
Ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere Diego Cammarata, sindaco di Palermo indagato per disastro doloso, inquinamento delle acque e del sottosuolo, truffa, gestione abusiva della discarica, abbandono dei rifiuti speciali e abuso d’ufficio.
Lo riferisce il quotidiano La Sicilia che aggiunge anche che, secondo l’accusa, il sindaco palermitano avrebbe impartito gli ordini su come gestire l’ex municipalizzata dei rifiuti e la discarica nonostante il commissariamento della municipalizzata stessa.
Cammarata, da parte sua, ha più volte ribadito di non avere alcuna responsabilità nella gestione della crisi rifiuti a Palermo, proprio in seguito al commissariamento. Tutti i guai, afferma il sindaco, li avrebbe fatti la Regione, cioè Raffaele Lombardo.
Lombardo, che in merito ai rifiuti si è già vantato di aver fatto “cose rivoluzionarie“, stigmatizza il silenzio di Cammarata. Come riporta Sicilia Informazioni, infatti, tra il sindaco di Palermo e il Presidente della Regione ormai ogni dialogo sulla questione rifiuti è impossibile:
Se non si parla ai magistrati vuol dire che non si hanno ragioni, o che si preferisce tenerle segrete. Finirei sputtanato se Cammarata parlasse bene di me. Permettetemi di ignorarlo. Non me ne occupo e non mi scalfisce
Tutto questo mentre la discarica palermitana di Bellolampo scoppia.
Via | La Sicilia, Sicilia Informazioni
Foto | Flickr
AVVOCATI CORAGGIOSI
15 feb 2011 - 17:48 - #1Su La Repubblica-Palermo è apparso oggi un articolo a firma di isabella Napoli - a proposito dei netturbini del Comune inadempienti che non tolgono i rifiuti costringendo i commercianti ad assoldare un privato per un servizio che è tenuto a svolgere il Comune- che dovrebbe far rilettere molto i cittadini sull’inadempienze dell’amministrazione comunale.
Se i cittadini pagano le tasse per lo smaltimento dei rifiuti, perchè il Comune non provvede ad erogare il servizio?
Certamente non per mancanza di risorse economiche, considerato che il cittadino finanzia il servizio con la Tarsu. E allora perchè?
Noi crediamo che le cause possono essere due: l’assenteismo del personale addetto al servizio e l’incapacità di chi ha la responsabilità politica ed organizzativa del Comune.
In entrambi i casi le colpe non possono non ricadere sul Sindaco Cammarata e sulla sua giunta.
Riteniamo inoltre che sia molto grave quanto riferito dai commercianti e cioè che “da tempo sollecitiamo al Comune la pulizia della strada e la bonifica delle aiuole. Ma non abbiamo mai ricevuto una risposta”. In effetti in tutta la città i marciapiedi e le aiuole sono in condizioni igieniche disastrose e più si va verso ed oltre la circonvallazione della città e più il problema diventa grave.
E’ grave quanto riferito dagli abitanti del quartiere: se chi deve rendere un servizio pubblico è inadempiente, nonostante le sollecitazioni dei cittadini, potrebbe commettere un reato; e gli abitanti di un quartiere che si vedono negare ed omettere un pubblico servizio, potrebbero ricorrere anche alla magistratura presentando un esposto.
In realtà, il problema vero è legato alla qualità e alle capacità dei politici siciliani che ricoprono importati incarichi istituzionali: sono loro che si scelgono i collaboratori e che nominano i dirigenti dei vari servizi, peraltro pagati a peso d’oro ed a spese dei cittadini. Se il politico si sceglie collaboratori incapaci, se ne deve assumere la responsabilità, cosa che dovrebbe fare Cammarata, che sembra un sindaco assente.
Peraltro, tutti sanno che l’avvocato non venne eletto perchè ritenuto idoneo a svolgere il ruolo e capace a risolvere i problemi della collettività ma soltanto perchè amico di Miccicchè che lo propose come sindaco di Palermo a Berlusconi. E’ “un sindaco per caso” e certamente può definirsi “un effetto dannoso per la città di Palermo” dell’era berlusconiana”.
Noi riteniamo che Cammarata, per i numerosi disservizi ormai cronici arrecati ai suoi concittadini, in una città normale, si sarebbe dovuto dimettere.
