Spiaggia di Brancaleone, Legambiente, il Jewel of the sea, le Caretta Caretta minacciate e i miei ricordi di bambina

Galati, il villaggio jewel of the sea visto dall'alto

Galati, è una frazione del Comune di Brancaleone. Salta alle cronache in questi giorni per l'accesa protesta di Legambiente che si batte contro la costruzione del Jewel of the sea (qui la VIA), un complesso residenziale con annesso centro commerciale e campo da golf con 18 buche. Nella foto in alto, scattata da Diego Leocani che ha un gruppo di amici di Brancaleone Marina su Facebook, si vede chiaramente in basso a sinistra il complesso delle villette che va direttamente sulla spiaggia habitat per la riproduzione delle tartarughe Caretta Caretta, specie protetta.

La zona, era sotto vincoli ma, scrive il Corriere del Sud:

A dare il via libera alla lottizzazione una variante urbanistica approvata in fretta nel 2006, per un'area già sottoposta a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici.

Gli attivisti di Legambiente sulla spiaggia di Galati

Da quelle parti, solo un albergo-villaggio costruito tantissimi anni fa e che non regge, evidentemente, le richieste per chi vuole fare turismo in una zona bellissima e ancora incontaminata tanto da essere meta dalle Caretta Caretta.

Goletta Verde (qui la cronaca dal loro blog) è passata di lì nei giorni scorsi e ha consegnato la bandiera nera agli amministratori di Brancaleone, poiché ha fatto notare Legambiente che:

un progetto autorizzato nel 2006 dalla Giunta comunale, che prevede tra l'altro la costruzione sulle dune di un gruppo di villette a due piani fuori terra, che stanno formando un muro invalicabile a una trentina di metri circa dalla battigia. Lascia perplessi che nel 2010 si continui a investire in un vecchio modello di sviluppo, che anziché salvaguardare e valorizzare la straordinaria valenza ambientale delle dune di Brancaleone, sito non a caso scelto dalle Caretta Caretta per nidificare, punta sul cemento, pregiudicando la corretta conservazione dell'ecosistema dunale. Senza entrare nel merito della legittimità delle concessioni edilizie, che spetta solo agli inquirenti, ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare la costruzione del villaggio, nella parte ricadente sulle dune.


E' vero, da quelle parti la Natura è restata incontaminata fino a oggi esattamente come negli anni in cui ho trascorso le più belle estati della mia infanzia, proprio li a Brancaleone.

Erano estati lunghissime fatte di giochi con i cugini e di mattinate passate al mare. Ho visto diverse volte le tartarughe, non sapevo allora che fossero le Caretta caretta. A volte capitava che le catturassero anche i pescatori. Sapevamo che facevano le uova e che se per caso giocando con la sabbia le trovavamo non dovevamo toccarle e coprirle di nuovo.

Era bello stare in spiaggia: lunghissima e deserta. A volte costruivamo capanni con le canne che trovavamo sulla battigia. Non avevamo l'ombrellone. L'acqua era sempre limpidissima, tranne che in certi periodi arrivavano grumi di catrame lasciati dal lavaggio delle petroliere che si vedevano passare lontano, sulla linea dell'orizzonte.La spiaggia di Brancaleone la ricordo così: orizzonte dove il mare bacia il cielo.

Certo, d'estate la popolazione aumentava notevolmente, non solo per i turisti del vicino villaggio, ma per i rientri di tutti gli emigranti e dai circa 4000mila abitanti iniziali si passava anche al doppio, cifra che si concretizzava per la Festa di "Santo Rocco" del 15 agosto.

Da adulta altre volte sono tornata a Brancaleone e la spiaggia, lunghissima, sempre deserta tranne che nel tratto della spiaggia di Barncaleone Marina, dove ci sono le barche dei pescatori in rada; da un lato Capo Spartivento, vicino Galati dove a mano a mano si trovano rocce in acqua e dall'altro Ferruzzano, dove si andava a prendere l'acqua. Ecco, bene o male, è sempre restato tutto immutato, direi poco antropizzato, fino al Jewel of the sea.

Foto | Il Corriere del Sud

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