Un anno fa Colin Beavan balzò alle nostre cronache per aver raccontato la sua storia incredibile: vivere per un anno a impatto zero. La sua storia è stata raccontata prima in un libro e poi in un documentario, No impact man, che fu anche presentato al Sundance Festival 2009. Il libro di Beavan è stato tradotto anche in Italia: Un anno a impatto zero (Cairo Editore).
Beavan ha iniziato nel 2006 la sua avventura accompagnato da moglie e figlia. La moglie, Michelle amava lo shopping e la tv e per seguire il marito ha smesso entrambe le attività. Spiega Beavan dopo che ha vissuto un anno senza produrre rifiuti, nutrendo lui e la sua famiglia solo di cibo locale, senza usare impianto di riscaldamento e condizionamento (e questa è già una grossa rivoluzione per un americano medio!) e spostandosi solo in bicicletta o mezzi pubblici, che la salute ambientale del Pianeta è seriamente a rischio. Ogni individuo deve essere cosciente del problema e assumersi la responsabilità delle sue azioni. In più collettivamente sono da mettere in atto una serie di azioni che riguardano sia la fine del petrolio sia l’uso di carbone:
Dobbiamo smetterla di bruciare carbone. Uno dei più importanti climatologi degli Stati Uniti, James Hansen, sostiene che il petrolio si esaurirà in 50 anni, cosa di cui siamo così preoccupati, ma che il carbone durerà per altri 300, 400, forse anche 500 anni. Due anni fa ha detto che avremmo dovuto smettere entro 10 anni. E’ una grande sfida, ma dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Per far questo è necessario aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Si potrebbe pensare a una tassazione degli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo. Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, cosicchè il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Questo è il punto di partenza.
Via | EZRome
Foto | Ciencialdia
gbettanini
04 giu 2010 - 08:38 - #1Se tutti si comportassero come il buon Colin, e seguissero i suoi consigli in tema di energia, ci troveremmo di fronte ad una crisi economica tale che il ‘29 in confronto sembrerebbe una sagra di paese.
alter_ego
04 giu 2010 - 09:03 - #2Colin si guadagna da vivere scrivendo libri e facendo film sul suo stile di vita. Se tutti avessimo il suo stile divita, nessuno ci comprerebbe i libri e moriremmo tutti.
Inoltre immaginiamo che (speriamo non serva) sua figlia avesse bisogno di un trapianto di organi fatto da specialisti (che magari studiano una vita per avere la Ferrari); la farebbe portare all’ospedale in riscio’, mentre l’equipe arriva con i mezzi pubblici e l’organo viene portato in taxi?
Mattia Marasco
04 giu 2010 - 09:23 - #3Mi sembrano obiezioni un po’ semplicistiche… seguendo il tuo ragionamento allora non dovrebbe mai cambiare niente, eppure da qualche parte si deve cominciare… e soprattutto qualcuno deve cominciare a parlare.
Beavan non propone due o tre soluzioni isolate, propone un nuovo approccio sociale e come ogni cambiamento profondo è difficilmente attuabile e in contrasto col sistema pre-esistente… ma questo non deve sminuire la validità di ciò che dice.
Preciso comunque che ancora non ho letto il libro ne’ ho visto il film.
Grazie a Ecoblog per la segnalazione.
jappo87
04 giu 2010 - 11:13 - #4a me son queste le cose che fan ridere….uno prende una bella idea, la sviluppa, si sbatte e poi gli altri lo sminuiscono nn vedendo più in là del loro naso…nn mi sembra che abbia augurato un mondo senza ricerca o senza mezzi di emergenza…è sempre il solito discorso, nessuno ha detto che sono vietate le ambulanze…
anzi, se molta più gente usasse i trasporti pubblici le strade sarebbero anche più libere e l’arrivo dei mezzi di soccorso più veloce
-J-
gbettanini
04 giu 2010 - 11:21 - #5“nessuno ha detto che sono vietate le ambulanze”
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Il problema è che ambulanze, personale, ospedale, Tac hanno un costo economico ed energetico… nei sogni di chi propala la ‘decrescita felice’ tutto ciò si potrà pagare con gadget fatti con immondizia reciclata e si potrà far funzionare il tutto con una turbinetta eolica ed un pannellino fotovoltaico… nel mondo reale ciò non è possibile.
alter_ego
04 giu 2010 - 11:29 - #6@ jappo
Certo, ma se i veicoli non fossero piu’ costruiti su economie di scala, quanto costerebbero le ambulanze o gli autobus?
