Acqua all'arsenico: in 117 comuni nuove deroghe anche per boro e fluoruro

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Commissione europea, concesse deroghe per arsenico, fluoro e boro per le acque potabili di  117 comuni italiani

Se la Commissione europea ha posto il divieto per 128 comuni appartenenti a 6 regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria) di usufruire della terza deroga alla quantità di arsenico presente nelle acque potabili, restano in piedi le deroghe concesse a 117 comuni e 3 Regioni: Campania, Lazio e Toscana. Per il resto dei 59milioni di italiani le acque potabili che fuoriescono dai rubinetti sono assolutamente sicure.

Scrive Legambiente nel suo rapporto Deroghe alle acque potabili (all’ allegato 1 pag. 7 c’è l’elenco completo dei comuni a cui è stata concessa la deroga):

Sono 117 i comuni italiani e 1.049.844 gli abitanti, pari all’1,73% della popolazione italiana, gli utenti ancora interessati dalle deroghe concesse dalla Commissione Europea il 28 ottobre scorso ai parametri di qualità dell’acqua potabile. Le deroghe sono state concesse per i tre parametri arsenico, boro, fluoruro secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che indicano la possibilità di limiti temporanei più elevati rispetto a quelli fissati dalla normativa europea senza rischi per la salute umana. Sono state accolte tutte le richieste di deroga avanzate per fluoruro da Campania e Lazio per il boro dalla Toscana. Stiamo parlando di 92 comuni e oltre 919mila utenti interessati nel caso del fluoruro, tutti concentrati tra le provincie di Napoli, Latina, Viterbo e Roma, e di 17 comuni e oltre 109mila persone interessate dalla deroga sul parametro boro, tra le province di Arezzo, Grosseto, Livorno e Pisa. Per questi parametri la normativa italiana prevede come valore massimo 1 mg/l per il boro e 1,5 mg/l per il fluoruro. Le deroghe concesse innalzano temporaneamente questi valori a 2,5 mg/l per il Fluoruro e a 3 mg/l per il Boro (solo per i 100 abitanti di Monterotondo Marittimo in provincia di Grosseto questo limite è portato a 2 mg/l). Poco più di 21mila utenti in otto comuni (6 in Lombardia e 2 in provincia di Arezzo) saranno interessati da un innalzamento temporaneo dei limiti di arsenico dai 10 microgrammi per litro (μg/l) previsti per legge a 15 μg/l in provincia di Brescia e Pavia, e a 20 μg /l in provincia di Lecco e di Arezzo.


Il meccanismo delle deroghe, che sono da considerarsi una soluzione temporanea, in attesa che le amministrazioni intervengano definitivamente a ripristinare la normalità, funziona così: ogni deroga dura tre anni e possono essere rinnovate al massimo per tre volte. Le prime due deroghe sono convalidate dal Ministero per la salute; la terza, invece necessita del parere della Commissione europea. Nel caso dei 128 comuni a cui la Commissione ha negato il rinnovo, la richiesta era stata inviata nel febbraio del 2010. La prima deroga è stata richiesta nel 2003. La Commissione ha fornito la sua risposta puntuale alla fine di ottobre, recepita agli inizi di novembre dal Ministero della Salute, ma mai comunicata ai cittadini.

Le deroghe sono state concesse, invece, a quelle Regioni e a quei Comuni che hanno dimostrato di aver lavorato per migliorare la qualità delle acque potabili. Le deroghe, infatti sono uno strumento e non una scappatoia.

Legambiente, infine, fa questa considerazione:

Con il diniego europeo alla terza deroga richiesta dall’Italia, che ne aveva già ottenute due di tre anni ciascuna, nei 128 comuni interessati si dovrà fare un’ordinanza per vietare l’uso dell’acqua a uso potabile e poi progettare e praticare in tempi strettissimi gli interventi impiantistici necessari a riportare la situazione in condizioni normali. Se non si interverrà per ridurre le concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile in quei 128 comuni, la Commissione europea non potrà che avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata applicazione della normativa vigente relativa alle deroghe ai valori limite stabiliti per l’acqua destinata al consumo umano.

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