Emergenza rifiuti in Sicilia, intervista esclusiva a Aurelio Angelini: "Nel 1999 stroncata la raccolta differenziata"

Undici anni fa la Sicilia poteva uscire dall'emergenza rifiuti, quando ancora non aveva causato i danni che vediamo oggi. Il primo piano di riorganizzazione del sistema delle discariche e della raccolta dei rifiuti, infatti, risale al 1999: fu redatto da un gruppo di esperti guidati dal Prof. Aurelio Angelini, ordinario di Sociologia dell'ambiente all'università di Palermo, ed era in regola con le leggi europee e con quelle italiane. Cioè con l'ormai semi-dimenticato Decreto Ronchi. Andava bene persino a quei rompiscatole degli ambientalisti.

Inutile dire che quel piano, datato 1999, fu presto abbandonato perchè aveva qualche "piccolo difetto": non prevedeva, ad esempio, la costruzione di nessun termovalorizzatore. Al posto di questi impianti, infatti, il vecchio piano rifiuti prevedeva la differenziata al 60%, una filiera completa del trattamento dei rifiuti e, alla fine della filiera, la creazione del combustibile da rifiuti (Cdr) che, però, non doveva essere bruciato negli inceneritori, come nel caso campano di Acerra, bensì nei cementifici e nelle centrali elettriche, al posto di una frazione del combustibile solitamente utilizzato.

Non se ne fece niente: il gruppo di lavoro che realizzò il piano fu mandato a casa e al suo posto fu creata l'Arra, l'Agenzia regionale acque e rifiuti. E con l'Arra spuntò il progetto di realizzare quattro giganteschi inceneritori che avrebbero dovuto bruciare tre milioni di tonnellate di monnezza l'anno. Tanto quanto ne bruciano tutti gli inceneritori esistenti in Italia...

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