Più sensibili se vegan!

In genere, proliferano le ricerche scientifiche più o meno "inutili" per le quali, tuttavia, non è quasi possibile non provare curiosità... E' il caso dello studio condotto presso l'Istituto San Raffaele di Milano dai ricercatori dell'Unità di Neuroimaging Quantitativo e pubblicato, in questi giorni, sulla rivista PLoS One e che mi ha colpita in quanto vegetariana convinta.. Secondo questa indagine, i vegetariani e i vegan sarebbero più empatici e maggiormente sensibili alla sofferenza altrui - a qualsiasi "altrui", con questo termine, si voglia fare riferimento - rispetto ad un "normale" onnivoro...

A sessanta persone (20 onnivori, 19 vegetariani e 21 vegani) è stata scandagliata - con l'uso della risonanza magnetica funzionale - l'attività cerebrale durante la (terribile!) visione di immagini di sofferenza animale ed umana in cui i "soggetti" venivano mulitati, minacciati o uccisi.... In questo modo, si è potuto osservare che in tutti gli individui che normalmente hanno abolito dalla propria dieta i cibi di derivazione animale, le aree del cervello del lobo frontale associate allo sviluppo e alla percezione dell'empatia si sono ugualmente "accese" di fronte al dolore di qualunque essere vivente, senza nessuna, sostanziale, differenza tra vegani e vegetariani... Per gli onnivori, invece, l'attività cerebrale d' "immedesimazione" sarebbe stata solleticata solo, o in via prioritaria, dalla visione di individui maltrattati e appartenenti alla propria stessa specie.

Lo studio, però, non chiarisce se esista una effettiva relazione di causa/effetto tra le variabili "dieta" ed "empatia" e se non siano, semplicemente, le diverse visioni del mondo, della vita e dell'alterità a indurre già alla base diverse sensibilità che si riflettono nelle scelte in campo alimentare...

Via | PLoS One
Foto | Flickr

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