Ma c’è di più: dovrebbe dimettersi in quanto avvocato, perchè i fatti oggetto del procedimento penale a suo carico si riflettono non solo sulla sua reputazione ma compromettono anche l’immagine della classe forense.
Un ultima considerazione: chi ha le responsabilità del suo partito non avrebbe dovuto rimanere immobile, mantenendolo nell’incarico.
Un sistema politico fatto di personaggi incapaci ed equivoci è estraneo agli interessi della collettività ed alla funzione della politica che è proprio un servizio per il bene comune.
E’ sufficiente farsi un giro per la città di Palermo per rendersi conto dell’incapacità del sindaco a svolgere il ruolo di primo cittadino.
AVVOCATI CORAGGIOSI
20 feb 2011 - 21:17 - #2IL PRESIDENTE LOMBARDO E IL PRINCIPIO DI LEGALITA’
L’On. Raffaele Lombardo è al governo nonostante le trascorse vicende giudiziarie, le attuali accuse di mafia, l’autofinanziamento dell’azienda agricola, la costruzione abusiva di una villa sulla spiaggia di Ispica. Il 31.7. 2010 nella richiesta d’arresto nei confronti dei 50 indagati i pm, Gennaro, Fanara, Santonocito e Boscarino, hanno scritto che sarebbe provata in punto di fatto, l’esistenza di risalenti “rapporti diretti e indiretti degli esponenti di Cosa Nostra della provincia di Catania con Raffaele Lombardo e con Angelo Lombardo”. Il rapporto sarebbe “non occasionale né marginale” aggiungono i magistrati “ma cospicuo, diretto e continuativo grazie al quale l’uomo politico poteva avvalersi del costante e consistente appoggio elettorale della criminalità organizzata di stampo mafioso a lui vicina”. Eppure c’è ancora chi lo appoggia politicamente, consentendogli di amministrare nell’interesse della collettività, per il bene comune.
AVVOCATI CORAGGIOSI
04 mar 2011 - 18:52 - #3LA POLITICA E L’ESERCIZIO DI GOVERNO NELL’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’
Di recente il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso, intervenendo ad un convegno su “colletti bianchi e mafia”, a proposito delle liste compilate dai partiti per
le elezioni, ha auspicato che siano preventivamente adottate delle soluzioni per evitare che coloro che sono già considerati nell’ambiente con contatti
cosiddetti “indecenti” vengano candidati alle elezioni, locali o nazionali.
Grasso ha anche evidenziato che “bisognerebbe trovare una legge in grado di impedire l’accesso alle candidature a chi ha determinate pendenze,
pur nella presunzione di innocenza che prevale…” e che “sarebbe opportuno aspettare che la situazione personale del candidato venisse risolta…”.
Ma purtroppo la questione morale non sembra interessare la classe politica siciliana.
Eppure è normale credere che in una società sana solo persone dotate di un alto senso della moralità, oltre che di specifiche capacità, possono servire
il bene comune.
Invece chi ricopre incarichi istituzionali non di rado sembra agire senza l’attitudine a comprendere i problemi della società e molto spesso agisce
fuori dall’etica e dall’onesta’.
Il soggetto politico sembra spesso perseguire un interesse personale, quello cioè di portare avanti la sua carriera politica intesa come “un lavoro”.
L’attività politica non appare percepita come un impegno ulteriore, oltre la propria attività lavorativa, ma come l’opportunità di migliorare la propria
condizione economica e sociale.
E così accade che il politico è attratto dalla logica degli affari e dello scambio dei favori, piuttosto che amministrare per il bene comune.
In tal modo la politica non risolve i problemi della collettività e provoca un danno grave alla società che si disgrega e perde la bussola.
Per questo ci sentiamo di condividere il pensiero del Procuratore Grasso che è intervenuto apertamente sul problema della questione morale.
Non vogliamo che chi ci rappresenta abbia dei procedimenti penali pendenti, sia sottoposto ad indagini o abbia a che fare con logiche
affaristico-clientelari.
Non vogliamo che chi si candidi a rappresentare la collettività ed a ricoprire importanti incarichi istituzionali sia sottoposto ad indagini giudiziarie
o peggio ancora faccia uso di droghe.
La politica non è un lavoro ma un lucido impegno nell’interesse della collettività.