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    Auto per percorrere 5 km al giorno? In bici, per caso, no?

  • L'Eco della Terra

    11 mag 2010 - 18:30 - #2
    -1 punto
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    la verniciatura è un grave problema ecologico: le aziende vanno spinte per trovare alternative sostenibili ecologicamente, oppure farne a meno. forse la verniciatura quando non indispensabile andrebbe tassata.

    ecodellaterra.blogspot.com

  • Mauriziosat.9

    12 mag 2010 - 06:58 - #3
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    e basta con queste vaccate da ecotonti …..sono almeno 20 anni che tutte le vernici per automobili sono a base d’acqua.

  • Zuzzo

    12 mag 2010 - 10:30 - #4
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    gioti, pienamente d’accordo.

    è da decenni che ogni anno escono proclami dell’auto elettrica che entra sempre in produzione domani.. invece siamo ancora qui con i puzzolenti motori a scoppio ed il loro rendimento del 25%.. stufe semoventi usate per percorrere in media 5Km che i nostri nonni li facevano in bici o su mezzi pubblici.

    Sinceramente sono stufo di sentire questa aria fritta da aziende che mettono i tronchetti della felicità nelle fabbriche ed intanto continuano a vendere cassoni pesanti tonnelate (SUV) con motori sovradimensionati in cilindrata e potenza per farli muovere con l’agilità di una sportiva (e farle vedere nelle pubblicità dove scorazzano veloci nei grandi deserti fingendo di dimenticare che per il 90% della loro vita resteranno imbottigliati nel traffico).
    Molti sono convinti che le case automobilistiche abbiano già pronte le auto elettriche che percorrono 50 Km con una ministilo, ma che però le cattive 7 sorelle non le vogliano far entrare in commercio.
    Per me invece tutte le aziende partono quasi da zero (quante auto elettriche hanno mai venduto? come fanno a fare ricerca intensiva su una cosa che nessuno vuole?).
    Per come la vedo io, l’auto elettrica, se mai ci sarà, sarà un ritorno al passato: piccola, leggera e spartana.
    Pensare che assomigli ad un’auto di media cilindrata odierna con il suo carico di cianfrusaglie è follia.. forse dopo qualche decina d’anni di ricerca intensiva (la stessa fatta per i motori a scoppio) le prestazioni potrebbero arrivare a quelle di un benzina, ma oggi, converrebbe prendere una 500 degli anni 60 e convertirla elettrica.

    Comunque, se le stime del picco sono corrette, non c’è più tempo per convertire l’intero parco auto mondiale in elettrico, per non parlare della costruzione di stazioni di ricarica e centrali supplementari destinate a fornire energia per l’autotrazione.
    Un bel periodo di razionamenti non ce lo leva nessuno, almeno per una decina d’anni.. il futuro è la bicicletta, altro che auto elettrica ^_^

  • _GhostRider_

    12 mag 2010 - 10:38 - #5
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    25%.. ma quando mai.. =) se si arriva ad un 12-15% è grasso che cola.

  • gioti

    12 mag 2010 - 13:00 - #6
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    C’è un punto, spesso sottovalutato quando si parla di ‘ricerca’. Pare sempre che si debba iniziare ‘da zero’ e ci sia una prateria da esplorare con sicuri benchè imprecisati ritorni.
    Nel caso specifico NON è cosi; la trazione elettrica è da decenni studiata in ambito industriale per i carrelli elevatori, per i veicoli senza conducente, per una serie di applicazioni che richiedono e richiederebbero un po’ di autonomia: se esistesse dietro l’angolo la superbatteria a ioni mitragliati, l’avrebbero già usata, la starebbero gia’ impiegando.
    I numeri non saranno quelli dell’auto, ma non sono certo bruscolini, non mancherebbero certo le possibilità di investire; invece siamo ancora al palo, con carrelli che richiedono tutta notte per ricaricarsi (in ambiente esterno perchè i fumi sono pericolosi), restituiscono si e no il 50% dell’energia che vien loro fornita, hanno potenze e autonomie limitate.
    A mio avviso ‘prima’ di cambiare alimentazione andrebbe cambiato l’utilizzo: posto che per MUOVERSI (non per portare in giro una ghiacciaia o una discoteca) bastano pochi cavalli, posto che se riduciamo velocità e accelerazioni possiamo ridurre grandemente i pesi e le superfici, magari scopriamo che per portare in giro UN somaro, non servono poi 200 cavalli… e a sto punto, un buon sano vecchio collaudato motore a gas è piu’ ecologico, sostenibile e accettabile di qualsiasi soluzione futuribile basata sull’immagazzinamento di energia in costose batterie.

    ‘Se non riduciamo il bicchiere, sarà sempre mezzo vuoto’

  • Mauriziosat.9

    12 mag 2010 - 14:57 - #7
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    e bravo gioti
    .
    d’altronde 20 anni fa le utilitarie pesavano 600 Kg e i loro motori avevano 20 cavalli o meno .
    .
    l’elettrico è una bufala …come l’idrogeno prima di lui ……..il segreto è la LEGGEREZZA .