Emergenza rifiuti a Palermo: benvenuti a Bellolampo la discarica che scoppia

Ventidue metri di rifiuti sul livello di campagna, trenta metri di rifiuti sotto il livello di campagna. Benvenuti a Bellolampo, la discarica di Palermo. Una visita che, almeno una volta nella vita, un palermitano vero dovrebbe fare. Magari accompagnato da uno che la discarica la conosce.

Come un cenciaiolo, che di mestiere raccoglie i rifiuti e li trasforma in soldi per campare la famiglia: vede uno scaldabagno? Acciaio e rame, tot al chilo. Vede un bidone di plastica? Tot al chilo. E, se con i rifiuti ci fai i soldi e ci campi la famiglia, finisci per conoscerli molto bene.

Quanti modi ci sono per fare soldi con i rifiuti? Sostanzialmente due: differenziandoli e vendendo i materiali, oppure accatastandoli senza differenziarli e bruciandoli tutti insieme per produrre energia pagata con i fondi Cip6.

Con il primo metodo, a Palermo, la discarica di Bellolampo faceva campare 85 famiglie. Con il secondo metodo a fare soldi, tanti, saranno i magnati che costruiscono l'impianto (nello specifico il gruppo Falck). Con una differenza di fondo: nel primo caso a pagare i rifiuti differenziati è il mercato, che li acquista soprattutto tramite i consorzi obbligatori, come il Conai. Nel secondo, invece, a pagare sono i cittadini, tutti, anche quelli che vivono a mille chilometri dal termovalorizzatore.

Ma poco importa, nel frattempo a Palermo i rifiuti cominciano a fare capolino a macchia di leopardo nelle strade. C'è chi dice che sia colpa della municipalizzata, che ha assunto 5.000 operai che servono a poco o nulla in una città delle dimensioni di Palermo. Ma, si sa, in campagna elettorale...

Altri dicono che sia colpa della carenza di mezzi, di autocompattatori. Ma la discarica non è che sia proprio vuota e, a dirla tutta, i mezzi si rompono perché sono costretti ad entrare nelle vasche visto che la stazione di trasferenza, cioè una piattaforma fuori dalla discarica dove i rifiuti dovrebbero essere parcheggiati in attesa di una ruspa che li porta dentro, non è mai entrata in funzione.

Qualcun altro, invece, dice che sia tutto un inciucio. Fatto solo per spingere i cittadini a gridare al termovalorizzatore. Malelingue.

E, mentre qualcuno in alto decide chi ha ragione in questa faccenda, da Bellolampo ogni giorno partono decine di autocisterne cariche di percolato. Dove lo portano? In Calabria, a Gioia Tauro. Perché anche in Calabria ci sono famiglie da campare...

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