Nagoya: ultime ore della Cop-10 per la tutela della biodiversità

Ancora poche ore, a Nagoya, per capire se la Cop-10 per la tutela della biodiversità avrà un esito positivo oppure se si concluderà nella consueta maniera fallimentare. Molti temono una débacle simile a quella di Copenaghen, in cui le difficoltà a raggiungere accordi tra i Paesi emergenti e quelli occidentali è stata fatale. Eppure, alcuni tra gli esponenti del Summit, IUCN e UNEP in testa, sono intenzionati a lottare fino all'ultimo secondo perchè si riesca ad addivenire ad un testo che sia effettivamente funzionale alla preservazione e alla tutela delle specie animali e vegetali ponendo un argine concreto alla loro disastrosa emorragia.

Le divisioni tra i partecipanti alla Cop - 10 si realizzano principalmente sulla definizione degli obiettivi di lotta di quelle specie animali e vegetali che sostengono molte delle più fruttuose economie del Pianeta. In questo senso, l'intervento nei giorni scorsi del numero uno della Banca mondiale, Robert Zoellick,che ha configurato l'esistenza di un valore economico alla biodiversità è stato cruciale:

La produttività della terra e dei mari sta diminuendo, e con loro i servizi degli ecosistemi cruciali per far uscire le persone dalla povertà... La ricchezza naturale delle nazioni deve essere un investimento valutato in combinazione con il suo capitale finanziario, industriale e umano...I conti nazionali devono riflettere i servizi fondamentali dello stoccaggio del carbonio che le foreste offrono ed il valore, in termini di protezione costiera, che proviene da barriere coralline e mangrovie. Abbiamo in programma progetti pilota per integrare la valutazione dell'ecosistema nella contabilità nazionale e poi su scala globale offrendo ai paesi più poveri e alle economie emergenti gli strumenti necessari per integrare nei sistemi di contabilità nazionale i vantaggi economici offerti da ecosistemi come foreste, zone umide e barriere coralline.



Il risultato delle consultazioni di questi ultimi 10 giorni, comunque, è una carta in 20 punti che mira a proteggere la popolazione ittica, a lottare contro la degradazione degli habitat naturali e ad ampliare, con maggiore forza, volume e valore delle aree protette (proprio mentre in Italia se ne tagliano i fondi..) imponendo ai Paesi le cui aziende sfruttano le risorse di un Paese terzo giuste compensazioni in denaro. Ed è proprio questo il problema. Gli Stati e le imprese (specie quelle farmaceutiche e che si occupano di biotecnologie) che per anni si sono avvantaggiati di "materie prime" a basso costo, "espropriate" a Paesi terzi, difficilmente accettano, ora, di vedere ampliate le proprie spese... Di converso, i Paesi emergenti, espoliati di molte specie per i più disparati scopi, sono stanchi di veder rimpinguare le casse altrui a loro danni.. Insomma: più che parlare di specie in pericolo, a Nagoya pare essersi discusso esclusivamente di finanze e di un generalizzato business. E questo mentre diverse associazioni ambientaliste e studi di ricerca mostravano gli esiti di importanti studi scientifici per i quali, ad esempio, in Amazzonia si scopre una nuova specie ogni 3 giorni o altre, più tristi, che sottolineano che circa un quinto delle specie di vertebrati sarebbe minacciato di estinzione, con uccelli e anfibi tra le specie più a rischio... Eppure, in tutto questo sconquasso, qualcuno ha trovato il mondo di sorridere. Si tratta di Jane Smart, la Direttrice del gruppo per la conservazione della biodiversità alla IUCN che ha così dichiarato, in un impeto di ottimismo:

Infine, il mondo si è risvegliato e si è accorto della biodiversità!

Via | actualitè news, cbd
Foto | Flickr

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