Vale anche per tutto il resto; il sistema attuale e’ certamente migliorabile, ma una cosa del genere resta una provocazione, una speculazione artistica che puo’ funzionare per una singola persona in un contesto necessariamente consumista (dove la gente non ha proprieta’ i problemi sono ben altri). Prenderla come modello realistico o come obiettivo realizzabile e’ utopico, fuori dalla realta’ come molti altri modelli che hanno gia’ fallito. Naturalmente si puo’ adottare questo, che non ha ancora fallito. Ma allora adottiamo un modello basato sulla coltivazione di carote, neanche quello ha mai fallito.
Restando su quest’idea, potrebbe essere forse presa come fonte di ispirazione.
Ma immaginiamo di andare tutti a vivere in aree temperate (al polo ed in Africa si coltiva poco), dove non serve AC o riscaldamento; immaginiamo tutti di passare la giornata a scrivere libri e coltivare il nostro orto (che dovra’ pur essere grandino, se abbiamo figli) ma a muoverci a corto raggio… chi va a costruire l’ambulanza? E perche’ dovrebbe costruirla, che gia’ ha il campo da coltivare?
Ma anche cose molto piu’ banali dell’industria automobilistica non esisterebbero piu’.
Certo sono le solite obiezioni di chi non vede oltre il proprio naso, il solito conservatore, magari capitalista-nuclearista-sionista(vista la cronaca internazionale male non fa)-petroliere-blablabla…
Hadrian
04 giu 2010 - 11:54 - #7non sono solo obiezioni semplicistiche, sono soprattutto infondate. Uno stile di vita ridotto non farebbe morire nessuno, farebbe semplicemente sostituire (o ridurre) alcuni settori economici, a partire da quello del lusso e via via a seguire, con altri settori. Ci si può spostare da A a B senza dover per forza creare un sistema produttivo che va in alto mare, estrae milioni di barili di petrolio, li trasporta in enormi raffinerie, produce carburanti, li porta con camion cisterna in distributori da cui milioni di scatolette di acciaio attingono per poi bruciarli ed immettere in atmosfera i residui. Si può sviluppare una efficiente rete ferroviaria nazionale, cosa che ora non esiste in ampie zone del paese, la sicilia per dirne solo una, e un altrettanto degno sistema di trasporti pubblici urbani, impiegando ugualmente migliaia di persone e riducendo l’impatto della distruttiva industria dell’auto. Non tutti vivono col tenore di vita degli Stati Uniti nel mondo, ma nemmeno dell’Italia, e non per questo vivono da infelici, né vivono necessariamente nella miseria. Chiude o si riduce l’industria petrolifera (e chiuderà gioco-forza presto o tardi)? Cresce la fotovoltaica, l’eolica, da biomasse ecc… Si riduce l’industria agroalimentare e i suoi profitti? Crescono i profitti delle migliaia di piccoli produttori locali.
Si può evitare che l’industria cartaria saccheggi le foreste asiatiche per fare blocchetti e carte da fondoschiena? Sì certo, ma occorre investire su una filiera del riciclo che per ora langue qui da noi e occuperebbe molte persone. Ci si può sfamare senza dover disboscare la foresta amazzonica per far spazio ai pascoli di bovini di McDonalds? Naturalmente, ma occorre mangiare meno carne. Fallisce la catena di fast-food? Si crea l’indotto sui consumi alternativi. Ci si può dissetare senza per forza comprare acqua a costi salatissimi e buttare ogni anno miliardi di bottiglie di pet in discarica?…la risposta già la conoscete.
alter_ego
04 giu 2010 - 13:24 - #8@ Hadrian
La risposta e’ Africa.
Li vivono felici, senza tutte le cosacce che abbiamo noi. Vanno in bici, niente auto. No supermercato, vai al pozzo col secchio invece che le brutte bottiglie di plastica.
Niente AC, niente elettricita’ se non un pannellino/ventolone per la radio del paese,che serve per chiamare l’aereo se succede qualcosa.
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Strano che pero’, in Africa, l’economia cosi’ conveniente e naturale che descrivi non si sviluppi spontaneamente. Sicuramente colpa nostra (parlavo di senso di colpa qualche post fa, chi lo ricorda?).
Strano anche che cerchino di sviluppare tutti i settori che tu hai appena spiegato come dovrebbero essere sostituiti da altri. Ma che sciocco, ovviamente il benessere consumista e’ passaggio irrinunciabile verso il nuovo modello… che allora e’ meno conveniente, almeno per chi e’ povero.
Strano anche che, felici della loro condizione cosi’ libera, emigrino da li verso l’occidente capitalista e consumista. E nel far questo la loro aspettativa di vita aumenti e la loro mortalita’ infantile si riduca.
FORSE non e’ cosi’ infondato pensare che fare l’inverso non abbia gli stessi effetti positivi (pur con tutti i grandi vantaggi che la tecnologia ci darebbe, secondo gli utopisti).
