
L’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti, che si batte contro il progetto dell’inceneritore di Ugozzolo, frazione di Parma, proposto dalla Iren, ha rilasciato una nota molto interessante in cui, mappa alla mano, analizza la posizione scelta dall’azienda per l’impianto.
Una posizione poco felice: in piena zona artigianale, a due passi dall’area prevista per il termovalorizzatore di Parma ci sono l’Ikea, un grosso centro commerciale, numerosi capannoni e persino lo stabilimento della Barilla e tre caseifici che producono il pregiato Parmigiano Reggiano.
La zona viene definita nello studio di impatto ambientale “a bassa densità abitativa” e, probabilmente, dal punto di vista burocratico è anche vero: poche case, molti capannoni. Solo che nei capannoni c’è qualcuno che lavora otto ore al giorno, e l’Ikea genera un bel via vai di clienti…
Per non parlare, poi, degli stabilimenti alimentari che sono decisamente poco compatibili con le emissioni di un inceneritore. L’associazione Gestione corretta dei rifiuti, per questo, si chiede come vengano fatti gli studi di compatibilità e a chi spetti realmente dare i pareri:
Il recente contributo di Antonio Massarutto, che si firma come “Università Bocconi”, e poi si scopre fare parte di un ente finanziato da A2A (inceneritore di Brescia), Hera (inceneritori di Modena, Forli, Rimini, Ferrara e Ravenna), Iride (inceneritore di Piacenza e appunto Parma) è un esempio lampante di come l’opinione pubblica può venire fuorviata da un commento che si presenta come autorevolissimo ma che, se vai a scavare un pochettino, qualche problema di parzialità lo pone. Il Comune di Parma (cioè tutti noi) spenderà 20.000 Euro per lo studio del Politecnico, quindi sarebbe buona cosa conoscere a chi vengono dati questi soldi, per capire se saranno spesi bene
Via | Associazione Gestione corretta rifiuti e risorse Parma
Ivan B
11 ago 2010 - 14:40 - #1Ecco i pericoli sanitari di un inceneritore:
http://www.youtube.com/watch?v=m7v974tZGF4
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11 ago 2010 - 17:08 - #2Sarebbe meglio controllare quali sono le direzioni del vento previste dallo studio di impatto ambientale. Infatti la massima concentrazione di inquinanti non si ha nelle vicinanze dell’impianto. Si definisce (o definiscono) dei corridoi di inquinamento, che tra l’altro partono da più di 1 km dalla ciminiera (che rilascia gas a una altezza elevata proprio per agevolare la dispersione degli inquinanti).
Senza i coni di dispersione il discorso vale poco, è come dire che la fiamma brucia stando fuori dal caminetto.
tnno
11 ago 2010 - 22:09 - #3Ma la raccolta differenziata non serve agli inceneritori per bruciare meglio differenziando il combustibile?
A me sembra sia csi`, anche perche` di prodotti con plastica riciclata non ne vedo nonostante la differenziata da me sia gia` attiva da anni..
Mauriziosat,9
12 ago 2010 - 00:13 - #4semplicemente perchè con la plastica riciclata ci fanno cose CHE TU NON COMPRI o che non sai di cosa son fatti ….
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PER ESEMPIO ….
le imbottiture dei divani
i paraurti delle automobili
tubi di plastica per gli scarichi
ed un sacco si altre cose ….
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fabio-p
12 ago 2010 - 12:25 - #5@3
Agli inceneritori piace bruciare ciò che produce più calore. Plastica e carta sono senza dubbio molto appetibili, tanto per fare un esempio. Ma plastica e la carta piacerebbe anche riciclarle… quindi? La realtà è che c’è un evidente conflitto di interessi tra la raccolta differenziata (finalizzata al riciclo dei materiali) e l’incenerimento.
Ciò che rimane dopo un’attenta raccolta differenziata non è molto, ed è in gran parte materia che non varrebbe la pena di bruciare, a prescindere da comunque importanti motivi di inquinamento, proprio a causa del basso potere calorifico. Per contro, questa quota di indifferenziato se smaltita in discarica non avrebbe grande impatto ambientale perchè priva della quota organica (organico, insieme a carta, plastica, vetro e alluminio sono le cose più semplici da selezionare e trattare in modi diversi dall’incenerimento e la discarica), dunque i problemi di percolato (che inquina le falde portandosi dietro metalli pesanti) e della formazione di gas verrebbero arginati molto bene.
Inoltre con la seconda soluzione si avrebbe sempre l’interesse di tutti a migliorare la raccolta differenziata, al fine di riempire le discariche con sempre minore velocità. Con l’inceneritore invece, una volta costruito col cavolo che la raccolta differenziata migliorerà.
Segnalo un libro che ho trovato molto interessante, trattasi di “Ecoballe” di Paolo Rabitti, perito della procura di Napoli. http://www.ibs.it/code/9788874243631/rabitti-paolo/ecoballe.html