Una domenica passata a raccogliere olive per farne olio extravergine


Ieri sono stata in un uliveto, con annesso frantoio, per raccogliere olive.Usate per farne olio extravergine. Quello vero: prima premitura a freddo. L'olio è finito direttamente nella tanica di acciaio. Costo per ogni litro circa euro 7,50. Ma siamo in un frantoio, appunto, che si trova a Caiazzo, provincia di Caserta. Gli uliveti qui intorno sono della varietà caiazzese. Sull'albero le olive possono essere bianche e nere e sono assieme. L'olio che ne viene fuori ha un retrogusto di mandorla, molto fruttato e adatto a tutti i palati.

Mi spiega Antonio, il proprietario del frantoio, che si sta battendo da un po' di tempo affinché querst'olio sia venduto in farmacia, a temperatura controllata, perché mi dice è come una medicina. Lo sappiamo, l'olio extravergine italiano è uno degli oli più pregiati, nonché alla base della dieta mediterranea, quella che fa tanto bene alla salute. Ma l'olio che si acquista in un supermercato a 3,50 euro a litro, in una bottiglia di vetro trasparente non è esattamente lo stesso olio che si acquista in un frantoio ottenuto da premitura a freddo.

Tra le foto della gallery trovate la sequenza su come è avvenuta la premitura a freddo. Abbiamo raccolto le olive, portate su al frantoio dove c'è una coppia di macine in pietra. Antonio usa un pettine per velocizzare la raccolta con noi che siamo cittadini imbranatelli. In realtà lui la raccolta la fa a mano perché mi spiega:

L'ulivo e la terra sono organismi viventi e vanno toccati. Con loro ci scambio energie. Per questo non uso scarpe in plastica e non raccolgo le olive con i guanti. Mi bagno le mani nel vino e inizio la mia raccolta.


Una volta riempita la cassetta si passa a pesare le olive che vengono poi versate in macina; la velocità è bassa per evitare che bruci la pasta. Nella pasta sono inclusi i noccioli e anche alcune foglioline di ulivo che danno più gusto all'olio; le olive non sono state lavate, qui non ci sono pesticidi né fitofarmaci, si segue il disciplinare della coltivazione biologica. La pasta viene poi messa su dei dischi simili a cesti piatti e viene formata una pila. Questa pila viene pressata e si estrae l'olio che finisce direttamente in tanica. Fine del procedimento. La sansa che resta viene accatastata e venduta a oleifici che ne ricaveranno altro olio ma meno pregiato. In alcuni fasi, per ricavare olio dalla sansa si può ricorrere anche a solventi.

Tra le foto della gallery anche un bel ramo pieno di corbezzoli, buonissimi. Abbiamo trovato anche le sorbe. Qui i consigli dal sito dei Carabinieri per scegliere al supermercato un olio extravergine di oliva; qui le stime di quanto deve costare un olio di oliva extravergine di qualità.

Infine un metodo infallibile per gustare e scoprire se un olio extravergine d'oliva è tale, consiste nel versarne un po' in un piattino e nell'intingerci dentro una mollica di pane: mangiatela e il gusto vi risponderà.

Una giornata al frantoio









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