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Se Napoli piange per i rifiuti, Roma non ci ride su: i cittadini incazzati per il nuovo inceneritore di Albano

Pubblicato: 22 ott 2010 da Marina

Commenti dei lettori

No inceneritore a albano Secondo Ferdinando Bonessio, presidente regionale dei Verdi per la Costituente ecologista, l’emergenza rifiuti che sta vivendo la Campania, potrebbe a breve toccare anche il Lazio. Perché Bonessio è così preoccupato? Scrive in un comunicato stampa:

Domani rischiamo di vedere demolita l’immagine di Roma e di veder sommerso il Colosseo di rifiuti, se si continua in questa direzione. La situazione Campania che sta riesplodendo in tutta la sua drammaticità in questi giorni non ha insegnato niente. Lo dimostra la gestione dissennata dei rifiuti che Alemanno e Polverini stanno mettendo in atto.

A cosa si riferisce Bonessio? Al fatto che sia il sindaco di Roma Alemanno, sia il Governatore Polverini annunciano novità riguardo alla discarica Malagrotta. Il punto è che non lo fanno nella medesima direzione. Secondo Polverini Malagrotta non rientrerà nel nuovo Piano rifiuti; secondo Alemanno una proroga per la discarica è possibile.

In mezzo l’inceneritore di Albano, siamo nei Castelli Romani, per cui domani è prevista una manifestazione dei cittadini che non vogliono l’ecomostro sul loro territorio. Anzi di inceneritori ne dovrebbero sorgere, secondo il nuovo Piano rifiuti altri 5 per un totale di 9 inceneritori da dislocare su tutta la regione inclusa una discarica interprovinciale.

Spiega Bonessio che mentre la politica decide i rifiuti continuano a aumentare e scrive:

Il Lazio ha già 3 impianti di incenerimento di rifiuti, Malagrotta, Colleferro e San Vittore che se fatti funzionare a pieno regime soddisfano la quota parte massima che questa regione può sopportare come incenerimento che dovrà ecomunque essere abbassata in futuro. L’unico sistema per risolvere il problema è la differenziata porta a porta. Per questo motivo aderiamo alla manifestazione di domani di Albano, per dire no all’incenerimento e alle scelte calate dall’alto sulla pelle dei cittadini.

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • giuseppe pregadio

    22 ott 2010 - 19:25 - #1
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    visto che si producono rifiuti da qualche parte li si deve mandare. io ne ho vicino casa due e non ho mai sentito lamentele popolari.

  • Profilo di fabio-p

    fabio-p

    22 ott 2010 - 20:53 - #2
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    “Visto che si producono rifiuti da qualche parte li si deve mandare”
    Wow, che teoria. Troppo difficile pensare di raccogliere i rifiuti separatamente per tipologia di materiale e poi riciclarli, vero? E pensare che è molto semplice differenziare carta, plastica, organico, vetro e alluminio raggiungendo in breve tempo il 60%… A quel punto l’inceneritore è perfettamente inutile oltre che dannoso perchè inquinante. Ho sentito di mondi lontani in cui differenziano il 70-80% ma è fantascienza sicuramente.

    “io vicino casa ne ho due [inceneritori suppongo] e non ho mai sentito lamentele popolari.”
    Urca, che metodo scientifico rigoroso… Un po’ come Mauriziosat secondo cui:
    1. A Monaco c’è un inceneritore
    2. I monegaschi notoriamente non sono stupidi, quindi non si metterebbero mai in casa loro una cosa che inquina l’ambiente
    3. Ergo, gli inceneritori sono innocui per l’ambiente e per la salute. Rischio zero.

  • Mauriziosat,9

    22 ott 2010 - 23:22 - #3
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    caro fabio IL RISCHIO ZERO NON ESISTE …..
    .
    la maggior parte delle donne more per incidenti domestici …
    MA QUESTO NON CI IMPEDISCE DI AVERE COLTELLI IN CASA
    ne ci impedisce di avere i fornelli a gas
    ne ci impedisce di avere LE SCALE
    .
    ogni anno avvengono migliaia di incidenti automobilistici mortali
    ma questo non ci impedisce di usare l’automobile ….
    .
    GLI INCIDENTI MORTALI DI CICLISTI sono in proporzione 7 volte superiori a quelli degli automobilisti
    MA QUESTO NON CI IMPEDISCE DI ANDARE IN BICICLETTA.
    .

