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Nel 2010 le pale eoliche sono crollate: -25% di installazioni

Pubblicato: 19 gen 2011 da Peppe Croce

Commenti dei lettori

Nel 2010 le pale eoliche sono crollate: -25% di installazioniPer la prima volta nella breve storia dell’eolico italiano le installazioni di turbine per sfruttare l’energia rinnovabile del vento sono calate: l’Associazione nazionale energia dal vento (Anev) comunica che il dato definitivo del 2010 è inferiore del 25% rispetto all’anno precedente.

Un vero e proprio crollo, non soltanto un calo. I motivi? Li spiega la stessa Anev:

il crollo del 40% del valore dei Certificati Verdi, ha determinato apprensione e sfiducia sia degli investitori che del sistema finanziario, poco propensi a investire e finanziare ingenti risorse in un settore che fino all’anno scorso aveva potuto contare su un sistema incentivante funzionale con determinati punti di riferimento che garantivano agli operatori seri e preparati il ritorno degli investimenti effettuati, ma che ora si trova a confrontarsi con un quadro di grande incertezza e preoccupazione sui prossimi provvedimenti

Senza incentivi, quindi, gli investimenti vanno via. Una storia abbastanza complessa, nata con la proposta di eliminare l’obbligo di acquisto dei certificati verdi invenduti da parte del Gse, poi ritirata ma con la clausola non indifferente di un taglio del 30% sui prezzi d’acquisto. Per farla semplice: i certificati verdi, che attestano la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile eolica, se non vengono piazzati sul mercato (li devono comprare obbligatoriamente le aziende che producono molta CO2) vengono acquistati lo stesso dallo stato ad un prezzo fisso.

Poiché i certificati verdi sono cari, però, le aziende preferiscono non acquistarli e pagare le multe, spendendo meno. Ecco, allora, che il mercato è pieno di pezzi di carta da vendere allo stato. Stato che, ora, ha deciso di tagliarne il prezzo. L’affare, quindi, si fa molto meno interessante. Ma non così poco interessante quanto afferma l’Anev.

E’ solo questione di tempo, infatti, prima che il mercato si adegui: i certificati verdi, invenduti, scenderanno finalmente di prezzo e verranno acquistati da chi effettivamente dovrebbe: le aziende che emettono CO2. Il prezzo, quindi, tornerà a salire ma non quanto vorrebbero i produttori. Basterà a risollevare il mercato dell’energia eolica?

Via | Anev
Foto | Flickr

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • giuseppe pregadio

    19 gen 2011 - 02:15 - #1
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    non c’è pantalone che paga e nessuno fa, ma che strano…….

  • Profilo di tassinarimauro

    tassinarimauro

    19 gen 2011 - 12:08 - #2
    3 punti
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    1. Vietato l’eolico offshore perché deturpa il paesaggio,
    2. Gia sfruttati i siti più adatti (=ventilati)
    3. Infinità di ostacolo peché certi bugiardi di professione dicono che le pale “danno fastidio”
    => Meno impianti installati.

  • _Giacomo_

    19 gen 2011 - 12:54 - #3
    -2 punti
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    @tassinari

    “Infinità di ostacolo peché certi bugiardi di professione dicono che le pale “danno fastidio””

    Magari ai bugiardi di professione interessa sapere di quanto gli svuoti il portafogli.Sai non tutti fanno filosofia come te.

  • acosimo

    19 gen 2011 - 15:33 - #4
    -1 punto
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    sempre dobbiamo sovvenzionare questi settori? quasi 6 GW è una bella quantità installata. Camminassero con le loro gambe! Io sarei d’accordo una o due pale eoliche comunali nel senso che le mette la grande società su un territorio comunale e paga qualcosa al comune, il resto lo vende. In Italia ci sono una marea di comuni…e cosi non avremmo le concentrazioni di pale che danno fastidio agli ambientalisti

  • Profilo di tetsuro-2

    tetsuro-2

    20 gen 2011 - 11:00 - #5
    1 punto
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    Ma se invece di incentivare le energie rinnovabili si super-tassassero quelle inquinanti? Perché non far pagare a chi inquina (compreso quindi chi comprerà l’energia da fonti inquinanti) piuttosto che direttamente qualnque cittadino?

  • Profilo di jaulleixe

    jaulleixe

    20 gen 2011 - 18:06 - #6
    0 punti
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    C’è un problema politico, che determina la mancanza di incentivi, e un problema di senso civico, dall’altro, per anche la cittadinanza non riesce o non vuole organizzarsi per ottenere con forme non convenzionai di partecipazione politica quanto non viene concesso dall’alto. Soprattutto ora che c’è in ballo un ritorno al nucleare, bisognerà pur trovare dei compromessi, o il “deturpamento” arriverà dal paesaggio al nstro DNA…