Medici contro l'inquinamento a Brindisi

medici contro il carbone a BrindisiA Brindisi si muovono anche i medici contro il carbone e contro l'inquinamento: il Consiglio dell'Ordine dei Medici brindisino, infatti, ha scritto una lunga nota per ribadire gli enormi rischi per la salute derivanti dall'inquinamento. I medici, infatti, scrivono:

Il Consiglio dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Brindisi, dopo aver esaminato le recenti vicende di cronaca in materia ambientale e riconsiderate questioni di vecchia data, esprime preoccupazione per l’impatto sulla salute dei cittadini, in particolare dei bambini, della complessiva situazione ambientale del capoluogo e di alcune aree della provincia. Il grave inquinamento chimico della falda di pertinenza dell’area industriale rilevato dalle caratterizzazioni, ancorché non ancora oggetto di azioni di contrasto e di bonifica, può aver prodotto effetti sanitari nelle aree limitrofe che non risultano essere stati indagati

Ma non solo, perché se la prendono anche con il polo petrolchimico e con le sue strane torce:

A Torchiarolo gli sforamenti nei valori di PM10 delle centraline per l’inquinamento atmosferico sono attribuiti dall’Arpa a emissioni di camini ed a combustioni illecite operate da cittadini. Ben diversa da questa valutazione sembra quella del Procuratore della Repubblica di Brindisi resa pubblicamente all’indomani dei provvedimenti giudiziari concernenti le torce del Petrolchimico. È necessario porre rimedio al fatto che la rete di rilevamento passata in gestione all’Arpa abbia centraline mal collocate e che registrano il PM10 e non il PM5 o il PM 2,5 in assenza del piano di monitoraggio globale previsto come prioritario nel piano di risanamento dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale

E poi i medici non risparmiano neanche la stoccata alle autorità, che sembrano addormentate:

studi epidemiologici sono necessari non solo nel comune capoluogo ma anche in Comuni come Ceglie Messapica la cui popolazione non ha ancora trovato risposta all’eccesso di mortalità per tumore al polmone registrato dai dati Istat fin dal 1980. In particolare il Consiglio dell’Ordine non ritiene più tollerabile il ritardo della Regione Puglia e delle sue articolazioni (Assessorato alla Salute, Osservatorio Epidemiologico Regionale, Dipartimenti di Prevenzione ed Unità di Epidemiologia e Statistica delle ASL) nell’attivazione di un Registro Tumori Regionale realizzato con procedure e metodologie scientificamente validate

Via | No al carbone
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: