Influenza aviaria, primo contagio interumano

In marzo la prima trasmissione documentata fra un padre e una figlia deceduti poche settimane dopo il ricovero 

Dopo qualche mese di tregua torna l’allarme per l’influenza aviaria. È stato pubblicato quest’oggi, sulla rivista British Medical Journal, un articolo nel quale viene resa nota la prima trasmissione da uomo a uomo dell’influenza aviaria H7N9.

Quest’inverno erano stati verificati e confermati 132 casi d’infezione, in Cina, di cui ben 43 avevano portato al decesso, secondo i dati di fine giugno. Ma fino a questo momento non era ancora stata provata la trasmissione da uomo a uomo, quella, cioè, a maggior rischio di pandemia.

Fino a questo momento la trasmissione avveniva dagli uccelli (che ne sono contaminati senza ammalarsi) all’uomo. Ma il virus, purtroppo, pare essersi evoluto e, secondo i ricercatori del Centro di ricerca della provincia di Jiangsu, in marzo si sarebbe realizzata la prima trasmissione interumana da un padre a sua figlia. Il padre, sessantenne, abituale frequentatore dei volatili è stato ospedalizzato l’11 marzo. Sei giorni dopo l’ultimo contatto con suo padre, la figlia (che non era mai stata esposta agli uccelli) si è ammalata ed è stata ricoverata il 28 marzo. Lei è morta il 24 aprile, il padre è morto il 4 maggio.

Le sorgenti virali hanno trovato nel padre e nella figlia due profili genetici simili e l’infezione è rimasta limitata e non vi è stato un seguito a questi due casi. Sono state testate 43 persone che avevano avuto contatti con le due persone e soltanto uno presentava una versione attenuata del virus. Secondo James Rudge e Richard Coker, ricercatori della Scuola di igiene e di medicina tropicale di Londra, con sede a Bangkok, la trasmissione interumana non è una sorpresa ma ciò “non significa necessariamente che il virus si trasmetterà durevolmente fra gli uomini”.

Nuovi focolai dell’aviaria sono attesi in autunno. E per i ricercatori inizia una nuova lotta contro il tempo.

Via | Le Monde

Foto © Getty Images

 

 

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