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In Russia la prima banca dell'uranio

Pubblicato: 03 dic 2010 da Peppe Croce

Commenti dei lettori

In Russia la prima banca dell'uranioAnche se qualcuno afferma che l’uranio è abbondante e non ci sarà mai scarsità, con conseguente aumento del prezzo, a quanto pare le cose non stanno proprio così. Altrimenti non si spiegherebbe la nascita, in Russia, della prima banca dell’uranio per rifornire gli impianti nucleari.

Creata da RosAtom, in seguito ad un accordo tra il governo russo e la Agenzia internazionale dell’energia atomica, la banca dell’uranio nasce per contenere 120 tonnellate di materiale fissile. Un quantitativo sufficiente a ricaricare due volte un reattore ad acqua leggera da 1000 MW. L’uranio, onde evitare il rischio che a qualcuno venga voglia di “svaligiare la banca”, ha un arricchimento sotto il 5%. Solo usi civili, quindi.

Come afferma la stessa RosAtom la banca servirà a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti per gli stati che non sono dotati di impianti di arricchimento. Magari anche per una futura Italia nucleare, se mai realmente ci sarà, visti i buoni rapporti tra Putin e Berlusconi. Con buona pace di chi afferma che il nucleare rende indipendenti, quindi, è assai probabile che oltre che per il gas naturale l’Italia diventi dipendente dalla Russia anche per l’energia nucleare.

Via | RosAtom, Nuclear News
Foto | Flickr

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    03 dic 2010 - 08:39 - #1
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    Non mi pare che la nascita di questa ‘banca’ indichi nulla riguardo alle risorse di uranio che saranno sufficienti per almeno un centinaio d’anni (considerando solo U235). Comunque la quantità di uranio stoccata da Rosatom è per ora esigua e piuttosto eterogenea (arricchimento 2%-4.5%)… ma comunque se ogni centrale italiana avesse a disposizione una riserva di combustibile simile potrebbe mettersi al riparo dalle oscillazioni speculative del prezzo dell’uranio.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    03 dic 2010 - 10:49 - #2
    2 punti
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    Comunque nessuno afferma che non ci sarà mai scarsità e aumento del prezzo dell’uranio. E’ ovvio che si tratta di una risorsa limitata come tutte. Quello che dicono i pro-nucleare come me è che nonostante ai prezzi attuali ci si aspetti una scarsità del carburante a breve, tuttavia è possibile, senza grossi problemi (leggi: con un aumento modesto del costo di produzione dell’energia elettrica), sostenere prezzi dell’uranio decisamente più alti, tali da rendere economicamente (ed energeticamente) sfruttabili riserve che durerebbero centinaia di anni (senza tener conto della possibilità, già ampiamente verificata, di bruciare altre sostanze oltre all’U235).
    Per cui la Russia non sta facendo altro che speculare (correttamente, quindi facendo del bene all’umanità) sull’uranio, creando delle riserve adesso che i prezzi sono bassi in modo da averne a disposizione quando i prezzi saranno più alti.

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    03 dic 2010 - 11:07 - #3
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    La Rosatom russa può contare sui costi per SWU più bassi al mondo.
    Li’ usano centrifughe super efficienti per l’arricchimento dell’uranio e l’energia elettrica costa davvero poco.

  • Profilo di robertok06

    robertok06

    03 dic 2010 - 12:02 - #4
    0 punti
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    Salve:
    al di la della solita discussione sulla finitezza dell’uranio, bisogna ricordare che il costo dell’uranio incide in maniera molto bassa sul costo del kWh prodotto.
    Se anche raddoppiasse, il kWh aumenterebbe del 15% (al netto di tasse e imposte varie, intendo).
    Lo stesso non si puo’ certo dire del kWh da gas naturale. L’unico combustibile che puo’ far concorrenza e’ il carbone.
    Concordo con gbettanini: questa notizia non significa assolutamente nulla, rispetto alle risorse di uranio. Era stata annunciata nel 2007, la creazione della banca.
    Domanda per gbettanini: hai idea di come sia prodotta l’elettricita’ nella zona di Angarsk, dove sorge il sito di arricchimento di Rosatom?

    Grazie, e saluti a tutti.

    Roberto

    Saluti,

    Roberto

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    03 dic 2010 - 12:33 - #5
    -1 punto
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    “hai idea di come sia prodotta l’elettricita’ nella zona di Angarsk”

    Beh Roberto non ho una risposta precisa da darti…… da quelle parti dovrebbe esserci tanto idro ma penso che se cerchi info più dettagliate le puoi trovare in rete.

    Per info più dettagliate sui costi di arricchimento c’è in rete un lavoro del MIT che è molto interessante:

    Ricerca con Google: SWU costs MIT
    E’ lavoro di Rothwell e Braun… non riesco ad allegare il link perchè il sito lo considera spam

    Ciao

  • Profilo di glepri

    glepri

    03 dic 2010 - 13:13 - #6
    1 punto
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    @ robertok06:
    “al di la della solita discussione sulla finitezza dell’uranio, bisogna ricordare che il costo dell’uranio incide in maniera molto bassa sul costo del kWh prodotto.
    Se anche raddoppiasse, il kWh aumenterebbe del 15% (al netto di tasse e imposte varie, intendo).”

    Roberto: non sarà che il combustibile uranio incide così poco in % perchè sono, al confronto, già troppo alti i costi di costruzione e decommissioning?
    Ed oltre a questi saranno stati ivi considerati anche i costi ambientali e sanitari, sempre difficili da valutare e prevedibilmente sottostimati o negati dai proponenti degli impianti stessi?
    Ed infine: oltre al prezzo, d’ora in poi sarà bene considerare la disponibilità a prezzi con EROEI accettabile, immagino……nel senso che: tutti sappiamo per esempio che di uranio ce n’è una gran quantità nei mari, ma, data la densità (ppm), chissà se mai sarà economicamente sfruttabile..

