Relazione Exxon Mobil: per il 2030 le emissioni di CO2 cresceranno del 25%

Emissioni CO2Neppure il tempo di commentare le conclusioni di uno studio scientifico riguardante le proiezioni dell'Università della California, relative alla diffusione delle rinnovabili nei prossimi vent'anni e probabilmente sin troppo ottimistiche, ed ecco venir fuori un'altra relazione che racconta di un quadro decisamente più tetro al 2030. Questa volta a "leggere le carte del futuro" sono gli scienziati della Exxon Mobil che in occasione della conferenza World Future Energy di Abu Dhabi hanno raccontato che nei prossimi venti anni le emissioni di anidride carbonica sul pianeta aumenteranno del 25%.

I dati dell'analisi hanno evidenziato due aspetti particolari: il primo è che nei prossimi due decenni le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare in maniera significativa, mentre il secondo è che l'utilizzo dei combustibili fossili continuerà fra un ventennio a coprire l'80% della domanda, crescendo però di circa il 40% rispetto ad ora (naturalmente per via dell'aumento della popolazione nel mondo).

I Paesi in via di sviluppo (chiaro il riferimento a Cina, India e Brasile) saranno ovviamente i maggiori responsabili delle emissioni di CO2, mentre nei Paesi Ocse si riscontrerà una diminuzione totale del 15% rispetto alle cifre attuali. A chi credere? Ai fautori dello scenario verde o a quelli che dipingono di grigio il pianeta? Di istinto verrebbe da dire: né all'uno né all'altro, ma in fondo entrambi gli studi, per quanto diametralmente opposti, dicono alcune verità su cui non si può opinare.

Credo infatti che l'osservazione migliore da fare sia estrapolare dagli studi due concetti chiave su cui poi fare un ragionamento concreto: mi riferisco al dato del possibile abbassamento dei prezzi delle rinnovabili come ci dicono dall'Università della California e a quello dell'aumento della popolazione mondiale come invece ci informano gli esperti della Exxon Mobil. Niente di nuovo ovvio, ma in fondo se ci pensiamo bene: abbiamo davvero questa necessità impellente di conoscere il nostro futuro? O in realtà è più importante imparare a programmarlo in maniera sostenibile?

Via | Guardian.co.uk
Foto | Flickr

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