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Noleggiare un albero di Natale

Pubblicato: 28 nov 2010 da Marina

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Scotty Claus di livingTree Tra le tante proposte per l’allestimento di un albero di Natale che sia sostenibile, oltre al fai da te più o meno fantasioso, c’è quella di noleggiarlo. L’idea è molto apprezzata negli Stati Uniti, dove hanno di più l’abitudine a usufruire di tanti oggetti in maniera temporanea.

Da noi in Italia ci pensa Ikea che affitta l’albero ritirandolo poi a fine feste e contraccambiando con un buono acquisto e devolvendo 3 euro al WWF. Ci sono anche servizi molto professionali destinati a alberghi o a centri commerciali. Negli Usa la faccenda è molto più completa e diretta anche al privato che può avere uno spettacolare albero di Natale essendo sicuro sia della sua provenienza certificata, sia del suo riutilizzo e direttamente a casa. L’idea nasce in California e si tratta di LivingTree che oltre a consegnare l’albero provvede anche a fornire gli addobbi ottenuti da materie riciclate.

Gli alberi di LivingTree sono consegnati nel vaso con le loro radici. Viene assicurato che una volta restituito questo sarà ripiantato nel vivaio per essere usato alle prossime feste. Gli alberi però non sono stressati e se non sono pronti per essere usati restano nel vivaio. Dopo circa sette anni sono pronti per essere piantati in un bosco essendo divenuti ormai troppo grandi per essere trasportati agevolmente.

Non vi attaccate alla storia del trasporto. Scotty Claus, cioè Scott Martin, (nella foto a sinistra) l’imprenditore e ideatore di LivingTree ha pensato proprio a tutto anche a un sistema di consegna che abbia la più bassa impronta possibile, tant’è che sconsiglia ai suoi clienti di andare personalmente a prendere l’albero. Accanto all’affitto dell’albero l’Eco- Holiday store dove acquistare decorazioni riciclate, lampade a LED o oggetti equo-solidali.

Foto | Fb

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1 commento

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  • Profilo di mahurin

    mahurin

    29 nov 2010 - 12:34 - #1
    0 punti
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    Tanto di cappello a Scotty Martin per la sua impresa che offre realmente la soluzione con la più bassa impronta ecologica possibile riguardo all’esigenza specifica. Non capisco, invece, che cosa c’entri la proposta puramente commerciale dell’IKEA che, come sempre accade nella comunicazione di quell’azienda, risulta camuffata da iniziativa ambientalista senza minimamente esserlo nella realtà. Basta, infatti, confrontare le due iniziative per comprendere che : 1) Ikea non noleggia nulla, vende e se restituisci finanzia con il 27,5 % del prezzo pagato il WWF associazione da tempo complice, per biechi motivi di comarketing, nella costruzione della sua immagine di azienda preoccupata alla sostenibilità ambientale del suo business. Quindi, in ultimo, IKEA non fà altro che finanziare la costruzione di questa sua falsa immagine presso i consumatori. 2) Gli alberi di natale di IKEA non hanno alcun certificato di origine che ne garantisca la coltivazione con metodiche biologiche o biodinamiche. Nè potrebbe essere altrimenti visto il prezzo a cui vengono “venduti” che è incompatibile con qualsivoglia possibilità di trasparenza sul rispetto della sostenibilità ambientale. 3) Non viene rilasciato alcun certificato di riutilizzo. Ikea afferma soltanto che quelli “in buone condizioni” saranno ripiantati.
    In pratica nessuno visto che vendono estirpati,trasportati e venduti a radice nuda, e tenuti per almeno 1 mese in appartamento per cui non riattecchiranno mai. E che gli altri saranno triturati per essere utilizzati come truciolare, cioè che gli acquirenti in tal modo pagheranno due volte una parte della materia prima che costituisce il mobile IKEA che prima o poi andranno ad acquistare. Mi spiace veramente che anche sui blog specializzati nelle tematiche della difesa dell’ ambiente si continui a mischiare il sacro ed il profano semplicemente perchè non si ha il coraggio di andare contro i miti delle aziende ambientalmente sostenibili, come è il caso di IKEA, che la pubblicità costruisce per incrementarne i profitti. Cordiali saluti

    P.S. : Per rendere chiaro quale sia il reale rapporto che IKEA stabilisce tra profitti e difesa dell’ ambiente, mi permetto di allegare il link ad una iniziativa di una organizzazione ambientalista tedesca che, a mio parere, ne chiarisce i reali termini:

    http://www.rainforest-rescue.org/mailalert/646/ikea-stop-palm-oil-candles-and-save-the-habitat-of-130-orangutans