Quindi la mia opinione si basa sul niente, brutta brutta opinione.
La tua sui fatti.
E l’Africa non esiste.
I pannelli, l’aereo, la radio, le zanzariere,la tanica per l’acqua sono fatti dai capitalisti. Cattivi cattivi! :.-(
alter_ego
04 giu 2010 - 13:26 - #9Scusa la lunghezza. Per rispondere brevemente, se questa tua frase fosse una domanda: “Ci si può spostare da A a B senza dover per forza creare un sistema produttivo che va in alto mare, estrae milioni di barili di petrolio, li trasporta in enormi raffinerie, produce carburanti, li porta con camion cisterna in distributori da cui milioni di scatolette di acciaio attingono per poi bruciarli ed immettere in atmosfera i residui”?
La risposta sarebbe: No. La realta’ (piu’ infondata di lei…) dice di no.
Hadrian
04 giu 2010 - 14:15 - #10La realtà non dice né sì né no, dice dipende. Dipende cosa vuoi fare e con cosa.
Quello che fa Beavan è “un modo” tra migliaia, di vedere il proprio modo di vivere, io non ho affatto detto che sia il modo migliore di vivere, né ho detto che sia attuabile su larga scala. Però è un ottimo spunto per parlare di come rimodulare i nostri consumi. Ho parlato di riconversione di alcuni comparti economici a vantaggio di altri, con lo scopo di incidere meno sullo sfruttamento delle risorse naturali. Si possono fare le stesse cose identiche che fai oggi ma con meno risorse. E’ lo stesso concetto che porta gli uffici a mettere una stampante in rete piuttosto che 10 stampanti su 10 pc, o i condomini (specie nel nord europa) a mettere le lavatrici in comune negli scantinati piuttosto che comprarsene una per ogni casa. Ho parlato di ferrovie e mezzi pubblici perché riducono sensibilmente la necessità che ogni cittadino possegga un auto privata. Questo non vuol dire tornare tutti necessariamente al cavallo, non so se mi sono spiegato adesso.
Tra l’Africa e gli Stati Uniti c’è l’universo-mondo in tema di stili di vita. Portare l’Africa come modello è pretestuoso, e fa torto all’intelligenza di chi scrive.
Tu hai un rubinetto che ti porta acqua potabile in casa e non vai al pozzo, cosa che per loro è puro sogno. Lo capisci da solo che quella dell’acqua “confezionata” è una industria nata solo di recente con la quale si possono fare tranquillamente i conti e dire che, in questi decenni ha solamente sottratto una risorsa pubblica a molti e ha accresciuto i conti bancari di pochi, senza migliorare sensibilmente la nostra qualità di vita, ed avendo in compenso creato un problema di rifiuti urbani ai comuni che costano alla collettività per lo smaltimento. E’ un bisogno reale o indotto quello dell’acqua minerale con la particella di sodio che si sente sola? Ho detto l’acqua ma fai lo stesso discorso con tutti gli imballaggi in plastica che vuoi, dalle buste per la spesa ai flaconi per detersivi, sostituibili con i sistemi di prelievo alla spina. Potremmo spendere quei soldi pubblici per rifiuti per restaurare il nostro patrimonio archeologico che casca a pezzi, dal Colosseo alla Domus Aurea per dirne due crollati di recente e invece non c’è mai un euro per queste cose…
C’è la Danimarca, l’Austria, l’Olanda tra l’Africa e gli stati Uniti, paesi virtuosi in cui riciclano pure i tappi di sughero per farne pannelli termoisolanti mentre da noi Malagrotta scoppia. E nessuno vive nelle capanne.
Non c’entra una mazza l’ideologia, i capitalisti cattivi e bla bla bla, non la buttate sempre in caciara. La politica non c’entra nulla, si tratta di argomenti patrimonio di tutti, c’è solo chi ha il coraggio di affrontarli e chi dice sempre che va bene così e siamo nel migliore dei mondi possibili.
jappo87
04 giu 2010 - 14:53 - #11@ Alter_Ego
Certo, ma se i veicoli non fossero piu’ costruiti su economie di scala, quanto costerebbero le ambulanze o gli autobus?
guarda Alter che con questa affermazione t sei fregato da solo, perchè nel post c’è proprio scritto: “postandosi solo in bicicletta o mezzi pubblici”, se si allargase quindi la fetta di popolazione che si sposta in autobus al posto che in macchina si dovrebbe aumentare la produzione di bus (e treni, tram etc) e quindi proprio per l’economia di scala sarebbero più convenienti, quindi sarebbero meno convenienti le auto e i mezzi privati in genere!
poi per me l’ospedale può anche andare a energia nucleare, il discorso è un altro…come sempre quando si parla di decrescita si confonde i cambiamenti della società in generale e quelli del singolo.
