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Il nucleare e i suoi amici e due o tre cose sulla Sogin

Pubblicato: 06 mar 2006 da eugenio

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nucleare
Se siete contro il nucleare, forse non lo sapete, ma fra i vostri avversari c’è anche Paolo Fornaciari, oggi presidente del Comitato italiano per il rilancio del nucleare. Alcuni lo definiscono il disco rotto dell’energia, nel senso che dice sempre le stesse cose dalla notte dei tempi, altri si interrogano sul sito web del comitato e si chiedono allarmati: “ma a uno che tiene in piedi un sito del genere, voi gli fareste costruire una centrale atomica?”. Uno dei suoi ultimi articoli che ho trovato in rete (Fornaciari scrive parecchio) è un attacco alla controproposta della Regione Lazio sulla conversione della centrale di Civitavecchia a carbone. Come sempre la retorica pseudoambientalista di Fornaciari attacca gli idrocarburi in toto, definendone l’uso come un crimine contro le generazioni future. Qual’è allora per Fornaciari l’unica soluzione economica, ecologica e sicura? Inodovinate un po’? Sì, il nucleare.

Di critiche al nucleare ne abbiamo fatte tante su Ecoblog, ma c’è sempre uno spunto nuovo che conferma l’idea di quanto l’energia atomica sia un bluff colossale. Oggi prendo in prestito i dati di un bell’articolo di Ferruccio Sansa (sabato 4 marzo La Repubblica) sullo scandalo delle raccomandazioni alla Sogin.

La società del gruppo Enel predisposta per gestire dismissione degli impianti e la messa in sicurezza delle scorie, è infatti sotto il fuoco di 4 interrogazioni parlamentari con tanto di lettere firmate su carta intestata della Camera o dei ministeri dal vicepresidente della Camera e di altri esponenti della Cdl: “Caro ingegnere mi risulta che il signor M.P ha indirizzato alla Sogin una domanda intesa ad ottenere l’assunzione…Le sarò grato per le cortesi notizie che…”, cose di questo genere insomma.

Poi un po’ di dati che gettano un po’ di luce sulla Sogin:

  • Nel 2003 la Sogin prende l’incarico di smantellare sommergibili nucleari russi. Operazione costosetta: 360 milioni, ma con una promessa in contropartita: la Russia si prenderà le nostre scorie nucleari.
  • La Russia cambia idea, ma il generale Carlo Jean, presidente della Sogin, apre una sede lussuosa a Mosca mandando 20 dipendenti con stipendi degni di questo nome e diarie da 300 euro al giorno. Costo dell’operazione: 2 milioni di euro in un anno più 400 mila euro per il principesco ricevimento di inaugurazione. Risultato: nulla di fatto, e stando ad indiscrezioni le scorie italiane potrebbero addirittura finire in mani francesi.
  • Ecco, quando sentite le opinioni dei più sfegatati nuclearisti chiedetegli di mettere nel conto anche questi soldi nel momento in cui vi dicono che l’energia atomica è economica. E poi chiedetegli pure di spiegarvi perché, se quella atomica è un’energia tanto conveniente, non si vedono mai imprese private smaniare per penetrare il mercato.

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    1 commento

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    • monica

      09 mar 2006 - 19:15 - #1
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      Sono una cittadina di un piccolo paese chiamato Saluggia in provincia di VC. A questo paese di 4000 e’ toccato il triste destino di ospitare l’80% delle scorie redioattive presenti in Italia. E il gen.Jean ha incontrato il nostro destino!
      Quel che è paradossale è che il sito di Saluggia viene universalmente riconosciuto, da tutti i tecnici ed esperti che si sono occupati della materia, come assolutamente inidoneo allo stoccaggio di materiale radioattivo: è in riva alla Dora Baltea (che pochi km più a valle si getta nel Po ed ha gia’ subito ben 2 alluvioni 1994 e 2000), nel bel mezzo del Parco del Po, immediatamente a monte dei pozzi da cui si attinge l’acqua potabile distribuita in più di cento Comuni del Monferrato.
      Il prof. Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, ex presidente dell’Enea, dopo l’alluvione del 2000 (nell’immediato le autorità, per tranquillizzare, negavano, ma l’acqua aveva lambito i depositi) disse che si era sfiorata una catastrofe.
      Il gen.Jean ha emanato un’ordinanza (esempio di vera democrazioa) con cui, in forza dei suoi poteri di deroga ad alcune leggi e agli strumenti urbanistici, autorizza Sogin (la società da lui presieduta) a costruire le “opere connesse” all’impianto Sogin, compreso un nuovo deposito.
      È ormai chiaro che il percorso delineato e parzialmente attuato da Sogin e dal gen. Jean (che, anziché invitare il Governo ad attuare la legge, trova più semplice premere sul Comune emanando ordinanze) ha, dietro allo specchietto per allodole della “messa in sicurezza”, un unico sbocco:

      - coprire le inadempienze del Governo – da cui il gen. Jean è stato nominato - e consolidare quello di Saluggia come il principale sito nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive.
      - solidificare le scorie liquide (operazione a cui gli ambientalisti non si sono mai opposti, e che anzi sollecitano da oltre vent’anni) e lasciarle depositate chissà fino a quando ancora a Saluggia.
      Una battaglia rivoluzionaria, nell’Italia del 2006:
      chiedere al Governo l’applicazione di una legge