Certificati bianchi, questi illustri sconosciuti. E’ questa la semplice conclusione alla quale si arriva dopo la pubblicazione di uno studio di ricerca della BIC che fotografa la realtà vigente del mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) a quasi sei anni dalla sua nascita. Da una breve analisi dei dati infatti è venuto fuori che ben l’84% dei titoli emessi tra il 2005 e il 2009 sono di proprietà delle ESCo, mentre appena 15 distributori di energia elettrica lavorano con interventi mirati all’efficientamento. Infine soltanto lo 0,6% dei certificati bianchi emessi riguarda gli enti pubblici che si sono dotati di un energy manager.
In parole povere ciò significa che sino ad ora il businnes è stato esclusivamente intrapreso delle ESCo, imprese specializzate nel settore che non hanno alcun tipo di obbligo, ma che possono produrre tali titoli e poi rivenderli ai soggetti obbligati (società distributrici di energia), i quali, visti i numeri del report, hanno sino ad ora dimostrato di preferire l’acquisto di un titolo dalle ESCo anziché avviare interventi di efficienza energetica presso i propri clienti per la generazione di certificati bianchi.
Ancor più desolante invece la situazione presso gli enti pubblici; questi hanno infatti dimostrato totale disinteresse (o chissà poca conoscenza) verso questo tema, preferendo affidarsi alle ESCo anziché puntare sulla presenza di un energy manager in organico, caratteristica questa che permetterebbe loro di diventare soggetti accreditati per i titoli e garantir loro quindi un ingresso ulteriore di denaro per abbattere i costi per l’efficientamento dell’ente stesso.
Fra gli interventi c’è poca varietà: si va verso interventi poco costosi e comunque remunerativi quali la sostituzione di lampade ad incandescenza con dispositivi a risparmio energetico. Si interviene soprattutto sul settore residenziale, mentre il terziario e l’industria hanno percentuali d’intervento davvero molto basse, rispettivamente 5 e 0,4%.
Alcune associazioni direttamente interessate chiedono al GSE che vi sia un miglioramento del meccanismo di concessione dei titoli con alcune modifiche: innanzitutto più misure incentivate con semplificazione degli adempimenti burocratici per la richiesta dei certificati bianchi e quindi la richiesta di aumento dell’immissione di titoli sul mercato snellendo i tempi della remunerazione ai soggetti accreditati.
Via | Ecodallecitta.it
Foto | Flickr
go-seo
13 dic 2010 - 13:14 - #1che brutta notizia. però giustamente dovete dare anche queste. posso solo dire che mi dispiace
Paolo Marani
13 dic 2010 - 14:40 - #2C’è un motivo per il quale molti comuni preferiscono affidare a una ESCO esterna il ruolo di efficientare energeticamente gli immobili pubblici, anzichè ricorrere a sistemi in-house come gli Energy Manager (peraltro previsti dai regolamenti comunali).
Il motivo, talvolta, è dato dai limiti sul “patto di stabilità”. Le spese sono compresse, pertanto quelle che anche rappresenterebbero un “investimento” redditizio non vengono fatte per non comprimere le altre spese “incomprimibili”, in primis stipendi e investimenti sul sociale.
Talvolta, la esco è finanziata indirettamente dal comune stesso con una partecipazione, in questo modo si evita di applicare il patto di stabilità e si possono spendere più soldi per le ristrutturazioni energetiche.
A mio parere non è un fatto così negativo come sembra, la creazione e l’utilizzo di nuove esco al servizio dei comuni genera più posti di lavoro e consentono di sbloccare più risorse per le spese correnti.
L’energy manager, che già c’è, può servire per coordinare e monitorare gli sviluppi degli interventi, e misurarne le effettive performance.
L’importante è andare nella direzione giusta, ridurre gli sprechi!!
filippo-riccio
14 dic 2010 - 01:45 - #3Che peccato, la burocrazia pseudo-ecologista non crea abbastanza posti di “lavoro” per inutili passacarte! Contiamo gli energy manager, anzi assumiamone un milione, sono sicuro che in questo modo consumeremo tutti di meno!