Giusto per far chiarezza non è che la decrescita auspica al fatto che TUTTI siano a vangare l’orto, nè tantomento che “si potrà pagare con gadget fatti con immondizia reciclata”, come ho già detto altre volte ci si propone di evitare (o cmq ridurre al minimo) gli sprechi, aumentare l’efficienza di tutto etc, non si propone di non avere specialisti (come i medici) ed essere tutti aratori, alcuni lavori chiave come medico, ingeniere o quantaltro sono anzi tutelati da questa idea, quindi quello che voglio dire è che alcuni macroaspetti del sistema sociale rimarrebbero invariati, ciò che ci si auspica di cambiare è il comportamento dei singoli individui verso un atteggiamento più responsabile.
Cmq per quanto riguarda le congetture sull’Africa ha già risposto bene Hadrian, ma quello che poi nn si prende in considerazione è che gli Africani e tutti gli altri popoli del mondo non sono infelici nè felici, tendono a dirigersi verso il modello occidentale nel momento in cui lo conoscono, perchè è un modello molto attraente, peccato che si basa sullo sfruttamento incondizionato delle risorse, ci siamo “evoluti” così tanto grazie allo sfruttamento continuo, invece popolazioni che hanno mantenuto un contatto più diretto con la natura e i suoi cicli non sono così “evoluti” ma sicuramente sono “sostenibili”.
Con questo non faccio critica al modello occidentale di sfruttamento, perchè è grazie a questo che possiamo utilizzare determinati servizi, che abbiamo tecnologie che possono far davvero progredire e migliorare le sorti dell’umanità, il problema sorge nel momento in cui la parte che sfrutta è maggiore di quanto potrebbe essere, non maggiore in assoluto, perchè è ovvio che è un modello che si basa sulla povertà e lo sfruttamento di altri (ed altro) e quindi è normale che gli sfruttati devono essere in maggioranza, però non possono superare una certa soglia. vabbè, stiamo andando in un discorso un pò diverso quindi la pianto qui…
scusate per il post lungo.
-J-
alter_ego
04 giu 2010 - 17:04 - #12@Hadrian
“E’ lo stesso concetto che porta gli uffici a mettere una stampante in rete piuttosto che 10 stampanti su 10 pc, o i condomini (specie nel nord europa) a mettere le lavatrici in comune negli scantinati piuttosto che comprarsene una per ogni casa.”
Come vedi il modello consumo/capitalista tende gia’ all’aumento dell’efficienza.
Cmq se rileggi sopra rivedrai che ho appena detto che viviamo in un mondo migliorabile; ma il decidere in che modo migliorarlo fra i tanti possibili e’ proprio POLITICA.
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@ jappo
Sorry per la zappa ma non mi sono preso i piedi… :P Dato che gli autobus contengono piu’ persone delle auto, la produzione cala ergo l’azienda deve rifarsi su meno vendite. Il ridotto “flusso di vendite” rende tutto piu’ difficile e quindi costoso. Estremizziamo ed immaginiamo che si faccia un unico grande autobus mondiale, costosissimo. Fatto quello, l’azienda chiude. E se ne serve un’altro?
Invece il continuo di ricambio di veicoli alimenta il mercato. Certo non uno drogato da interventi socialisti come nel nostro.
Poi se vogliamo cambiare una societa’ ma non la vita dei cittadini che la compongono… mi pare un’utopia come quella dei comunisti di classe media o anche bassa, che credevano che cambiando la vita dei ricchi (o grandi inquinatori?) il loro stile di vita non sarebbe cambiato o anzi, sarebbe migliorato…
E comunque dove non si e’ scelto il modello capitalista, come ad esempio in NZ ai tempi dei maori, nell’Isola di Pasqua o in America ai tempi dei rispettivi nativi e oggi in Sud America, l’agricoltura non intensiva e non organizzata da grandi aziende e’ inefficiente e porta all’esaurimento delle risorse molto prima di quello che e’ accaduto a noi.
frassino
04 giu 2010 - 17:53 - #13@ Alter ego
“E comunque dove non si e’ scelto il modello capitalista, come ad esempio in NZ ai tempi dei maori, nell’Isola di Pasqua o in America ai tempi dei rispettivi nativi e oggi in Sud America, l’agricoltura non intensiva e non organizzata da grandi aziende e’ inefficiente e porta all’esaurimento delle risorse molto prima di quello che e’ accaduto a noi”
Mi permetta di dissentire da questa sua affermazione che storicamente è sbagliata
Nel nord’america molti popoli pellerossa non praticavano nemmeno l’agricoltura con la rilevante eccezzione delgli Anasazi e successivamente di alcune tribu Apache e Sioux.
Per quanto Riguarda le Civiltà precolombiane più famose, Inca, Maya ed Azteca l’agricoltura era organizzatissima e molto efficente (basti pensare ai Chinampa Aztechi oppure agli Anden e Moray degli Inca) nonostante che non vi fossero quelle che lei chiama “agricoltura intensiva” e “grandi aziende”. Anzi le dirò che addirittura l’impero Inca era organizzato secondo alcuni criteri che lei definirebbe socialisti e nonostante questo era tutt’altro che povero, anzi la sua agricoltura “socialista” era abbastanza efficente da fare in modo che da semplice stato diventasse, come quello azteco, un impero che non cadde per cause interne, ma solo per una conquista esterna. Sulle civiltà polinesiane poi l’affermazione secondo cui gli antichi Maori vivessero nell’inedia è falsa, per quanto riguarda l’isola di Pasqua pare che la causa principale del disboscamento non sia dovuto all’agricoltura ma alla necessitò di legna per costruire e trasportare i Mohai oltre che alla (ipotetica) opera di ratti che senza predatori naturali si cibavano dei semi delle palme. Come può vedere anche allora le “grandi opere” si rivelarono distruttive per l’ambiente:) (mi conceda la battuta finale)
Cordiali Saluti
frassino
04 giu 2010 - 17:54 - #14Scusate errore mio, strafalicone grammaticale imperdonabile:
Nord America
alter_ego
04 giu 2010 - 18:50 - #15Ciao Frassino,
ti do del tu perche’ la netiquette lo permette, non offenderti. Fai lo stesso con me, il contesto su questo genere di blog (fra l’altro usando dei nickname…) non e’ certamente formale.
I Nativi Americani non coltivavano? Mi hanno sempre insegnato il contrario.
Mentre non so niente del socialismo precolombiano, mi riferivo ad oggi dove i contadini bruciano foreste che e’ un piacere per coltivare.
Sui Maori e’ falso che vivessero nell’inedia, cosi’ come e’ falso che volassero. Non ho mai detto nessuna delle due cose. Invece dico che Maori hanno disboscato mezza Nuova Zelanda per coltivarla (ed estinto Moa, aquile, anatre, cacciato balene… ma quale inedia!). Dico questo perche’ e’ una cultura che mi piace, sono andato in Nuova Zelanda anche per loro, e loro stessi spiegano cosi’ la loro strategia; detesto che vengano scambiati con il mito del “buon selvaggio” in armonia con la natura. Quindi se vuoi usare del rispetto verso il tuo interlocutore non usare il “lei” per poi dire che le loro affermazioni sono false.
Circa l’Isola di Pasqua, ogni ipotesi e’ legittima. Mi chiedo se sarebbe piu’ facile viverci coltivando qualche OGM superefficiente o scrivendo libri. Sicuramente non c’e’ stato margine per distrarsi con l’arte dei Moai :-)
jappo87
04 giu 2010 - 20:54 - #16@Alter
Hai perfettamente ragione riguardo alla questione autobus, però mi ricollego al fatto che hai detto in un tuo commento che la società capitalista tende già all’efficienza…
Io dissentirei e non poco…la società capitalista si basa sul consumo e tende all’efficienza in alcuni ambiti che possano però permettergli di far consumare di più, ergo non tende all’efficienza ma allo spreco.
Riguardo poi al socialismo, comunismo marxismo etc, non capisco perchè vengano sempre tirati in mezzo anche quando non c’entrano nulla… il sistema capitalistico è al centro della discussione e si parla di cambiarlo, ma non per trasformarlo in un sistema socialista (in senso lato). IMHO il miglior sistema è quello dello Stato Sociale e credo che sia quello che più si può avvicinare al modello statale in cui la decrescita può fiorire. Questo perchè, come dicevo in un altro post, non si deve confondere il macro col singolo, il sistema sociale DEVE rimanere nella possibilità di fare ricerche, di predisporre istruzione, sanità etc per tutti e gratis (che poi gratis non è perchè lo si può fare solo grazie alle tasse dei cittadini), però poi è il singolo cittadino che devo migliorare il proprio stile di vita per renderlo più compatibile con lo sfruttamento di risorse che si sta perpetrando…
-J-
Ps mi sembra che i nativi americani non coltivavano perchè la Terra è la Madre, e coltivare (quindi arare, dissodare etc) era come scavare ferite nel suo corpo…
alter_ego
04 giu 2010 - 23:08 - #17@ jappo87
Ah, ho cercato di tagliare… ho fallito; e’ ancora un post lungo, in piu’ e’ confuso. :P
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La ricerca di efficenza, che oggi tutti vogliamo, esiste proprio perche’ basata sulla proprieta’ privata del capitale. Gli individui (persone ed aziende, non vale per gli stati) vogliono avere il massimo spendendo il minimo.
