InterfaceFlor, la multinazionale di Atlanta con profitti a impatto zero

Pavimento modulare

Essere sostenibili per le aziende è possibile ma serve un contesto che gratifichi l’innovazione. È il messaggio portato al all’ottavo Forum internazionale per la salvaguardia della Natura di Cuneo dalla InterfaceFLOR, multinazionale di pavimenti modulari tessili che nel 1994 si è proposta un obiettivo: eliminare entro il 2020 qualsiasi conseguenza negativa sull’ambiente e diventare una impresa a impatto zero.

La sfida è partita dall’intraprendenza del presidente e fondatore dell’azienda, Ray Anderson, e da una sua presa di coscienza: l’essersi reso conto di essere un saccheggiatore della Terra. Racconta Ramon Arratia, responsabile sostenibilità dell’azienda:

Molti all’epoca lo hanno preso per pazzo o, al massimo, per ingenuo. Ma i risultati economici gli hanno dato ragione: oggi la InterfaceFlor ha il 30% del mercato globale di moquettes modulari e profitti per un miliardo di dollari.

Come sta inseguendo l’obiettivo la multinazionale di Atlanta? Eliminando i rifiuti, usando le energie rinnovabili, prolungando il ciclo di vita dei loro prodotti e praticando il riciclo.

Il riciclo vero consiste nel separare tutti i pezzi di un prodotto e nel riusarli per lo stesso prodotto. Per esempio riduciamo in polvere un tappeto e ce ne facciamo uno nuovo.


Un’esperienza che apre nuove frontiere all’impatto zero.

Se un pavimento modulare, che è un prodotto molto inquinante perché è derivato dal petrolio, può ridurre l’impatto, questo significa che può succedere per qualsiasi altro prodotto. Ma il paradosso è che gettare via i rifiuti è più economico del riciclaggio e quindi diventa fondamentale l’intervento del governo.

Bisogna cioè promuovere un sistema normativo che promuova il riciclo e che tassi le imprese più inquinanti.

Il 90% dei Pesi non ha un contesto fiscale adeguato a far sì che le imprese siano innovative perché non c’è un sistema di gratifiche che premi la sostenibilità. Inoltre i governi dovrebbero ridefinire la tassazione facendo in modo che i prodotti che lasciano una maggiore impronta di carbonio paghino di più.

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