Dal blog di Sorgenia, azienda che produce energia elettrica da fonte rinnovabile e non, apprendo la curiosa notizia di un recente studio sul Carbon Capture and Storage (CCS), cioè sulle tecnologie in grado di estrarre l’anidride carbonica dai camini delle centrali termoelettriche alimentate da carbone o altri combustibili fossili.
Si tratta di una sorta di spugna fatta di cristalli creati in laboratorio che avrebbero la capacità di catturare una serie di gas, CO2 compresa. Tali gas, in seguito, possono essere rilasciati (si sciacqua la spugna?) e riutilizzati in altri processi industriali. A guidare questo esperimento è stata Deanna D’alessandro, ricercatrice all’università di Sydney, che così descrive il processo:
I cristalli sono composti da fasci di atomi metallici carichi legati tra loro da gruppi di base carbonica. Le strutture molecolari sono simili a quelle delle conchiglie e di microscopiche piante marine dette diatomee. Per questo il nuovo materiale può sostenere l’ambiente umido e caldissimo dei condotti di emissione di una centrale a carbone. Ciò significa che potrebbe essere usato per catturare in maniera reversibile, e poi liberare, la CO2.
Per questa idea la D’Alessandro ha già vinto un premio: i 20.000 dollari del L’Oréal Australia For Women in Science Fellowship che, come dice il nome stesso, è un concorso per donne scienziato sponsorizzato da L’Oreal, la famosa azienda di cosmetici.
In attesa di avere ulteriori riscontri da eminenti chimici e fisici che certamente potranno confermare o smentire le ipotesi della ricercatrice, per precauzione (come sempre accade quando si parla di CCS, concetto nel quale credo assai poco), inserirei la notizia della spugna anti CO2 nella categoria greenwashing.
Via | Efficienza e Sostenibilità
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tassinarimauro
22 set 2010 - 17:55 - #1Quoto Peppe Croce!
Anche se funzionasse dove le mettiamo le tonnellate di CO2 che produciamo?
“Le usiamo in altri processi” !?
Come quando mi dicono che l’idrogeno per le automobili può essere ricavato dall’acqua!
No al carbone Alto Lazio
22 set 2010 - 23:33 - #2Già, quoto: e una volta estratta la Co2 da questa spugna, dove la mettiamo? la pompiamo nello spazio?
E facendo un bilancio complessivo quanto ci costa? Quanto inquina questo processo? E’ applicabile su larga scala?
Le CCS sono una disgraia nata morta, per fortuna. C’è da rimettere in gioco tutto il modello di sviluppo, le CCS sono solo il colpo di coda del mostro che vuole continuare a ingozzarsi
antonioc
23 set 2010 - 09:00 - #3qualche tempo fa ho scritto qualcosa sulla ccs, credo che sia ancora utile per rispondere alle domande su dove si pensa di mettere la CO2, quanto costerà, ecc. ecc.
http://www.apat.gov.it/site/_contentfiles/00142500/142530_rapporto_75_2006.pdf
geppe67
23 set 2010 - 10:26 - #4ci sono tante miniere abbandonate
ririri
23 set 2010 - 11:12 - #5L’idea é affascinante, poi per l’anidride carbonica estratta si potrebbe pensare di riutilizzarla a livello industriale.
Premetto che non sono informata sulla fattibilitá e il costo di un eventuale riciclo, ma non mi sembra una cattiva idea per esempio farci il ghiaccio secco o le sabbiature criogeniche e senza dimenticare poi che con la co2 ci si spengono gli incendi ;)
Dagio
23 set 2010 - 15:54 - #6Geniale! Io metterei le tonnellate di co2 nei deserti…
zero1
23 set 2010 - 16:03 - #7io taglierei gli alberi, le piante, sminuzzerei i rifiuti umidi e ci riempirei le miniere abbandonate, ecco il “GEOSEQUESTRO”
tassinarimauro
23 set 2010 - 21:08 - #8@RiRiRi
Non stiamo parlando di qualche kg di CO2…
Stiamo parlando di migliaia di tonnellate.