La proprieta’ delle cose e’ fondamentale per motivare la gente ad essere efficiente.
Infatti tu sai quanto hai sul tuo conto, non sai quanto c’e’ nel conto del tuo Comune o del tuo Stato; ti interessa di meno, la complicazione rende tutto piu’ difficile da percepire, e l’apparato non vuole che tu lo sappia (per poter essere inefficiente quanto vuole visto che spende soldi non suoi, ma avuti da tasse).
Ma la decrescita e’ contro il mercato e la proprieta’ privata?
Si, perche’ il consumismo che alimenta il mercato inquinerebbe di piu’ che la condivisione di beni e servizi.
Anche io immagino una decrescita statalista, proprio perche’ lo stato amministra la cosa comune. Ma, non avendo guadagnato i soldi che spende, non tende all’efficienza.
Adottando una “decrescita di stato” probabilmente vi sarebbe, soprattutto all’inizio, un calo dell’inquinamento.
Ad esempio potremmo, invece che “spendere 100 per avere 50″, “spendere 80 per avere 30″. Riduciamo la spesa/inquinamento del 20% per avere ancora il 60% dei prodotti. L’inquinamento e’ calato, ma il rapporto fra i due e’ peggiorato.
E le misure “efficientiste” comandate dalla decrestica? Lo stato le imporra’ ai cittadini, ma non le adottera’ per se. Questo perche’ il potere sara’ spostato sempre piu’ nelle mani dello stato, che non ha concorrenti. E dato che l’efficienza spesso significa “tagliare”, fare un piccolo sforzo in piu’ per avere molto di piu’… beh, allo stato non gli frega. E comunque lo stato (sociale) non puo’ tagliare.
Ora, uno potrebbe pensare che il peggioramento del rapporto sia accettabile se si ha in cambio il necessario senza vere rinunce. Tralasciamo il caso (fondamentale) di uno che non vuole rinunciare; la cosa interessante e’ che senza concorrenza, mercato e proprieta’ privata, perderemo tutte le spinte all’efficienza.
E quindi sulla lunga distanza questo tipo di economia inquinera’ molto di piu’, perche’ tutti vorremo avere la TV 3D, o il robot che fa le pulizie, etc etc… Colin ce la fa perche’ essere la mosca bianca gli da un “valore aggiunto”, sollievo dalla colpa, fa anche guadagnare soldi, e cosi’ via. Quando sara’ la norma, l’uomo scoprira’ di nuovo di tendere per natura a crescere, a voler vedere, conoscere, esperire di piu’. Allora scopriremo che per avere 40 inquineremo 106, o semplicemente di non essere piu’ in grado di avere 40 perche’ avremo perso il know-how, le strutture, le filiere, i collegamenti fra consumatore e produttore che alla fine sono sempre reciproci.
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Quanto ai miei imrovvidi riferimenti al socialismo ed al comunismo, e’ solo perche’ hanno gia’ dimostrato di essere falliti. E mi paiono i modelli, fra quelli gia’ esistiti, piu’ simili a quelli delle varie decrescite. In particolare rispetto ai valori della “condivisione” e “rinuncia al consumismo”.
frassino
05 giu 2010 - 14:09 - #18@ alter Ego
Non ho detto che i Pellerossa non praticassero l’agricoltura, ho detto che la maggiorparte delle popolazioni non la praticava, in ogni caso dovrei fare un discorso molto lungo su questo tema, perchè l’agricoltura fra i pelleossa è un’argomento che ha molte sfacettature tenendo presente sia la variabile spazio che la variabile tempo. Per quanto riguarda i Maori non pensavo certo a loro quando mi immaginavo il al “buon selvaggio” (non erano selvaggi e a giudicare dalle antiche danze guerriere non dovevano essere neppure tanto buoni :). Ma poteri citarti (ti offendi se ti do del “tu” tantissimi esempi di specie animali estinte da popolazioni “non selvagge” in società in fase di “crescita” sia nel passato che in tempi recenti.
