La Cina affitta panda agli zoo statunitensi. I primi due sono stati regalati come segno di apertura nel 1970, ma gli altri sono sotto contratto: un cucciolo di panda fa salire il numero di visitatori e fa vendere un sacco di gadget, per cui costa 500.000 Euro.
Non che ad uno zoo non interessi il futuro della specie Ailuropoda melanoleuca, ma qui ci sono in ballo un sacco di soldi e sui soldi non si scherza. Se il cucciolo di panda non “rende” abbastanza, si chiede consiglio al marketing. Se il marketing fallisce si fa una “cordata” con altri zoo e si va tutti insieme in Cina a tirare sul prezzo. Esattamente come ha fatto il National Zoo di Washington.
Uno zoo deve arrivare a fine mese con i bilanci in attivo, per cui la priorità nella scelta degli animali va a quelli che hanno più successo con il pubblico, valutando attentamente il rapporto qualità/prezzo. E’ lo stesso principio che qualche anno fa non mi garbava affatto nelle campagne di raccolta fondi di alcune associazioni ambientaliste: i peluches di alcune specie si vendono bene, facendo una campagna di protezione di queste specie si raccolgono un sacco di soldi. A volte si creavano campagne di protezione di specie non in pericolo di estinzione solo perchè erano fotogeniche. Raccogliere i soldi per la protezione della natura era giusto e meritorio, ma attirare la simpatia della gente con falsi problemi, secondo me, no.
Purtroppo, quando ci si mettono di mezzo i soldi, arrivano anche i compromessi. Le leggi di mercato stanno riscrivendo i caratteri vincenti della selezione naturale. Non sopravviverà l’animale più adatto al suo ambiente naturale, ma quello più adatto a finire in cartolina.
» Il blog di Bandit, il piccolo panda del National Zoo in Washington da 500.000 Euro
» Il catalogo on line degli oggetti ispirati ai panda che lo Zoo di Washington vende.
eugenio
13 mar 2006 - 10:42 - #1Un bel problema… Specie come il panda vengono definite specie bandiera, nel senso che vengono usate come simbolo delle battaglie per la conservazione. In teoria dovrebbero solo funzionare da traino, smuovendo l’immaginario collettivo. Io immaginavo che i fondi venissero poi redistribuiti equamente anche fra gli animali in pericolo meno “carini”… E va beh…
ale
13 mar 2006 - 12:51 - #2il problema è che all’alba del 2006 esistano ancora gli zoo (e i circhi con animali). Quelle povere creature devono essere libere!
Mi ricordo da piccolo quando a Milano c’era lo zoo e vedevo gli animali più strani. Era bello, è vero, ma un bambino non può sapere cosa passa nelle teste di quelle povere bestie, chiuse in una gabbia, per sempre…
Lumachina
13 mar 2006 - 13:30 - #3@ Eugenio: si, spesso i soldi venivano destinati anche ad altre specie, ma come ti sentiresti se donassi 20 Euro per i panda e scoprissi che vengono dirottati sui pipistrelli? E’ difficile fare un peluches di un ecosistema.
@ Ale Il guaio e’ che per certe specie ormai l’unica speranza di salvezza e’ la riproduzione in cattivita’, e un centro che si occupi di questo deve in qualche modo avere delle entrate, ecco perche’ si usano animali da “vetrina”.
Nel centro dove lavoravo io alcuni animali stavano “a turno” nella zona aperta al pubblico.
ale
13 mar 2006 - 16:32 - #4Vero, ma a me fa sempre una certa tristezza vedere animali in gabbia, serpenti negli appartamenti, criceti che corrono su ruote di plastica…
Lumachina
13 mar 2006 - 17:07 - #5Ale… mi hai dato un’idea: attaccare delle dinamo alle ruote dei criceti!
Quelli corrono soprattutto di notte e la gente potrebbe usare l’eletricita’ senza bisogno di immagazzinarla. Produzione biologica, locale, che vuoi di piu’ ?!
(scherzo… :-) )
ale
13 mar 2006 - 18:41 - #6Zitta!!! Che qualcuno ti sente brevetta l’idea!! Però non sarebbe male…quasi quasi… :-))
ecoblog
20 nov 2007 - 12:26 - #7[…] […]