Articolo non vincitore, ma ritenuto meritorio dalla giuria nel concorso “penne verdi” indetto da ecoblog. Complimenti Nicola, cura un pochino la presentazione, aggiungi link e foto e poi buttati nel giornalismo!
In questi ultimi tempi gli strumenti di informazione si preoccupano di segnalarci i record nel consumo di energia elettrica in Italia. Tutta questa attenzione ha l’obiettivo conclamato di invitare al risparmio energetico, ma forse, più subdolamente serve a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’opportunità di reinstallare le centrali atomiche in Italia, in attesa di un nuovo referendum.
L’affare è certamente economico, altrimenti nessuno si muoverebbe per sponsorizzarlo. Ma è soprattutto un affare politico e militare. Le guerre tra ricchi si combattono soprattutto per questioni energetiche. Avere energia, per un Paese ricco vuol dire non solo garantirsi il progresso tecnologico, ma anche il potere militare. Per questo motivo l’ENEL (come altri enti di produzione di energia nazionale in altri Paesi) ha subito fasi alterne di nazionalizzazione e privatizzazione, seguendo le politiche militari e economiche dei governi che si succedevano in Italia. A livello sovranazionale è a tutti noto che gli scambi diplomatici che hanno condotto all’attuale Unione Europea sono nati a seguito dell’accordo Euratom, in cui i Paesi che insistevano sull’Alsazia e la Lorena decisero di concertare la produzione e la distribuzione dell’energia atomica: un esempio di politica illuminata (è il caso di dirlo), questo.
E’ evidente: per qualcuno il progresso non è inteso come emancipazione dal ricatto bellico e militare o come diffusione del benessere ad un ampio numero di persone, ma come capacità di creare bisogni sempre più sofisticati per un ristretto numero di privilegiati. Solo così si spiega la contraddizione degli organi di informazione che sottolineano i record di consumo e la carenza di energia elettrica che c’è in Italia, ma nel contempo pubblicizzano come indispensabili prodotti voluttuari di alto consumo energetico. Come dire: l’energia è poca, e tuttavia sprechiamola; solo così potremo anche giustificare la reintroduzione delle centrali atomiche nel vecchio Bel Paese.
di Nicola Cirillo
lumachina
15 feb 2006 - 13:09 - #1Mi permetto di segnalare che le basi della Comunita’ Europea risalgono agli accordi su carbone e acciaio del 1952.
L’Euratom e’ successivo (del 1958)
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