E ritengo anche (ma questa è solo opinione personale) che la storia dell’Isola di Pasqua ci insegni proprio che il progresso e lo sviluppo non possono procedere all’infinito, e che la decrescita può avvenire o in modo consapevole (decrescita felice) o spinta da cause di forza maggiore di tipo ambientale (come avvenne nell’isola di Pasqua) e la si potrebbe definire “decrescita infelice”. Jiulian Simon direbbe che l’ingegno è l’unica vera risorsa e che riusciremo sempre a trovare nuove fonti di sostentamento, io però ho la modestissima opinione che neppure l’ingegno sia illimitato e chetroppe volte viene sprecato, non penso che l’uomo troverà sempre una nuova soluzione alla scarsità di risorse; immagino inoltre che non vi sia solo il problema dell’energia ma anche della potabilizzaione dell’acqua, della disponibilità alimentare (alla fine nonstante gli “efficentissimi OGM” immagino che vi sia una soglia fisica per lo sfruttamento del suolo) senza contare la deforestazione la quale non viene fatta solo per l’agricoltura ma anche per fare spazio alla crescita edilizia (un ‘altro esempio di crescita qualla del mattone in cui sarebbe necessaria una “decrescita” almeno dove abito io). D’altro canto la crisi del sistema turbocapitalistico del 2008 credo possa avere cause anche di natura ambientale ed energetica, e ha comportato a una decrescita “forzata” anche se ridotta dell’economia fortunatamente dell’economia. Io penso che sarebbe stato meglio se avessimo iniziato a rallentare prima e ci fossimo evitati quello di cui paghiamo le conseguenze ancora adesso. Spero di non averti annoiato, purtroppo nei prossimi giorni non credo di riuscire a collegarmi, e non potrò controbattere una tua eventuale risposta (se vorrai farmi questo onore, auspicando che la conversazione rimanga sempre in questo clima cordiale e rispettoso.) un’ultima cosa riguardo al mio penultimo post, non ho mai inteso mancarti di rispetto, ne tantomeno di dire falsità per poterlo fare e spero che in questa mini conversazione tu non abbia visto in quello che ho scirtto occasioni per mancarti di rispetto e se dovessi averlo fatto, sappi che non era mia volontà
Cordialità
@ Jappo87
Quelli che di solito vengono chiamati Pellerossa erano in realtà molti popoli differenti distribuiti si un ‘enorme area con clima e condizioni ambientali molto differenti, si andava dalla regione sub-artica fino praticamente ai tropici della Florida. Tali popoli avevano oltre a forme economiche disersificate (caccia e raccolta nel Grande Nord e nelle zone desertiche, fino a forme agricole nella costa orientale degli Stati Uniti. e anche come religione erano molto diversificati , dal culto dualistico che tu giustamente citavi della Madre Terra e del Sole (ad esempio gli Hopi) al monoteismo del Grande Spirito ad esempio fra gli Apache, fino all’animismo delle popolazioni tipo gli Inuit. Quello che era presente fra quasi tutte queste forme religiose era una visione panteistica del divino. Anche in questo caso comunque le forme religiose dei nativi americani variano molt sia da zona a zona ma ache di epoca in epoca
Cordiali saluti anche a te
alter_ego
05 giu 2010 - 16:14 - #19@ Frassino
Se leggerai, dico solo che alla fine centri il problema.
Visto che, concordano tutti, le risorse sono limitate, come facciamo ad estinguerci piu’ tardi possibile?
Crescita (che cerca di consumare meglio) o Decrescita (che invece cerca di consumare meno)?
La Decrescita ha il grande vantaggio di non essere mai stata fatta, quindi non essere mai fallita ne’ aver mostrato i suoi difetti. I pregi al contrario sono evidenti a tutti.
La Decrescita propone grandi cambiamenti, ma contiene grandi contraddizioni. Per la decrescita sarebbe possibile fare ricerca in un ambiente privo di mercato; sarebbe possibile che tutti gli uomini rinuncino felicemente a quei naturali principi di concorrenza intraspecie che ci fanno comprare cio’ che ci piace o cio’ che pensiamo ci faccia piacere ad altri; sarebbe possibile direzionare la fantasia creativa e la sete di conoscenza solo verso risultati di decrescita, troncando le spinte orientate verso risultati di crescita o spreco.
Tutto questo, secondo me, e’ impossibile e fallimentare. E per essere anche solo tentato richiede un modello di statalizzazione e controllo di cui parlavamo sopra con Jappo.
