
Le reazioni del mondo scientifico, al recente esperimento di fusione a freddo che si è tenuto a Bologna si possono riassumere in due parole: attesa e prudenza.
Gli scienziati vorrebbero mettere il naso nella macchina che produrrebbe la fusione a freddo per capirne il processo. Ma i due inventori l’ing. Andrea Rossi (il brevetto è intestato alla moglie) e Sergio Focardi professore emerito all’Alma Mater fanno sapere che organizzeranno nuove sessioni dell’esperimento.
In proposito Galileo ha intervistato Antonio Zoccoli, fisico dell’Infn, docente all’Università di Bologna che ha presenziato all’esperimento e che chiarisce che nessun scienziato è in grado di convalidare la fusione a freddo:
non possiamo saperlo finché non capiamo cosa è successo dentro la macchina, cioè finché non verifichiamo che ci sia produzione di energia nella quantità che gli autori sostengono, che questa produzione sia riproducibile e quale sia l’origine di questa energia. Il problema è che anche gli autori non hanno saputo indicare con certezza l’origine dell’energia prodotta dalla macchina. Tuttavia, se si trattasse di un fenomeno di fusione, dovrebbe esserci, in teoria, emissione di fotoni, sotto forma di raggi gamma. E questo durante la dimostrazione non è avvenuto: i nostri strumenti di rilevazione non hanno registrato nessuna emissione. Ovviamente, anche questo nostro esperimento andrebbe ripetuto più volte, perché può essere condizionato da diversi fattori.
La segretezza, comprende Zoccoli, è motivata dalla necessità di preservare la scoperta dalla concorrenza e di evitare, eventualmente, di divulgarne i segreti. Purtroppo però mettere a conoscenza gli altri studiosi è un passo necessario per convalidare questa possibile scoperta. Dice ancora Zoccoli:
Se gli autori intendono guadagnare da questa scoperta, la segretezza è necessaria per evitare concorrenti, dal punto di vista economico è una scelta ragionevole. Al contrario, sul piano scientifico, è un procedimento discutibile, perché in questo modo è più difficile verificare la validità di una scoperta. L’apparecchio è stato alimentato con un kWatt circa di energia, ottenendone 15 volte tanto, il che è effettivamente una produzione notevole. Ma come ho detto, il risultato deve essere riproducibile.
Come se ne verrà fuori? Gli autori, hanno annunciato nuove sessioni per consentire ai loro colleghi misurazioni e verifiche. Ma ribatte Zoccoli:
Gli autori dicono che l’intenzione di fare ulteriori misure e verifiche c’è. Ma non hanno specificato né il come, né il quando.
Via | Galileonet
gbettanini
25 gen 2011 - 14:16 - #1Bad Science
filippo-riccio
25 gen 2011 - 16:05 - #2Ma se c’è un brevetto, non basta leggerlo per riprodurre la macchina? Il brevetto garantisce comunque lo sfruttamento commerciale agli inventori.
acosimo
25 gen 2011 - 17:02 - #3se son rose fioriranno.. se son spine spunteranno. Fuor di metafora la verità sarà
1) una boiata pazzesca
2) funziona veramente ma non so perché
3) funziona veramente e spiego perché funziona
Certo per gli interessi in ballo c’è da tremare. MAttei l’hanno fatto fuori per molto meno
gbettanini
25 gen 2011 - 17:23 - #4@acosimo
“se son rose fioriranno”
.
difficile…. questi sono fiori secchi d’annata che per la precisione sono appassiti nel lontano 1989 (vedi Fleischmann e Pons).
Rimane solo la tristezza di vedere come non ci sia un professore universitario che ha il coraggio di fare la voce grossa mandando gli ‘inventori’ dove meritano…..
Zuzzo
25 gen 2011 - 18:16 - #5@gbettanini
Aspetta, sono proprio i professori universitari che sono stati a sentire Focardi (membro dell’INFN nonchè docente in pensione della stessa università, tra l’altro): non era gente messa che passava li per caso.. prendi Giuseppe Levi ad esempio.
Insomma gente che difficilmente si giocherebbe la reputazione e che difficilmente si farebbe prendere per i fondelli dico io.
Vorrei puntualizzare che non hanno seguito il filone di Fleischmann e Pons ma di Piantelli, dal quale Focardi ha “ereditato” gli studi.
Gli americani si basavano su una reazione deuterio-deuterio, mentre Piantelli si accorse casualmente che una barra di nichel riscaldata in particolari condizioni emetteva più energia di quella immessa.
Una breve storia è qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fusione_nucleare_fredda
l’esperimento di Piantelli lo trovi circa a metà pagina nell’anno 1994.
Sembra che questo catalizzatore sia l’evoluzione di quell’esperimento.
Date le premesse non sono scettico a priori, semplicemente se sono rose fioriranno e dato che Rossi ha sbandierato una centrale da 1MW in dirittura d’arrivo non resta che dare tempo al tempo.
geppe67
25 gen 2011 - 18:38 - #6le potenzialità della scoperta sono tali che questo prendere tempo da parte degli inventori non ha senso alcuno; piuttosto vedrei una accelerazione di prove ed esperimenti
.
quindi sto con gbettanini: boiata pazzesca
GiuseppeA
25 gen 2011 - 19:31 - #7Come si fa a spiegare il nuovo possibile con una struttura di pensiero e di scienza che non la prevede?
Chi sta tentando la spiegazione, la smetta di voler gli “onori” monetari, e apra alla collaboarzione.
francescog1
25 gen 2011 - 21:27 - #8geppe67 invece ha senso considerato che la copertura brevettuale non è completa….
Xantos
26 gen 2011 - 10:48 - #9gbettanini, mauriziozap e soci.
ma la piantate di fare i sotuttoio che in realtà non fate altor che leggere su wikipedia e su google le vostre misere ed errate informazioni?
disinformatori, criticatori non costruttivi.
stellarvore
26 gen 2011 - 13:04 - #10@Xantos:
E questo è il tuo contributo costruttivo? Insultare?
Michele Pellegrini
27 gen 2011 - 17:59 - #11Non c’e’ un brevetto: c’e’ solo una domanda internazionale (in gergo, PCT Application), che ha pero’ ricevuto parere negativo perché non spiega come realizzare il reattore - condizione necessaria per il rilascio di qualsiasi brevetto. Spero che come scienziati se la cavino meglio, perché come imprenditori non sono granché.
Staremo a vedere…
rick78
01 feb 2011 - 11:14 - #12http://www.journal-of-nuclear-physics.com/?p=360
http://ldolphin.org/energetic.html
“in my conversation with Dr. Puthoff recently, he believed that anomalous heat generation observed in several “cold fusion” experiments was not fusion, rather it was vacuum energy extraction (either net energy extraction from vacuum energy “excess”, or vacuum energy charging and later extraction similar to a battery). This could explain why any anomalous heat generation was not accompanied by a neutron and radiation signature indicating nuclear fusion.”