Chi salverà i 100 colibrì della Riserva Miramare?

Attualmente, nel continente americano è possibile contare 334 specie di colibrì, il volatile più piccolo del mondo. Questo splendido uccello venerato dagli Aztechi e dai Nazca costituisce la prova vivente di quanto l'ampiezza delle dimensioni come parametro per definire l'importanza di un essere vivente, siano del tutto erronee. Con una lunghezza del corpo che varia tra gli 1,6 cm del Colibrì Elena (calypte helenae)e i 21 cm del Colibrì Gigante (patagona gigas), il colibrì è uno degli esseri più importanti per il mantenimento degli ecosistemi. Responsabile dell'impollinazione dell'85% degli alberi dell'Amazzonia in cui vive risente moltissimo della deforestazione e dell'incremento delle piantagioni, tanto da rischiare seriamente l'estinzione... e con essa anche l'inarrestabile galoppata della desertificazione del Sudamerica nell'arco di tre generazioni, afferma la comunità scientifica. Un orrore da scongiurare. Con tutti i mezzi. Per questo motivo nel 2005 il governo peruviano ( e di recente anche il governo colombiano) si è rivolto all'Italia perché si provvedesse alla loro riproduzione in cattività nel Centro di eccelenza per la salvaguardia dei colibrì, nella riserva di Miramare (Trieste), e alla loro successiva introduzione in natura nei Paesi d'origine. La struttura fa capo al ministero dell’Ambiente ma, praticamente dall'inizio dei suoi lavori, non riceve fondi oppure, anche quando ci sono sono stati, essi non hanno mai superato il margine della sussistenza.

Già nel 2007 il centro ha rischiato di chiudere per l'impossibilità di pagare le bollette mettendo a rischio la vita dei 100 volatili ospitati. A seguito di moltissime rimostranze e addirittura con il rischio, patito dal Governo del nostro Pese, di dover affrontare anche conseguenze penali per maltrattamento di animali, mancata protezione di animali in via di estinzione e distruzione di beni pubblici appartenenti allo Stato, la situazione è stata tamponata con un piccolo stanziamento da parte dell'allora Ministero Dell'Ambiente Pecoraro Scanio. Oggi, la situazione si ripete e se non arriveranno i fondi pubblici al più presto i 100 colibrì moriranno il prossimo 15 ottobre, per una serie di bollette inevase (120mila euro di Acegas e 30mila euro tra Tuttogas e fornitori vari, pronti a staccare il sistema necessario di climatizzazione e mantenimento dell'umidità che garantisce la sopravvivenza dei volatili). Inoltre, i 12 ricercatori, non potranno continuare a lungo con gli stipendi da fame che si ritrovano (quando arrivano..). Molti di loro prestano ancora servizio al centro solo perché consci dell'importanza del progetto, che non ha euguali in Europa. Altrove, infatti, i colibrì non riescono a riprodursi in cattività e registrano tassi di mortalità elevatissimi. Ma non a Trieste, dove il progetto, invece, sta andando benissimo... Intanto, dopo un'attesa lunga e snervante, il Ministero ha finalmento inviato un fax al centro ma proponepone, solo, un'altra soluzione "tampone" per salvare la vita ai colibrì ma poi, parlando anche di un eventuale, successivo, trasferimento degli stessi in altri centri analoghi... Ma dove se l'allevamento è risultato ovunque inefficace? E che fine farebbero i ricercatori, specializzatissimi in questo ambito, e le loro ricerche? Per non parlare, poi, del rischio che un trasporto di uccelli tanto fragili comporterebbe, per la loro stessa incoluminità. Intanto, si spera in finaziamenti privati.. Insomma, siamo alle solite: centri di eccellenza e ricerca in Italia ci sono e funzionano benissimo ma nonostante l'alto profilo ambientale e scientifico vengono percepiti come "palle al piede" di cui affrettare la chiusura. Il video pubblicato risale a quasi tre anni fa, fu girato da "Le Iene". Lo pubblico perché, nonostante il tempo trascorso, è ancora terribilmente attuale..

Via | Youtube, il Piccolo

Foto | Youtube

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