Peccato perche’ il modello di Crescita, certamente migliorabile, ad esempio contiene la sovrappopolazione; vedi l’innalzamento dell’eta’ media nei paesi molto cresciuti come quelli europei o il Giappone. Al contrario delle politiche imposte in India o Cina.
stever
05 giu 2010 - 18:51 - #20Beato lui che si è potuto permettere di vivere un anno (non tutta la vita) ad impatto zero ! magari possi farlo io: risparmierei un sacco di soldi ! Ma purtroppo faccio 120 Km al giorno per andare a lavorare e non trovo un lavoro più vicino (e dove lavoro non arrivano mezzi pubblici), alla scuola elementare di mia figlia le maestre chiedono sempre ricerche fatte su internet e stampate con stampanti e d’inverno fa freddo e per quanto uno voglia indossare maglioni incasa stando fermi bisogna accendere il riscaldamento e non posso usare la legna in un condominio….ecc.ecc.
jappo87
05 giu 2010 - 22:01 - #21@Alter
OOOOOOOH, vedo che ci stiamo comunque avvicinando ad un punto di contatto…
Sul fatto di consumare meglio al posto di decrescere, direi che a mio avviso è il primo gradino che bisogna scalare, ma comunque sono convinto che la decrescita sia necessaria, non dico che sia la soluzione definitiva, però in un modo o nell’altro ci troveremo di fronte al punto in cui non potremo più crescere semplicemente per il fatto che mancheranno le materie prime per permetterci i ritmi sempre più accelerati di crescita…
Dopo quel momento in cui avremo una decrescita forzata a causa della scarsità di materie prime, dovremo per forza trovare una soluzione, ed è lì che dovremo impegnarci per migliorare il tutto e riprendere a crescere. Questo ovviamente è solo il mio pensiero, ma quello che alla fin fine voglio dire è che io non sono contro la crescita con tutto ciò che implica, il punto è che necessitiamo di un metodo di crescita alternativo a quello capitalistico odierno, può anche essere sostanzialmente capitalistico, però sostenibile! Io sono convinto di tutte le implicazioni positive della proprietà privata, del fatto che ti porta a combattere per essa, a prendertene cura, ma anche a migliorare l’efficienza dei tuoi prodotti etc etc. Però ci sono cose che non possono essere privatizzate, e questo non è pensarla ssa comunisti, semplicemente che se mi dicono: “l’acqua sarà privata” io vado subito a firmare il referendum per mantenerla pubblica…così come la sanità, non dico che ttt gli ospedali debbano essere statali, però dico che dovrebbero esserlo la maggior parte, perchè così come per l’acqua anche per la sanità ne abbiamo diritto tutti, ricchi e poveri, belli e brutti…
-J-
@Frassino
Grazie per le delucidazioni
jappo87
05 giu 2010 - 22:05 - #22ufff…mi perdo via nel mio stesso discroso e nn ricordo più cosa volevo dire….
In sostanza quello che dico è che è meglio iniziare a decrescere piano piano ora che abbiamo ancora tempo, al posto che doverlo fare forzatamente e di punto in bianco, perchè un passaggio graduale dà la possibilità di adeguarsi, metre il blocco forzato crea scompensi e casini ed anche guerre…
alter_ego
06 giu 2010 - 02:18 - #23@ jappo
Beh fossi in te mi preoccuperei se ti trovi d’accordo con un nuclearista liberista! =D
La crescita naturalmente puo’ e deve essere efficiente. Ma il bello e’ che nel capitalismo, un prodotto che aumenta l’efficienza viene sempre adottato. Perche’ fa guadagnare a chi lo vende e a chi lo compra. Per questo, quando vedo una sovvenzione statale, penso che probabilmente la sovvenzione e’ per qualcosa che riduce l’efficienza del sistema.
Per l’esaurimento delle materie prime, immaginiamo di essere nell’eta’ del ferro. E di farci prendere dal panico perche’ il ferro sta finendo, e decidere di tornare al bronzo. Avremmo esaurito le materie prime molto prima (scusa il gioco di parole!) che non evolvendo!
Purtroppo la decrescita non e’ essere efficienti (ne’ liberi), quindi non la accettero’ mai.
@ stever
Colin e’ uno scrittore, quindi basa la sua sopravvivenza sull’uso di energia elettrica per le copie ebook quando va bene, dell’inchiostro e della carta (speriamo riciclata) piu’ spedizione di libri quando va male… a fargli bene i conti in tasca vorrei vedere se inquina di piu’ lui o un pendolare di Milano.
tanaka
06 giu 2010 - 19:50 - #24Non capisco come faccia la gente ad invocare la decrescita o similari, di questi tempi. Molte situazioni estremamente efficienti son frutto della crescita spinta, non certo del contrario. Per citare poi elementi più di “moda”, di cui si parla tra amici in questi anni, anche gli stessi e-book, mp3, internet in genere etc. direi ne sian frutto. Quanta plastica, carburante, carta, legno (librerie che non serviranno più), energia, oltre che tempo etc. si risparmian. Altrimenti ci saremmo arrivati molto più tardi. E ciò vale anche per ambiti meno citati nelle chiacchiare dei più. No, a me pare molto evidente che tra i due stili di vita, quello che porterebbe ad una società ben meno inquinante etc. nel 2030-2050 sia manifestatamente il modello di crescita.