Decreto ammazza rinnovabili: il video degli speculatori e le proposte delle associazioni

Il decreto ammazza rinnovabili sta mietendo le prime vittime della crociata anti green economy messa in atto dal Governo: perdono il lavoro centinaia di persone. Il che non deve sembrare demagogia ma la cruda realtà oltre ogni filosofia del "chiagne e fotte". In alto il video degli "speculatori" che denunciano i tagli che subiranno. Le associazioni, intanto, chiedono di dialogare con il Ministro Romani per provare, se non a raddrizzare la situazione, a mettere quanto meno una pezza.

Una premessa è però necessaria: il settore necessita certamente di ordine, di revisione del sistema incentivi, ma la scure calata dal Ministro per lo Sviluppo, oltre a essere repentina (appena tre mesi fa l'approvazione del nuovo Gse) reca incertezza, non avendo definito le nuove tariffe fino al 31 maggio prossimo. Anzi affonda il coltello nella piaga Romani quando annuncia che tra un paio di settimane renderà note le tariffe. L'incertezza è sui mercati il più potente deterrente che esista.

Spiegano attraverso un comunicato stampa le associazioni Anev, Aper,Assosolare, Assoenergie Future, Gifi e Ises Italia:

Il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti previsti e molte aziende si ritrovano improvvisamente con i loro investimenti a rischio, circostanza che coinvolge decine di migliaia di posti di lavoro e impedisce la creazione di nuove opportunità occupazionali (stime accreditate riportano che oggi in Italia un nuovo posto di lavoro su tre è nella green economy). Questo, proprio quando la Commissione europea presenta una Roadmap che prevede di portare dal 20% al 25% la riduzione delle emissioni di gas serra nel 2020.

Dopo il salto i punti della revisione proposta dagli "speculatori" della green economy.


  1. Evitare di introdurre meccanismi a effetto retroattivo e in contrasto con il principio cardine di certezza del diritto.

  2. Definire dei principi di salvaguardia che garantiscano il mantenimento del livello di incentivazione per gli impianti in costruzione o comunque autorizzati.

  3. Gli "aggiustamenti" non possono prescindere da periodi di transizione congrui e condivisi con le imprese atti a garantire gli investimenti.

  4. Riconoscere l’impatto positivo delle rinnovabili in termini ambientali, di occupazione, di rientro fiscale per lo Stato, di riduzione della dipendenza energetica dagli altri paesi, e quindi in termini di crescita del PIL.

  5. Favorire la ricerca nel settore.

  6. Porsi l’obiettivo del raggiungimento della competitività entro i prossimi 10 anni, che comporterà anche l’azzeramento degli incentivi.

  7. Stimolare lo sviluppo di un’industria nazionale (grande, piccola, media) tramite apposite misure di supporto.

  8. Stimolare un ruolo internazionale delle aziende italiane, in parallelo al consolidamento nel nostro paese.

  9. Definire un quadro normativo che tenga conto per tutte le fonti di una previsione di crescita al 2020 in linea con le reali potenzialità del settore e del decadimento dei costi.

  10. Dare certezza e velocità dei processi di autorizzazione per un sano sviluppo.

  11. Definire rapidissimamente i Decreti attuativi mediante un confronto costruttivo con le associazioni di categoria.
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