  • damian_

    23 ott 2010 - 08:53 - #4
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    gli inceneritori non sono la bacchetta magica che fanno sparire i rifuti . un inceneritore produce ceneri e CO2 , nonche costaa una cifra per farlo funzionare ( leggasi: contributi CIP6 ) ora ,le emissioni di CO2 sono contingentate ,e quindi se fai funzionare l’inceneritore non fai funzionare una fabbrica o levi tot macchine dalle strade ..
    le ceneri (il 15-20% in peso di solito ) sono rifiuti tossici e vanno smaltite in discriche speciali ..

    prima della differenziata , c’e la riduzione (delle merci comprate) e il riuso (mercato dell’usato , non buttare viaa roba seminuova )

    ma questi sono comportamenti anti-consumistici e anti-capitalisti .

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    23 ott 2010 - 09:19 - #5
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    Sul Fatto Quotidiano spunta fuori l’ex direttore della Popolare di Palermo: “Negli anni ‘80″, dice, “Dell’Utri venne da me insieme a Ciancimino con una proposta di finanziamento per le aziende del biscione”.

    “Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”: ad affermarlo, sul Fatto Quotidiano, è Giovanni Scilabra, già direttore generale dell’istituto palermitano. I due siciliani, con fare da grandi amiconi, si sarebbero recati in quell’anno nella sede dell’istituto di credito con una richiesta di finanziamento tutta a favore della Fininvest che in quel periodo, secondo Scilabra, navigava in cattivissime acque: e anche per questo, il finanziamento non fu concesso.

    POPOLARE DI PALERMO – La Banca Popolare di Palermo era guidata, al tempo, dal (falso) conte Arturo Cassina, “il re degli appalti stradali” palermitani, “culo e camicia” con don Vito nel periodo in cui quest’ultimo era sulla poltrona più alta del capoluogo siciliano. “Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, spiega l’ex dirigente dell’istituto di credito; “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”. Un giorno si presentano in filiale, dunque, Vito Ciancimino e Marcello dell’Utri. Precedentemente, una telefonata aveva raggiunto l’apparecchio di Scilabra: dall’altra parte del filo, il capo della banca, appunto Cassina: “Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grandegruppo del Nord. Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste”. Come rifiutarsi? E d’altronde, è questo il lavoro che fa una banca: ascolta proposte di investimento, e, se del caso, le concede. Ma con il cliente Berlusconi Silvio, non va così: troppo rischioso il finanziamento al biscione. “Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane”, affermava dell’Utri, che stava cercando evidentemente di dare una mano all’amico Silvio che, in quel momento, versava in cattive situazioni finanziarie: 20 miliardi di lire è l’ammontare dell’importo richiesto.”Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione. Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione. Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi”, racconta Scilabra.

    MA ANCHE NO – Che, al tempo, rispose picche: “Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche” del circuito popolare isolano, ma già preannunciando che un tale importo era fuori dalla portata dei piccoli istituti di credito. “Dall’indomani io mi misi all’opera”, continua il racconto Scilabra; “Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me. Tutti dissero che l’operazione non era fattibile. Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.” E infatti, il finanziamento non verrà concesso: “La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi. Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.” Secondo Scilabra, Ciancimino la prese “molto male. Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione, perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere. Fu sgradevole come suo solito. Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.” Insomma, neanche la banca degli amici degli amici riesce ad aiutare la Fininvest, in grossa difficoltà finanziaria in quegli anni – si va verso il profondo rosso degli anni ‘90, in cui il debito arriverà ad ammontare ad oltre 6.000 miliardi di lire complessive. Amici degli amici, dicevamo, e che amici: il Banco Popolare di Palermo era una banca ottimamente frequentata. Si fa per dire ovviamente: “Prima che io diventassi direttore”, spiega Scilabra, come correntista “c’era il papa della mafia, Michele Greco. Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.” Normale, tutto questo, nella sicilia di Ciancimino; normale, tutto questo, se a capo della banca c’è il conte Cassina, imprenditore attivo nel ramo appalti che, quando Ciancimino era al Comune, contribuì a fare della città carne di porco. “Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina. Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro. Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui”: insomma, un luogo sicuro.

  • PoveraItaglia

    24 ott 2010 - 21:42 - #6
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    visto che si producono rifiuti da qualche parte li si deve mandare.

    I rifiuti in natura NON esistono! NOI li creiamo perchè sbagliamo. Sbagliamo nel modo di produrre, trasportare e consumare qualsiasi cosa.

