
Eco avvocati, manager energetici, chimici, agronomi, designer eolici e assicuratori ambientali. Queste figure professionali sono solo alcune dei quattro milioni di nuovi posti di lavoro che, nel mondo industrializzato (perché nei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere di più), costituiranno presto l’offerta occupazionale dei ‘green job’, cioè i lavori verdi legati allo sviluppo sostenibile. Posti che si aggiungeranno agli 11 milioni già esistenti.
A rivelarlo è il rapporto Green Job: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-carbon World, realizzato da due agenzie delle Nazioni Unite, l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e l’Oil (Organizzazione internazionale del Lavoro), che sarà presentato oggi a Milano durante il convegno internazionale del progetto Gjusti “Progettare, lavorare, pensare il futuro della Terra”, a cui parteciperà anche l’ecologista indiana Vandana Shiva.
Un rapporto che propone una ricetta semplice per uscire dalla crisi: coniugare l’aumento dell’occupazione con la tutela dell’ambiente. Puntando non solo su nuovi tipi di mestieri ma anche sul riadattamento delle competenze professionali. I settori più gettonati? L’agricoltura, l’industria, i servizi, la pubblica amministrazione, l’approvvigionamento energetico, l’edilizia e i mezzi di trasporto.
Grandi, secondo il rapporto, le stime di crescita, ma a patto che gli investimenti continuino a seguire il trend positivo attuale, situazione che li porterebbe a raddoppiare entro il 2020. Il mercato globale di prodotti e servizio per l’ambiente dovrebbe passare, infatti, dagli attuali 1.370 miliardi di dollari l’anno a 2.740 miliardi.
Un esempio positivo arriva dalla Germania, dove l’investimento in tecnologie ambientali è quadruplicato e toccherà, nel 2030, il 16 per cento del totale della produzione industriale, con una occupazione che sorpasserà quella delle grandi industrie di macchine utensili e dell’auto. Espansione che va forte anche negli altri continenti: negli Stati Uniti le tecnologie pulite sono il terzo maggiore settore mentre in Cina gli investimenti sono raddoppiati, diventando il 19 per cento del totale.
E voi, sareste disposti ad aggiornare le vostre competenze e abitudini professionali per lavorare in ambito “verde”?
Maurizio Casetta
17 nov 2010 - 15:19 - #1Sì.
anna2012
22 nov 2010 - 13:16 - #2Siamo tutti pronti e anzi, siamo già in marcia.
Una precisazione andrebbe però fatta: il rapporto del Ilo citato nell’articolo è ormai vecchio di due anni. E’ stato presentato per la prima volta da Modus Vivendi-Ecolavoro nel gennaio 2009 a Roma.
http://www.rinnovabili.it/unep-la-rivoluzione-degli-ecolavori-401096
Nel frattempo i dati del rapporto - che pur rimangono un punto di riferimento per chi si interessa dell’argomento - hanno subito evoluzioni per la maggior parte positive e incoraggianti.
Per uno sguardo più preciso e centrato sull’Italia, fare riferimento a “Guida ai Green Jobs” edito da Edizioni ambiente.
Buon lavoro verde a tutte/i !
Cristiana Salvagni
22 nov 2010 - 15:47 - #3Gentile Anna, grazie per il contributo. Ci terrei però a mia volta a precisare che nel post non c’era scritto che il rapporto veniva presentato per la prima volta né che era nuovo. Anzi, era linkata la fonte che lo datava al 2008.
D’altra parte, il fatto che tale rapporto continui a essere presentato in giro dimostra che i dati sono ancora validi, o quantomeno ancora ben rappresentativi della possibile espansione dei green job, e dimostra come il dibattito al rigurado sia ancora vivace e pieno di spunti interessanti, già che molte persone non ne sanno nulla. Proprio per questo è mia intenzione continuare ad approfondire con voi il tema dei lavori verdi.