Consumo del suolo: una legge contro l’edificazione selvaggia

Legambiente preme per una legge sul contenimento del consumo del suolo e per la rigenerazione urbana

Mai come in questi giorni di forti piogge e di drammi causati, in maniera indiretta, dall’impermeabilizzazione di interi territori, il dibattito sul consumo del suolo diventa di strettissima attualità. Le problematiche connesse alla lenta erosione dei territori agricoli sono molteplici e non limitate, esclusivamente, alla riduzione degli spazi riservati a coltivazioni e allevamento. Il problema del consumo del suolo è anche problema di “manutenzione” del territorio e di sicurezza del medesimo e dei suoi abitanti.

Legambiente porta avanti da tempo la battaglia dello stop al consumo del suolo e oggi lancia un nuovo appello al presidente del Consiglio Enrico Letta per chiedere a Parlamento e Governo una corsia preferenziale affinché venga al più presto approvata una legge che fermi il consumo di suolo e premi (attraverso incentivi e un fisco più “morbido”) la riqualificazione edilizia, energetica e antisismica del patrimonio edilizio esistente.

Il punto di partenza è il Disegno di Legge approvato dal Governo il 15 giugno di quest’anno in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”. A questo disegno di legge Legambiente vorrebbe affiancare alcune integrazioni e modifiche normative che rafforzino l’efficacia dei controlli e accentuino l’attenzione verso la rigenerazione urbana.

Le nostre idee e proposte vogliono tenere insieme gli obiettivi di tutela e di riqualificazione del territorio ed incrociare alcune questioni come la grave crisi che sta vivendo il settore delle costruzioni. E’ indispensabile lanciare un segnale chiaro al mondo dell’edilizia attraverso una Legge che sposti l’attenzione sulla rigenerazione urbana,

spiega Edoardo Zanchini, vice-presidente di Legambiente.

Come conciliare lo stop al consumo del suolo con la crisi dell’edilizia? Semplice: rigenerando le tante aree urbane abbandonate o sotto utilizzate. Invece di allargare le aree cementificate, valorizzare e ristrutturare gli edifici preesistenti. Una trasformazione che non si potrà realizzare senza un cambiamento di prospettiva delle imprese edili.

Perché come ricorda Damiano Di Simine di Legambiente

Il suolo è un bene comune e una risorsa limitata e non rinnovabile.



Lo Stato può intervenire sulle cause che determinano il consumo del suolo favorendo la rigenerazione urbana e sfavorendo invece una nuova ondata espansiva della cementificazione. Quello che Legambiente chiede è

un nuovo equilibrio tra fiscalità e incentivi che renda attraente, efficace e più semplice l'investimento nella città, impedendo che i capitali in fuga dalla città producono anonime urbanizzazioni e piastre commerciali ai danni di campagne, coste e spazi aperti.

Fondamentali, in questo iter, sono le indicazioni fornite in sede comunitaria.

Nella comunicazione della Commissione Europea “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” [COM(2011)571] uno specifico capitolo è riservato alla terra (Land) e ai suoli (Soils). Per queste risorse viene fissato un obiettivo molto ambizioso e di vasta portata per quanto comporta a livello urbanistico e territoriale: entro il 2020, le politiche comunitarie dovranno tenere conto dei loro impatti diretti e indiretti sull’uso del territorio, a scala europea e globale, e il trend del consumo di suolo dovrà essere sulla strada per raggiungere l’obiettivo del consumo netto di suolo zero (no net and take) nel 2050.

Una formula che non significa che non si potranno più occupare territori e spazi liberi, ma lo si potrà fare a saldo zero, cioè liberando e disigillando una superficie equivalente di terreno da restituire all’utilizzo agricolo o semi-naturale.

Via | Legambiente

Foto © Getty Images

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