  • Aldo Cannavò

    25 ott 2010 - 11:48 - #7
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    Se si fosse adottato un sistema brevettato, da tempo pubblicizzato,che smaltisce i r.s.u. senza inquinare ed a costi inferiori a quelli delle discariche e degli inceneritori,il problema sarebbe stato risolto definitivamente da anni.Quali loschi interessi spingono le amministrazioni comunali ad insistere con sistemi di smaltimento da tempo obsoleti,oltre che dannosi e troppo costosi? Darò informazioni sul nuovo sistema a chi nesia seriamente interessato.
    Genova - aldocannavo@fastwebmail.it

  • acosimo

    25 ott 2010 - 18:25 - #8
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    QUANTI BEI COMMENTI “VIRTUOSI”, NELL’ATTESA CHE LA GENTE FACCIA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA (RICORDIAMOCI PERO’ CHE TRANNE IL VETRO ED IL FERRO MI SEMBRA CHE IL RESTO - CARTA, PLASTICA ECC. ALLA FINE DOPO QUALCHE RICICLO NON è PIU’ BUONO LO STESSO E DEVE ESSERE SMALTITO COMUNQUE) COSA FACCIAMO NEL FRATTEMPO? VE LI PORTIAMO SOTTO CASA COSI VOI “VIRTUOSI” ANTICIPATORI LI SEPARATE TUTTI VOI?
    SMETTIAMOLA UNA BUONA VOLTA. O INCENERITORI O CEMENTIFICI O TORCE AL PLASMA (PER CHI HA L’ENERGIA A BUON MERCATO DATO CHE ARRIVA A CIRCA 8.000 GRADI) MA DA QUALCHE PARTE BISOGNA SISTEMARLI. SOTTO TERRA FA UN PO’ SCHIFO MA DIRE NO NO NO PORTA ALLA SITUAZIONE CAMPANA.

  • Profilo di fabio-p

    fabio-p

    25 ott 2010 - 18:41 - #9
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    Acosimo sei un’accozzaglia di luoghi comuni a cui non vale neanche la pena rispondere.
    Ma dato che sei in vena di frasi tipo “COSA FACCIAMO NEL FRATTEMPO? PORTIAMO I RIFIUTI SOTTO CASA A VOI “VIRTUOSI” ANTICIPATORI E LI SEPARATE TUTTI VOI?”, allora ti rispondo che se vuoi bruciare la spazzatura perchè non hai voglia di differenziare e di studiare il principio di conservazione della massa, bene fai un bel falò in casa TUA con porte e finestre chiuse e respiri TU l’aria avvelenata, non obblighi ME a respirare la m€rda da te prodotta, quando si può riciclare la materia.
    Scommetto che a questa ipotesi però non sei molto d’accordo eh.

  • Profilo di fabio-p

    fabio-p

    25 ott 2010 - 19:59 - #10
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    E comunque, se il problema è che non si sa cosa farne dei rifiuti (non differenziati) che abbiamo oggi in mezzo alle scatole… li si vuole bruciare? Bene, basta e avanza un impianto già esistente. Non vedo perché costruirne uno nuovo che sarebbe una questione di anni quando i rifiuti ci sono oggi.
    Fermo restando che bruciare quella roba è un’ovvia pazzia estremamente inquinante e la strada virtuosa è il riciclo e la riduzione a monte di rifiuti.
    Un impianto nuovo lo costruisci se tu per i prossimi 15 anni ci vuoi bruciare X tonnellate/anno. E ci vanno degli anni per realizzarlo. L’inceneritore non può essere la risposta ad una emergenza occasionale. Piuttosto viene il dubbio, e ad informarsi meglio diventa una certezza, che l’emergenza cosiddetta sia in realtà una situazione pianificata da anni e prevedibile, attuata con l’obiettivo di esasperare la popolazione. Esasperarla con il fetore nauseante dei rifiuti in strada e di discariche dove ci finisce ogni sorta di schifezza che inquina l’acqua e il terreno. Ecco allora in tutta Italia i cittadini chiedono a gran voce gli inceneritori, unici soluzione “per non finire come a Napoli”.

  • acosimo

    26 ott 2010 - 10:50 - #11
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    SENTI FABIO, IO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA LA FACCIO E DA VARI ANNI MA, A DIFFERENZA TUA GUARDO PURE COSA FANNO LE ALTRE PERSONE, E SCOPRO CHE NORMALMENTE NON LA FANNO QUINDI E’ INUTILE CHE LA METTI SUL “TUO CAMINO” QUANDO E’ LA MASSA CHE SI COMPORTA COSI. RIPETO LA DOMANDA: ORA COSA SI FA? MULTIAMO IL 80-90% DELLA POPOLAZIONE? QUANTO AL COMPLOTTO OSCURO SE VAI AVANTI CON QUESTE TESI SEI IL CLASSICO “BEN ALTRISTA” CHE STIGMATIZZA, CRITICA MA CHE NELL’IMMEDIATO NON SA PROPORRE CHE FARNE DELLA SPAZZATURA ACCUMULATA E RACCOLTA OGGI, NON QUELLA DEL DOMANI RADIOSO QUANDO TUTTA LA POPOLAZIONE SI SARA’ CONVERITA AL RICICLAGGIO, MA QUELLA DI OGGI