Sea Shepherd Conservation Society: santi o demoni?


In molti dei vostri commenti sulle dichiarazione del Giappone di voler sospendere la caccia alle balene apparivano dei commenti sia positivi che negativi sull'operato della Sea Shepherd. In questo post vi parleremo di loro, di chi sono e del loro codice di condotta. I fondatori sottolineano di non essere legati a nessuna organizzazione specifica ma di operare, ovviamente secondo accordi internazionali, "super partes" per la tutela dei mari e delle specie che vi abitano. Sul loro sito spiegano la loro missione con queste parole:

Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è un'organizzazione internazionale senza fini di lucro la cui missione é quella di fermare la distruzione dell'habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l'ecosistema e le differenti specie. Sea Shepherd pratica la tattica dell'azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare. Salvaguardando la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici, Sea Shepherd opera per assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future.

Magari il loro simbolo, che ricorda molto il "Jolly Roger", la bandiera dei pirati, non aiuta molto a far capire le loro buone intenzioni ma ci tengono a sperificare che la loro "pirateria" è solo a livello mediatico ed è totalmente passiva. Loro specificano che si limitano a documentare e diffondere le barbarie perpetrate ai danni dell'ambiente come, ad esempio, la caccia alle balene e ai delfini e ad ostacolare questa caccia con azioni di disturbo senza mai ricorrere all'uso della violenza. Questo è quanto dicono loro. Ci sono però testimonianze contrarie, che parlano di metodi violenti e di attacchi pericolosi, di cui vi parleremo presto.

Foto| Flickr

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