  • Profilo di glepri

    glepri

    03 dic 2010 - 13:25 - #7
    2 punti
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    @ robertok06 (segue):

    Io penso che sarebbe anche l’ora, specialmente in Italia, di iniziare a fare ricerca seria sulle fonti rinnovabili, oltre che iniziare veramente a ridurre gli enormi sprechi attuali che si evidenziano in molti campi.

    E, nell’attesa, sperare che arrivi presto a buon fine il promettente progetto per lo sfruttamento su larga scala dell’energia del vento di alta quota, vedi: www.kitegen.com

  • giuseppe pregadio

    03 dic 2010 - 13:48 - #8
    -1 punto
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    la banca è stata fatta con lo scopo di creare un’altro tramite fra le aziende che arricchiscono uranio e quelli che ne vogliono comprare, per evitare rischi di proliferazione. la parte che hai perso dell’articolo su nuclear news è che “La banca di Angarsk è la prima al mondo, ma nelle intenzioni dell’IAEA sarà seguita da una decina di altri depositi dello stesso tipo.”

    per l’italia dipendente dalla russia, non è mica colpa dell’italia se VOI ambientalisti state vietando qualsiasi strumento nucleare nel paese, avete anche protestato contro il riavvio dei reattori di ricerca di casaccia……..

    per l’uranio, potremmo benissimo anche creare un sito nostro di arricchimento, acquistare quote dei tre siti URENCO così da divenire proprietari di una parte, e c’è da ricordare che la russia importa tutto l’uranio australiano per arricchirlo, quindi saremmo dipendenti dall’australia o dal paese da cui compreremo l’uranio, o anche dal marocco visto che è il singolo paese con le maggiori riserve di uranio.

    @glepri
    si, il kWh nucleare ha una bassissima quota del combustibile ed una alta quota del decommissioning + costruzione, ma nonostante ciò rimane il kWh + economico dopo l’idroelettrico
    http://www.eia.doe.gov/cneaf/electricity/epa/epat8p2.html
    non sono conteggiati costi sanitari perchè non ne sussistono di costi sanitari
    http://missionezeroco2.blogspot.com/2010/12/la-banana-radioattiva.html

    l’EROEI attuale è altamente accettabile, è ad oltre 10 (secondo alcuni anche 100). considera l’energia derivante da una quantità di petrolio che costa 100, e poi considera l’energia da una quantità di uranio che costa la stessa cifra. se assumi che il costo di una materia corrisponde unicamente al costo energetico per produrla, l’uranio ha un rapporto molto più positivo del petrolio che ha un rapporto positivo. considerando però solo i costi energetici questo rapporto aumenta.

    il giappone ha estratto per alcuni anni uranio dall’acqua marina, ma essendo quello da miniera molto più economico ha chiuso con questo progetto e sta continuando la ricerca per il futuro, ma la tecnologia è già pronta ed economicamente vantaggiosa, solo molto costosa (sul kWh avrebbe in ogni caso influssi minimi, è il produttore che ci guadagnerebbe pochissimo e le aziende elettriche vedrebbero calati i profitti). se a qualcuno venisse oggi in italia l’idea di studiare l’estrazione di uranio dall’acqua marina, sai i grillo ed i bonelli come gli salterebbero addosso?

    come ho poi illustrato qualche post fa a tassinarimauro, l’italia è il paese meno sprecone d’europa, e grazie all’assenza di nucleare consuma molto più petrolio pro-capite di svezia e francia, il primo paese verdissimo ed il secondo nuclearissimo

  • Profilo di robertok06

    robertok06

    06 dic 2010 - 09:40 - #9
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    @glepri

    Sui costi dell’uranio “in bolletta” ti ha gia’ risposto giuseppe, e sono daccordo con lui. Per quel che riguarda kitegen, l’idea e’ buona, pero’ bisognera’ vedere se sara’ possibile passare da piccoli prototipi a sistemi capaci di produrre MW di potenza. Perche’ senza quelli non si andra’ da nessuna parte. La ricerca sulle rinnovabili, FV e eolico in particolare, si fa da decenni. Purtroppo in Italia se ne fa poca e se ne fara’ ancora di meno negli anni a venire, a meno di non cambiare in maniera drastica tutta la filosofia del nostro sistema di rircerca. Io i cambiamenti sono anni che li vedo avvenire in direzione opposta, non a caso i nostri ricercatori, sempre di meno in numero, cercano di andarsene appena possono. Personalmente non vedo come delle fonti di energia intrinsecamente intermittenti come FV e eolico possano coprire piu’ di una frazione dell’elettricita’ di un paese industrializzato. Leggo articoli, sulla stampa specializzata, di 100% di elettricita’ da eolico (Jacobson e Archer, per esempio), ma mi sembra un’utopia irrealizzabile per paesi che non siano subcontinenti come gli USA. Gia’ a livelli di penetrazione minori, attorno al 20% della Danimarca, si intravvedono dei grossi problemi ad integrare l’eolico.
    Sull’ultimo numero di Nature ci sono degli articoli che parlano delle modifiche necessarie alla rete di distribuzione europea (Supergrid)… costi colossali, tempi di messa in opera molto lunghi, stravolgimento delle linee di trasmissione a livello continentale (con annesse ripercussioni ambientali, ovviamente).

    Saluti,

    Roberto