Nel 2009 gli Stati Uniti hanno segnato una riduzione nella concentrazione di gas serra nell’atmosfera pari al 7%. E’ quanto afferma l’EIA, L’Energy information administration, l’agenzia del dipartimento dell’Energia che si occupa dei dati e delle statistiche del settore e riferisce che sia il valore più alto mai registrato dal 1949, data cui risalgono i primi report energetici.
Un risultato che affascina, soprattutto perché gli Usa non sono certo dei paladini nella battaglia alla Co2, come hanno avuto purtroppo modo di mostrare al vertice di Copenaghen. Eppure, il risultato raggiunto è notevole, malgrado le politiche ambientali adottate siano state spesso inadeguate o insufficienti. Ed il merito è quasi tutto della crisi che, se da una parte affossa gli stili di vita dall’altra li converte in maniera più sostenibile. Infatti - sostengono i vertici dell’EIA - il livello delle emissioni di Co2 dipende da quattro fattori: la popolazione, il Pil, l’intensità energetica (energia utilizzata per produrre un’unità di Pil) e l’intensità carbonica (Co2 emessa per produrre una quantità “x” di energia). Nel 2009 tutti questi fattori, eccettuata la popolazione, si sono drasticamente abbassati migliorando, conseguentemente,lo stato dell’aria negli Stati Uniti. Il vero problema ora, secondo gli esperti, sarà il ritorno alla “normalità”, ovvero a condizioni economiche più favorevoli. In assenza di politiche federali e nazionali di supporto al risparmio e all’efficienza energetica, le “buone pratiche” della popolazione e con esse il livello di concentrazione di C02 nell’atmosfera potrebbe ricominciare a regredire pericolosamente annullando gli effetti positivi ad oggi registrati.
alessio9
12 mag 2010 - 15:16 - #1meno lavoro anche.
marchino73
12 mag 2010 - 15:25 - #2Ah certo….se poi andava tutto a puttana la co2 si azzerava anche.
Ma che discorsi sono??
Non mi sembra che ci sia da rallegrarsi……
alter_ego
12 mag 2010 - 15:53 - #3Beh e’ esattamente la decrescita!
tassinarimauro
12 mag 2010 - 15:56 - #4Eh Eh… “con le buone o con le cattive!!”
Ma poi dimostrano tutta la loro follia dicendo “…il ritorno alla “normalità”,
Qual’è la normalità?
Bruciare in pochi anni il petrolio che madre natura ha impiegato miglioni di anni per produrre?
Non si torna indietro, siamo al picco del petrolio.
tassinarimauro
12 mag 2010 - 15:58 - #5@Alterego
Per evitare la decresita bisognava cominciare qualche decennio fa a ridurre gli sprechi, migliorare i rendimenti e sviluppare fonti rinnovabili.
Temo che ora sia inevitabile.
Mauriziosat,9
12 mag 2010 - 16:50 - #6tassinari è uno di quelli che si inventano i rendimenti maggiori di uno
jappo87
12 mag 2010 - 17:08 - #7Personalmente ritengo non ci sia molto da gioire per queste cose, non tanto per la crisi che fa abbassare la CO2 emessa, ma per il semplice fatto che magari i comportamenti più attenti dei cittadini verso lo spreco vengono collegati ad un evento spiacevole: la crisi, perciò si instaura una certa sorta di legame mentale tra il comportamento più responsabile e il periodo brutto facendo in modo che poi quando tutto torna alla “normalità” la persona media sprechi più piacevolmente perchè non sprecare era sintomo di crisi…
spero d essermi fatto capire…ho un mal di testa che la metà basta quindi spero mi perdoniate in caso…
Comunque è la mia personale opinione…
-J-
alessio9
12 mag 2010 - 18:31 - #8poi va a finire come in grecia.
alter_ego
12 mag 2010 - 20:18 - #9@ Jappo
Penso di aver capito. Eppure non sono d’accordo.
Penso che questo scenario sia benvenuto dal “decrescitore convinto”, e invece visto male da chi crede che si possa “decrescere felicemente”.
Ma non vedo come potrebbe essere meglio se la gente associasse cose positive al fatto che la casa non gli vale piu’ niente, ha perso il lavoro e il tasso del mutuo si impenna.
Se mai questa e’ la dimostrazione che decrescere bene non si puo’, altrementi lo si sarebbe fatto.
I “comportamenti responsabili” non avrebbero certo evitato il tracollo delle banche, l’esplosione della speculazione immobiliare e la falsificazione dei bilanci della Grecia. Avremmo dovuto tagliare i consumi in modo radicale, mettendoci da soli in una situazione tipo inverno post nucleare. Ossia avremmo dovuto rinunciare alle risore mentre le avevamo invece che rinunciarvi perche’ sono finite (per chi crede che lo siano).
Per questo a me la decrescita non piace e spingo per una crescita felice e responsabile.
@jappo87
12 mag 2010 - 20:21 - #10Purtroppo hai ragione, ci rimbocchiamo le maniche solo se abbiamo le spalle al muro.
Bisognerebbe che la crisi venisse piano piano così che abbiamo il tempo di adeguarci.
alter_ego
13 mag 2010 - 12:29 - #11Diciamo anche che adottiamo una strategia solo quando e’ piu’ conveniente. Il petrolio e’ ancora disponibile, finche’ lo sara’ lo si usera’. A meno di trovare cose economicamente piu’ valide.
La scelta di renderlo non conveniente con tasse e divieti (come si fa con le auto) sara’ invece controproducente, perche’ deprimera’ i gia’ deboli mercati.
jappo87
14 mag 2010 - 21:28 - #12emh…nn era esattamente quello che volevo dire io… quello che volevo significare è che “stringere la cinghia” sui consumi avviene in un periodo di necessità e quindi quando questo periodo passa la gente più spreca più si sente meglio perchè vuol dire non essere più in un periodo brutto.
Comunque io sono un discreto sostenitore della decrescita, ma a mio avviso non si può parlare di decrescita in questo caso, è una crisi all’interno del sistema economico della crescita, non una decrescita in senso stretto…questa prevede che vi siano degli accorgimenti che ovviamente ora non vi sono e quindi non si può parlare di decrescita ma più che altro di recessione…
-J-
Cmq è vero: non siamo in grado di far davvero qualcosa se non quando siamo spalle al muro, ed è abbastanza preoccupante e triste questo fatto.
sandro-kensan
16 mag 2010 - 16:34 - #13>Cmq è vero: non siamo in grado di far davvero qualcosa
> se non quando siamo spalle al muro, ed è abbastanza
> preoccupante e triste questo fatto.
quoto.